Nuotare tra i rifiuti in Italia

Nuotare tra i rifiuti in Italia

Ogni anno, quando la stagione permette una capatina, al mare la si fa volentieri, magari non per forza per fare il primo bagno dato che a maggio è ancora un po’ precoce tuffarsi, però è bello anche solo poter passeggiare in riva alla spiaggia e godersi l’atmosfera marina. Eppure sulle nostre spiagge è difficile concedersi anche solo una passeggiatina dato lo slalom da fare tra i vari rifiuti: ora vi racconto un po’ la situazione dei rifiuti presenti sulle nostre ‘belle’ spiagge.

Tra plastica e depurazione: cosa si trova sulle spiagge italiane?

Inevitabile appena arriva maggio la voglia di andare al mare: le belle giornate del mese pre-estivo sembrano chiamarci a gran voce e noi, perché no, cediamo a quel richiamo ben volentieri. Arriviamo in spiaggia belli carichi e ben propensi a goderci la spiaggia e le sue bellezze finché non ci rendiamo conto di quali siano le ‘bellezze’: cumuli di rifiuti sparsi qua e là ci danno il benvenuto. Non servono i poveri volontari di Legambiente che ogni anno almeno per due appuntamenti si ritrovano sui litorali italiani per liberarli dalle orde di rifiuti che li assediano: non bastano perché c’è sempre qualcuno che il giorno dopo torna a sporcare allegramente la spiaggia. Un lavoro sprecato allora quello di associazioni come Legambiente?

Nel mio piccolo spero proprio di no, perché non tutti abbiamo il senso civico spento e non tutti siamo disposti a dargliela vinta a quanti si divertono a infestare l’ambiente di rifiuti non riciclabili, eppure ogni anno la situazione è sempre la stessa se non peggiore quando si avvicina l’estate. A fare il punto della situazione spiagge è sempre Legambiente: i rifiuti che i volontari hanno trovato quest’anno sulle spiagge di tutta la penisola ammonta a più di 20mila unità sparse su una superficie pari a venti campi da calcio, ma ciò che più spaventa è che di queste 20mila e oltre unità l’80% siano oggetti di plastica. Quindi in riva al mare si trovano bottiglie, contenitori, tappi, secchi, stoviglie usa e getta, oggetti per la pesca, per non parlare degli odiosi mozziconi di sigarette e dei rifiuti che derivano direttamente dalla mancata depurazione come gli schifosi assorbenti (gente, smette di gettarli nel wc e iniziate a gettarli nel secchio dell’indifferenziato cavolo!).

Quali i rifiuti sulle spiagge italiane?

Quello che più mi stupisce è che ogni anno i volontari di Legambiente nel pulire le spiagge non solo ne trovano di ogni genere di rifiuti ma anche sempre più rispetto all’anno precedente: quest’anno per esempio nella loro operazione di pulizia hanno trovato in medio cinque rifiuti in più on 100 mq rispetto all’operazione di pulizia dello scorso anno. Volete sapere quali sono le spiagge su cui i volontari hanno messo mano? È presto detto: si parla di Ortona, Pisticci, Policoro, Pozzuoli, Pontecagnano, Eboli, Trieste, Anzio, Fiumicino, Genova, San Benedetto del Tronto, Fermo, Porto Sant’Elpidio, Ancona, Polignano a Mare, Brindisi, Pisa, Orbetello, Eraclea, Portopalo di Capopassero, Vittoria, Ragusa, Ginosa, Trappeto, Pachino, Noto, ovvero quasi tutte spiagge del sud Italia a parte qualche eccezione dell’estremo nord est.

Su tutte queste spiagge ad essersi aggiudicata il premio come rifiuto più popolare è la plastica e nello specifico le bottiglie di plastica sono finite sul podio, insieme a tappi e coperti in plastica e metallo, alle nasse, le reti e gli strumenti da pesca con cassette per il pesce. Gli odiati mozziconi di sigarette, quest’anno purtroppo, si sono aggiudicati un misero quatto posto, dopo di loro i rifiuti da mancata depurazione, le stoviglie, materiali da costruzione, flaconi di detergenti e sacchetti di patatine. Insomma, bella passeggiata in spiaggia tra i rifiuti, al bando il romanticismo!

Come praticare Canyoning lungo le Gole della Sila

canyoning lungo le Gole della Sila

Quello della Calabria si presenta da sempre all’uomo come un territorio che si distingue da una parte per la natura variegata al punto che nella stessa terra si hanno monti a strapiombo sul mare, dall’altra per l’essere una regione abbastanza caotica in quanto meta di turismo balneare. Oggi però si sta scoprendo la regione sempre più tanto che il turista non è contento e soddisfatto se non se ne va appagato culturalmente e sportivamente: in Calabria chi ama l’avventura non può rinunciare a un’escursione in rafts lungo le famose e famigerate Gole della Sila.

È meglio il Rafting o il canyong?

Come altre regioni italiane in cui le diversità si compensano e il territorio presenta innumerevoli spunti da poter sviluppare in altrettante idee di vacanza, dovete sapere che all’interno del Parco Nazionale del Pollino, che si trova tra Basilicata e Calabria, si estende la più grande zona protetta d’Italia nonché la seconda zona verde d’Europa, ovvero il cuore verde della Calabria.

Qui il tempo è scandito dal lento scorrere del fiume Lao che si origina dalle vette più alte della Serra del Prete, e che solo negli ultimi anni è diventato una tra le mete preferite degli sportivi italiani e non dato che è proprio lungo il Lao che è possibile praticare le più diverse discipline sportive adatte, però, solo a tipi particolarmente amanti dell’avventura e particolarmente temerari. Tra le discipline più praticate soprattutto non appena inizia la bella stagione, il rafting e il canyoning sono le predilette di ragazzi e adulti che hanno voglia e desiderio di mettersi alla prova sul serio.

La differenza che fa il divertimento

Come molti che leggono per la prima volta questi termini, anche noi non sapevamo esattamente a cosa corrispondessero per cui vogliamo illuminarvi: il rafting consiste nello scendere lungo un torrente in sella a un gommone pressoché inaffondabile e auto-svuotante, che viene chiamato appunto raft. Questo gommone, in genere, viene manovrato da quattro o al massimo otto persone attraverso le pagaie che servono loro per potersi destreggiare tra le rapide del fiume. Dall’altra parte, il canyoning altro non indica se non il “torrentismo” che, più o meno come il rafting, prevede la discesa in mezzo a strette gole, i canyon appunto, attraversati naturalmente da corsi d’acqua.

Nel canyoning, per attraversare le gole non c’è bisogno di usare alcun mezzo come per il rafting, servono solo piedi e gambe ben allenate. Entrambe le discipline richiedono una minima preparazione da parte di chi voglia affrontarle per la prima volta, perché sono facilmente praticabili e soprattutto nella pratica si è sempre accompagnati da un esperto che guiderà la ‘spedizione’. Le gole del Lao nel Parco del Pollino e quelle della Sila, nell’omonimo Parco Nazionale, sono davvero i posti ideali per praticare questo tipo di sport e lo consente soprattutto la particolare conformazione del territorio della Calabria, pieno di corsi d’acqua e di gole. Come accennato, ormai alla Sila arrivano sportivi da ogni parte d’Italia e d’Europa, alcuni per esercitarsi, altri per sfidare se stessi, ma tutti sicuramente per divertirsi e provare il brivido dell’avventura.

Quali sono i libri che porteresti su un’Isola deserta?

quali sono i libri che porteresti su un Isola deserta

Quando si parla di libri noi siamo sempre pronte a offrire il nostro supporto morale nella scelta dei titoli che sono i classici della letteratura di tutti i tempi e che è impossibile non avere nella propria libreria. Questa volta vogliamo porvi questa semplice domanda, ovvero quali libri portereste su un’isola deserta, e mentre ci pensate noi vi diciamo cosa, dalle nostre lunghe discussioni. Vediamo se i nostri e i vostri gusti sono in linea…

I grandi romanzi da portare sull’isola deserta

Noi iniziamo con l’elencarvi un po’ di libri ever green che, se fossimo sperdute su un’isola oceanica, vorremmo avere portato. Il primo romanzo che ogni donna nella sua adolescenza ha divorato e di cui sicuramente vorrebbe rivivere la storia ancora e ancora, anche se l’isola è deserta, è “Cime tempestose” di Emily Bronte. Probabilmente sapete già di che parla: la Bronte racconta l’amore contrastato tra Heathcliff, il povero orfano dalla pelle scura, e la bella Catherine, signorina di buona famiglia. Inutile sottolineare come l’amore che scoppia tra i due appaia inevitabile, e si tratta di un sentimento che supera l’amore e va al di là dell’umana comprensione.

Più di due anime gemelle, Heath e Cathy si ameranno per sempre. Altrettanto drammatico, ma di argomento ben diverso, è “Il ritratto di Dorian Gray”: nel più noto e letto dei suoi romanzi, Oscar Wilde mette a nudo pregi e difetti dell’età vittoriana in un’opera che, sembrerebbe, essere per certi versi autobiografica. Il protagonista è un giovane bellissimo che sfrutta proprio questa sua caratteristica per ottenere tutto ciò che vuole: esprimendo il voto di essere per sempre giovane, Dorian Gray riesce realmente a restare tale, mentre a invecchiare è il suo animo dannato per l’eternità.

Mai dimenticare il francese, il russo e l’americano

Un altro scrittore classico che non ci dispiace è il francese Alexandre Dumas: “Il conte di Montecristo” è decisamente più intrigante e leggibile rispetto ai più noti moschettieri e sa scavare nell’animo di Edmond Dantes in modo talmente profondo e realistico che a tutti andrebbe di vendicarsi subito dei torti subiti ingiustamente. Non c’è cosa che vada assaporata più lentamente della vendetta, e Dantes lo sa quando inizia il suo viaggio alla ricerca del modo più appropriato di liberarsi dei suoi nemici fatali, e tale sarà lui per loro.

Decisamente di un altro tono, forse di un’ottava inferiore, è “Delitto e castigo” di Fëdor Dostoevskij: l’ottava inferiore che sul pianoforte corrisponde a un giro greve e grave di chiave, nel romanzo di Dostoevskij corrisponde alla più profonda e gretta miseria che spinge l’uomo a una disperazione tale da vivere di incubi ed essere dilaniato da malessere interiore che può trovare pace solo con un castigo. Venendo a qualcosa di più moderno e visionario, “1984” di George Orwell è un libro che su un’isola deserta fa la sua figura: lo scrittore immagina che in un prossimo futuro, c’è chi avrà il compito di censurare tutta quella stampa che non rispetta una determinata politica e su tutti vigila, affinché rispettino il partito e le leggi, l’occhio vitreo del Grande Fratello.

Come far stare bene l’intestino

Come far stare bene intestino

La nostra salute dipende da quella dell’intestino. Come molti suppongono solo, è vero che somatizzare fa male perché significa andare a sovraccaricare ulteriormente un organo come l’intestino che, già di per sé, è sovraccaricato abbastanza almeno tre volte al giorno tutti i giorni.

Come aiutare l’apparato digerente

L’intestino è tra tutti l’organo più sensibile del nostro corpo tanto che gli si annoverano malattie come la celiachia, la candida, gli eczemi, problemi digestivi, allergie e intolleranze alimentari, ma anche asma, emicranie e artriti, disturbi che nulla fanno pensare all’intestino, sono in realtà provocate proprio da un mal funzionamento dell’apparato digerente. Bisogna quindi imparare a trattare bene il proprio intestino che, se realmente sano, dovrebbe poter digerire e assimilare gli alimenti di cui ci sfamiamo dato che l’attività intestinale è programmata proprio per assumere cibi che possano trasformarsi in nuove celle ed energia per il proprio organismo, se l’intestino funziona male come fa l’organismo a cibarsi bene di quello che assume?

I cibi infatti, di cui siamo golosi e che portiamo in tavola ogni giorno hanno la funzione non solo di saziarci con gli occhi ma soprattutto con la pancia ed è l’apparato digerente nella figura dell’intestino a dover elaborare, assimilare ed eventualmente espellere i cibi dal nostro organismo oppure trasformarli in cellule e tessuti che ne faranno parte. Per compiere la sua ‘mission’, l’intestino ha dalla sua parte la maggior parte delle difese immunitarie che servono, in questo caso, per difendere l’intestino da quelle sostanze nocive e pericolose che possono subdolamente nascondersi sotto le mentite spoglie degli alimenti assunti a tavola. Quindi, in genere, l’intestino e il sistema digerente funzionano espletando i loro compiti, per cui solo alcuni elementi selezionati arrivano al sangue mentre altri finiscono direttamente nelle feci, eppure non sempre ci si sente bene con la pancia.

Cosa fare quando l’intestino non sta bene

A volte l’intestino dà qualche grattacapo per cui mal di pancia, flatulenze, gas intestinali, diarrea potrebbero colpirlo e ciò dipende dal fatto che sono poche le persone che davvero tengono alla buona salute del proprio intestino e fanno attenzione a quel che mangiano. Fare attenzione poi, non significa per forza dover chiedere aiuto a un dietologo e avere per iscritto gli alimenti da mangiare e quelli da evitare: il buon senso vorrebbe almeno la riduzione p assenza da tavole di cibi fritti, oliosi, pesanti, troppo dolci, fatti con ingredienti raffinati, dato che già si sa dalla notte dei tempi che certe tipologie di alimenti è meglio evitarle o almeno scansarle 9 volte su 10. Sommiamoci a una sbagliata alimentazione anche i ritmi di oggi che provocano stress, gli agenti inquinanti che volenti o nolenti respiriamo per strada, e allora per forza che la mucosa intestinale ne risente, a volte meno a volte più rispetto al solito.

Fatto sta che la capacità di permeabilità dell’intestino si indebolisce al punto che non riesce più a compiere il suo compito di difesa del corpo umano dagli agenti patogeni che potrebbero infestarlo. A questo punto, l’unico rimedio è ristabilire la corretta attività della flora intestinale che influisce in modo particolare sulla salute dell’apparato digerente, per cui significa che se la flora intestinale è alterata, non c’è azione di difesa da parte dell’organismo e il corpo si sovraccarica di sostanze tossiche e batteri che minano il sistema immunitario. Ecco perché una buona alimentazione, un po’ di movimento e qualche integratore per aiutare a ristabilire la flora intestinale, possono aiutare a rimettere a posto l’intestino.

Cos’è il Ravioli Tablet?

ravioli tablet

Targato Marcato Design, ecco un’esclusiva novità ovvero il Ravioli Tablet, un prodotto del tutto pratico ed economico che permette di preparare in modo semplice e veloce dei gustosi ravioli con la pasta fresca fatta in casa.

Un tablet che tablet non è

Ha la forma di un tablet ma non serve per navigare in rete, ma per preparare degli ottimi ravioli. Per gli amanti dell’arte culinaria e per tutti coloro che amano la pasta ripiena, ecco il nuovo prodotto della Marcato Design, che ha finalmente realizzato il tablet adatto a tutti i golosi del mondo. Il Ravioli Tablet è l’idea originale e necessaria per aiutare tutte le massaie italiane nonché una novità finalmente disponibile sul mercato che permetterà finalmente di preparare dell’ottima pasta fresca ripiena in maniera molto veloce, pratica e semplice.

Il Ravioli Tablet è adatto a essere usato anche dai cuochi meno esperti o semplicemente dagli appassionati di cucina e il suo modo d’impiego è talmente immediato e intuitivo che renderà più semplice che mai preparare degli ottimi ravioli. Il Tablet permette di preparare ben dieci ravioli alla volta, che è possibile farcire a proprio piacere una volta stesa la pasta con l’aiuto di un pratico mattarello.

Come funziona questo apparecchio?

Quando il raviolo sarà ben ripieno e pronto per essere cotto si potrà facilmente togliere dal tablet. Questo prodotto è realizzato in alluminio anodizzato per alimenti, un materiale che garantisce la preparazione di prodotti sani e non rilascia nessun tipo di metallo pesante sulla sfoglia di pasta. I ravioli che si possono preparare aiutandosi con il Ravioli Tablet avranno una forma perfetta e ancora più perfetto sarà il risultato finale una volta servito nel piatto. Il prodotto, inoltre, è facile da usare: il piano di policarbonato del Tablet garantisce un taglio netto con una passata di matterello e, una volta riempiti i ravioli, permette di estrarli subito e di metterli a cuocere.

Per questa sua praticità, il Tablet rappresenta un complemento culinario molto comodo da usare e molto semplice da pulire: grazie alla sua forma ergonomica, il Ravioli Tablet risulta subito molto maneggevole e molto utile per realizzare in casa dei ravioli che saranno in grado di stupire i propri ospiti o familiari. Oltre alla praticità, il Tablet si caratterizza per la sua linea e il design davvero particolare: utilità e design si mescolato perfettamente in un unico prodotto, che non mancherà di aiutare quanti vorranno cimentarsi a preparare un succulento menu a base di ravioli ripieni.

Che cos’è il premio Strega

cos e il premio strega

Se non ce lo fossimo chiesto non sapremmo ancora oggi com’è nato e perché il famoso premio Strega. Grandi autori sono passati da qui eppure magari non tutti sanno la storia di questo celebre premio letterario: vediamola insieme.

Quanti scrittori son passati di qui

Il premio Strega per molto tempo ha rappresentato più che un riconoscimento letterario, un simbolo del desiderio dell’Italia di tornare alla normalità dopo gli anni difficili e la guerra persa, ecco una delle ragione per cui tale riconoscimento è diventato in breve tempo uno dei concorsi letterari più noti e ambiti per gli scrittori italiani di generazione in generazione. Infatti quelli che oggi sono i nomi più prestigiosi della letteratura italiana sono passati attraverso il premio Strega, che ha portato loro in molti casi molto successo presente e prossimo. Simbolo della volontà di un gruppo di italiani di tornare a una normalità culturale dopo la guerra, il premio Strega è diventato uno dei premi letterari più ambiti e importanti per gli scrittori italiani.

Come ha avuto origine questo premio letterario è presto detto: era il 1947, si era reduci dalla guerra che più di tutte costò vittime all’Italia e al mondo intero e soprattutto si aveva voglia di riportare in qualche modo tutto alla normalità e di ricominciare nel modo migliore questo nuovo inizio di liberazione dall’oppressore, per cui il salotto di Goffredo e Maria Bellonci iniziò man mano ad accogliere un folto gruppo di quelli che saranno negli anni gli ‘habitué’ di casa Bellonci, amanti della letteratura e dei libri, che ai più passarono noti come gli “Amici della Domenica”.

Lo scalpore dei salotti letterari

Un po’ come si usava fare nella Francia bohemienne, anche in Italia usavano riunirsi in circoli o salotti eminenti e illustri uomini di cultura che desideravano solo godere dell’atmosfera brillante e accademica dei salotti letterari. In particolare, il salotto Bellonci era frequentato anche da tal Guido Alberti, industriale e proprietario della casa produttrice del liquore Strega, che, dopo vari confronti con il suo ospite, decise di metterci la faccia e di pubblicizzare con l’azienda il premio Strega, che, proprio in suo onore, acquisì tale nome. Inutile dire che questo premio subito rafforzò gli animi e incitò gli scrittori a un confronto assolutamente equo e pulito: la rosa tra cui scegliere il vincitore era composta di 14 partecipanti tra cui venne scelto nel 1947 quello che sarà per i posteri il primo Premio Strega.

Primo autore, quindi, ad aggiudicarsi il riconoscimento è Ennio Flaiano, con un romanzo che farà la storia delle letteratura italiana, ovvero “Tempo di uccidere”. Da questo momento in poi il premio indetto da Bellonci e Alberti inizierà a riscuotere talmente successo da non mostrare cenni di cedimento come altri brevi riconoscimenti italiani: in molti saranno coloro che, illustri e meno illustri scrittori, si cimenteranno e accetteranno di essere giudicati dagli “Amici”: tra questi non mancano nemmeno scrittori che mai avremmo potuto immaginare, come Cesare Pavese con “La bella estate”, o Alberto Moravia con “I racconti”, e che dire della partecipazione di Massimo Soldati con le sue “Lettere da Capri”, o del celebre Giuseppe Tomasi di Lampedusa e il suo popolarissimo “Il gattopardo”, diventato poi anche un lungometraggio entrato nella storia del cinema italiano.

Greenpeace

Greenpeace

Non so se sapete delle devastanti trivellazioni della Shell nell’Artico alla ricerca della maggior fonte di denaro di sempre, il petrolio. Ora contro questi colossi dell’economia e dell’industria mondiale c’è solo un eroe che può fare qualcosa, Greenpeace. Vi sto per narrare della “A song of Oil, Ice and Fire” che Greenpeace ha ideato contro l’odiata Shell.

Quando l’ambiente si salva a suon di canzoni

Non so se a voi è mai capitato, ma a me con cadenza mensile arrivano spesso delle email da parte di Greenpeace che mi invitano a unirmi nella loro battaglia contro i mostri che deturpano il Pianeta. Ora a parte che finché ho potuto ho contribuito alla causa, ma quando ho saputo di questo particolare tipo di attacco di Greenpeace non ho potuto che applaudirli: in pratica, per denunciare a tutto il mondo i piani di trivellazione della Shell nell’Artico Greenpeace ha diffuso un video dal titolo “A Song of Oil, Ice and Fire” che palesemente ammicca alla nota serie tv “Il trono di Spade”, meglio conosciuta dai lettori come “A Song of Ice and Fire” di George Martin. Da sempre Greenpeace si batte contro le devastazioni causate da trivellazione e fuoriuscite di petroli nell’Artico tramite la campagna “Save the Arctic”, però questo video è geniale e le supera tutte.

In pratica il video è ben fatto e molto toccante prima di tutto perché fa un certo senso vedere bruciare delle opere d’arte, e poi perché i paesaggi ritratti in queste tre opere sono prontamente sostituiti con inquietanti scene di trivellazioni e di piattaforme petrolifere… in pratica Greenpeace ci sta comunicando che il nostro paesaggio cambierà così se non facciamo niente per fermare la Shell e altre compagnie petrolifere dalla devastazione ambientale. Greenpeace così annuncia i suoi timori sulle trivellazioni che la Shell e chi dopo di lei, ha intenzione di effettuare alla ricerca di petrolio nell’Artico: ciò significa andare a sconvolgere e devastare la fauna e il paesaggio di uno dei luoghi più straordinari del mondo.

Il petrolio nell’Artico: le contraddizioni del governo degli USA

Trivellare nell’Artico non è sicuro eppure il Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti ha dato il via libera alle concessioni petrolifere alla Shell che una volta avuti tutti i permessi avrà campo libero e avvierà le trivellazioni esplorative vicino l’Alaska. Inutile dire che Greenpeace ha movimentato subito i suoi che hanno manifestato in sette milioni in tutto il mondo opponendosi ai piani petroliferi di Shell e che continueranno a opporsi finché non l’avranno vinta.

Considerando come i cambiamenti climatici stiano praticamente sciogliendo a una velocità impressionante i ghiacciai artici, le condizioni in Artico non permettono queste operazioni di trivellazione, specialmente con i diversi iceberg in continuo movimento e i mari agitati, eppure è proprio di queste condizioni di ritiro dei ghiacciai che le compagnie petrolifere tipo Shell vorrebbe approfittare per i loro scopi. Per sostenere maggiormente le proprie posizioni, Greenpeace ha diffuso la notizia di come quest’anno si sia registrato il livello più basso di estensione invernale dei ghiacci artici mai visto prima, e quasi in risposta alle preoccupazioni dell’associazione ambientali arriva uno studio finanziato dagli Stati Uniti che ha affermato come eventuali trivellazione in Artico possano causare un notevole sversamento di petrolio che il governo statunitense non riuscirebbe oggettivamente a fronteggiare. Eppure questo stesso governo ha dato il benestare a Shell, e allora di che stiamo parlando? A voi l’ardua sentenza.

Cirò marina e le sue strade dei vini

ciro marina e le sue strade dei vini

Forse non sapete che esiste una zona molto famosa in Italia in cui i vigneti crescono liberi di dare i propri succosi frutti e l’aria profuma di vino tra i quali si possono annoverare anche vitigni divenuti molto rinomati e apprezzati dai veri intenditori: venite con noi alla scoperta di Cirò Marina.

Da dove provengono i vini italiani

Il vitigno Gaglioppo è uno dei tanti esempi di come la nostra terra se trattata con i guanti, riesce a sfornare i prodotti che sono destinati a diventare i migliori del mondo: a Cirò Marina i vitigni sono di proprietà infatti di coloro che oggi risultano essere i maggiori produttori al mondo del Cirò DOC. Questo è possibile perché la stessa località di Cirò Marina è quel tipo di posto costiero che offrire al turista oltre a ogni tipo di attrattiva, anche la possibilità di godere della natura e di ciò che l’uomo riesce a trarvi di buono e gustoso: il vino.

È anche per questo che la località è ben nota, ovvero per le gite puramente enogastronomiche, ma non va trascurata nemmeno dal punto di vista paesaggistico o artistico-culturale, giacché sono queste le principali attrattive che rendono la cittadina unica nel suo genere. Per quanto riguarda la Cirò Marina enogastronomica, bisogna sottolineare che lo è, ovvero è Città del Vino, da ben 15 anni, ovvero dal 2000, anno in è stata la stessa Associazione nazionale a insignire la città del titolo prestigioso, facendola di fatto entrare ufficialmente all’interno del circuito relativo ai percorsi enoturistici organizzati in tutte le regioni italiane.

Ottima terra per un ottimo vino

Per arrivare a Cirò bisogna attraversare tutta quella strada che si dirige verso il Massiccio della Silla e che si contraddistingue da una forte e viva presenza di castelli e, naturalmente, di vigneti: i castelli presenti sono per lo più strutture di epoca spagnola e normanna, ma anche edifici risalenti al periodo svevo e aragonese e queste strutture sono state erette sui resti che dovevano essere delle antiche città greche e che ormai sembrano sprofondare del tutto nel mare. Oltre al fascino di un paesaggio costellato da roccaforti antiche, il turista non può fare a meno di notare le distese immense di vigneti: proprio in questa particolare area, infatti, vengono coltivati fra i più noti e buoni vitigni d’Italia, ovvero il Gaglioppo, il Greco Nero, il Trebbiano toscano, il Malvasia e il Greco Bianco, tutti ormai con la rigorosa denominazione DOC a succederne il nome.

Incredibile a pensare che è nella provincia crotonese il luogo in cui si possono gustare le più eccellenti qualità di vini della regione Calabria: la strada dei vini che più delle altre viene prediletta dai visitatori è quella di Cirò e Melissa, due località che forse a un primo impatto non vi dicono niente, ma che in realtà godono di ottima fama. Nel 2003, infatti, è stato formato appositamente il “Consorzio di tutela e valorizzazione del vino DOC Cirò”, e nel 2007 si è costituito invece, quello relativo alla qualità DOC Melissa: fin dai tempi antichi questo territorio è stato trattato come una zona di vitigni e vigneti, la cui coltivazione perdurata per secoli, oggi dà origine alla produzione di due vini dalle diverse qualità: di grande struttura ed eleganza è il Cirò DOC così come il Melissa DOC è delicato e deciso.

Fare innovazione in casa

fare innovazione in casa

Forse non sapete che oggi va molto di moda avere la casa ecologica. Cosa significa e cosa sia una casa ecologica ve lo sveliamo in poche righe.

Cosa si intende per ecologia di una casa

L’ambiente prima di tutto: questo sembra il motto di chi decide di salvaguardarlo cambiando stile di vita e stile abitativo e insediando all’interno di una moderna casa ecologica. Ormai ha sempre più piede questa moda e nemmeno tanto moda dato la concretezza con cui si ergono certe case del genere, di andare a vivere in un’area verde dove far costruire una propria casa in linea con tutte le proprie esigenze personali ma in special modo con i bisogni del pianeta. Se il pianeta muore è anche colpa dell’uomo e per rimediare gli architetti e gli ingegneri più green hanno pensato bene di dar vita a un nuovo progetto di casa che sia in linea perfetta con le direttive ministeriali e che sia realmente abitabile dall’uomo, al di là del nobile scopo di proteggere l’ecosistema ambientale.

Nel rispetto di tutto ciò, quindi, anche nel nostro paese, seppure stiamo ancora all’alba rispetto ad altri paesi europei, si sta affermando il concetto di casa ecologica ovvero di una struttura completamente realizzata con materiali naturali e riciclabili, come il legno. Certo l’Italia al punto in cui è, non può permettersi di guardare al nord Europa, soprattutto verso Norvegia e Finlandia, che sono tra i paesi europei più avanti in questo settore, però qualche passetto in più riusciamo a farlo se nel nord del nostro paese le persone si affacciano da una finestra realizzata in legno o cartongesso.

Com’è la casa ecologia?

Come detto, i passi da gigante, rispetto al resto dell’Italia, sono stati effettuati nell’estremo nord del nostro paese in cui abitare in una casa ecologica piace e non poco! Il fatto è che, al di là dell’aggettivo ‘ecologica’, la casa rispecchia in pieno i desideri e le esigenze di chi la abiterà proprio come una casa normale solo che anziché essere realizzata in cemento e mattoni, qui si parla di vivere tra quattro mura di… legno! Il settore che permette lo sviluppo di questo concetto nuovo di casa è anch’esso piuttosto nuovo e si tratta della bioedilizia, che visti i diversi successi, è per fortuna in fase di sviluppo ed espansione anche qui, ma noi speriamo possa prendere sempre più piede e magari ritagliarsi dei propri angolini sul mercato immobiliare, troppo pieno di assurde truffe e raggiri: un po’ di case nuove e ecologicamente sane farebbero gola a tutti e di sicuro cambierebbero, magari ribaltandolo del tutto, il fangoso sistema immobiliare italiano.

Come detto se volete vedere com’è fatta una casa ecologica basta allungarsi in Trentino o in Veneto: qui la casa ecologica è innovazione allo stato puro perché viene eretta usando materiali naturali e di prima scelta, in tempi assolutamente brevi. Alla fine ci si ritrova a vivere all’interno di una struttura coibentata, insonorizzata, per cui anche se avete deciso di immergervi nella natura non ne ascoltate i rumori più fastidiosi, antisismica, e in certe zone d’Italia non è un elemento da sottovalutare, ed esente da emissioni di gas radioattivi, altro fattore altamente positivo per scegliere una casa del genere.

Che cosa comporta l’ansia

cosa comporta l ansia

È una parola che si tende a ripetere in continuazione quando si devono affrontare certi periodi, o certe prove: gli studenti all’università sono in ansia per gli esami, chi ha scadenze da ottemperare è in ansia perché si avvicina la data in questione, chiunque può essere in ansia perché è successo qualcosa a un familiare o amico. Ma cosa significa davvero avere problemi di ansia?

Che cos’è l’ansia?

Esistono alcune persone nel mondo che soffrono di ansia. Detta così può sembrare banale dato che tutti ormai ne soffriamo e anzi, lo annunciamo sempre anche prima di pensarlo: “Sono in ansia per il colloquio di lavoro” o “Mi sento l’ansia addosso perché devo preparare un esame” sono solo alcune delle frasi, banali, che si dicono con noncuranza pronunciando la parola ansia, senza pensare o sapere che invece, ci sono delle persone che di ansia soffrono davvero e in modo patologico. Basti pensare a cosa sia l’ansia: al di là di tutte le frasi e i pensieri che si possono avere, l’ansia è provocata da una tensione diffusa e costante che in genere, è causata da uno stato di allerta in cui il nostro organismo si pone nei confronti dell’esterno; il fattore che mette in allarme infatti, proviene sempre da qualcosa o qualcuno che temiamo o pensiamo di temere.

Per esempio, ci sono persone di essere convinte di soffrire l’altezza e mettono in allerta tutto il corpo nel momento in cui salgono su un punto molto alto, altre invece che pur temendo l’altezza sopportano e non mettono in allarme il corpo. Significa che da una parte la condizione di allerta verso un fattore esterno si è manifestata con un’eccessiva preoccupazione, dall’altra che non si trattava di una reale condizione di preoccupazione ma solo di proprie convinzioni. Chi soffre di vera ansia, infatti, col tempo impara a costruirsi un proprio mondo, visto da un punto di visto errato sicuramente, ma attraverso cui la vera realtà viene filtrata anche in modo efficace dall’ansia.

Vere e false ansie

Chi è attanagliato dall’ansia infatti, non può fare a meno di vedere tutto nella stessa prospettiva drammatica e riesce addirittura ad amplificare e incrementare le percezioni ansiose in modo inverosimile, facendosi venire l’ansia per qualsiasi cosa lo circondi. Vero è che l’ansia è un’ulteriore modo del nostro corpo di rispondere a stimoli o manifestazioni particolarmente stressanti e per questo una persona può soffrire di ansia situazionale o di ansia patologica.

La prima forma di ansia avviene con reazioni di natura temporanea, tipo appunto quando si è tanto agitati per una prova d’esame che si è particolarmente scombussolati, però questo tipi di ansia proprio perché è quello più comune, è anche il più curabile tanto che, in genere, dopo aver affrontato la situazione ansiolitica, si torna di nuovo di buon umore. Diversa la questione se si tratta di ansia patologica perché vuol dire che la situazione ansiosa si manifesta in maniera continuativa, eccessiva e costante e non necessariamente a provocarla è qualche fattore esterno: proprio perché si tratta di una forma di patologia, infatti, si manifesta anche in assenza di particolari stimoli esterni.