Greenpeace

Greenpeace

Non so se sapete delle devastanti trivellazioni della Shell nell’Artico alla ricerca della maggior fonte di denaro di sempre, il petrolio. Ora contro questi colossi dell’economia e dell’industria mondiale c’è solo un eroe che può fare qualcosa, Greenpeace. Vi sto per narrare della “A song of Oil, Ice and Fire” che Greenpeace ha ideato contro l’odiata Shell.

Quando l’ambiente si salva a suon di canzoni

Non so se a voi è mai capitato, ma a me con cadenza mensile arrivano spesso delle email da parte di Greenpeace che mi invitano a unirmi nella loro battaglia contro i mostri che deturpano il Pianeta. Ora a parte che finché ho potuto ho contribuito alla causa, ma quando ho saputo di questo particolare tipo di attacco di Greenpeace non ho potuto che applaudirli: in pratica, per denunciare a tutto il mondo i piani di trivellazione della Shell nell’Artico Greenpeace ha diffuso un video dal titolo “A Song of Oil, Ice and Fire” che palesemente ammicca alla nota serie tv “Il trono di Spade”, meglio conosciuta dai lettori come “A Song of Ice and Fire” di George Martin. Da sempre Greenpeace si batte contro le devastazioni causate da trivellazione e fuoriuscite di petroli nell’Artico tramite la campagna “Save the Arctic”, però questo video è geniale e le supera tutte.

In pratica il video è ben fatto e molto toccante prima di tutto perché fa un certo senso vedere bruciare delle opere d’arte, e poi perché i paesaggi ritratti in queste tre opere sono prontamente sostituiti con inquietanti scene di trivellazioni e di piattaforme petrolifere… in pratica Greenpeace ci sta comunicando che il nostro paesaggio cambierà così se non facciamo niente per fermare la Shell e altre compagnie petrolifere dalla devastazione ambientale. Greenpeace così annuncia i suoi timori sulle trivellazioni che la Shell e chi dopo di lei, ha intenzione di effettuare alla ricerca di petrolio nell’Artico: ciò significa andare a sconvolgere e devastare la fauna e il paesaggio di uno dei luoghi più straordinari del mondo.

Il petrolio nell’Artico: le contraddizioni del governo degli USA

Trivellare nell’Artico non è sicuro eppure il Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti ha dato il via libera alle concessioni petrolifere alla Shell che una volta avuti tutti i permessi avrà campo libero e avvierà le trivellazioni esplorative vicino l’Alaska. Inutile dire che Greenpeace ha movimentato subito i suoi che hanno manifestato in sette milioni in tutto il mondo opponendosi ai piani petroliferi di Shell e che continueranno a opporsi finché non l’avranno vinta.

Considerando come i cambiamenti climatici stiano praticamente sciogliendo a una velocità impressionante i ghiacciai artici, le condizioni in Artico non permettono queste operazioni di trivellazione, specialmente con i diversi iceberg in continuo movimento e i mari agitati, eppure è proprio di queste condizioni di ritiro dei ghiacciai che le compagnie petrolifere tipo Shell vorrebbe approfittare per i loro scopi. Per sostenere maggiormente le proprie posizioni, Greenpeace ha diffuso la notizia di come quest’anno si sia registrato il livello più basso di estensione invernale dei ghiacci artici mai visto prima, e quasi in risposta alle preoccupazioni dell’associazione ambientali arriva uno studio finanziato dagli Stati Uniti che ha affermato come eventuali trivellazione in Artico possano causare un notevole sversamento di petrolio che il governo statunitense non riuscirebbe oggettivamente a fronteggiare. Eppure questo stesso governo ha dato il benestare a Shell, e allora di che stiamo parlando? A voi l’ardua sentenza.