STAMPA
- articoli 981-1000
(17
aprile 2003-24 aprile 2003)

1000. Bocconi avvelenati: strage di volpi e cani.
killer degli animali hanno colpito ancora. In questi ultimi giorni ci sono da registrare due cani e diverse volpi morte avvelenate nella campagna di Paganico di S. Piero in Bagno.
Le ultime vittime da bocconi avvelenati sono due cani, il cui proprietario, residente a San Piero, teneva custoditi in un recinto nella campagna di Montesorbo vicina alla periferia del paese.
Dal suo canile, che ospitava otto animali divisi in due comparti, quattro sono riusciti a scappare attraverso un buco forzando la rete metallica del loro recinto.
Per fortuna due cucciole sono poi tornate. Invece Lilla, un bel lagotto femmina, che seppur con grande fatica era riuscita a tornare a casa, è poi crollata subito a terra fulminata dal boccone avvelenato che aveva ingeri to.
Manca all'appello un segugio, che nonostante le ripetute ricerche effettuate in ogni anfratto, non è stato ritrovato, molto probabile che sia morto avvelenato.
Durante le ricerche del segugio da parte del proprietario, assieme ad alcuni amici, effettuate nel territorio di Paganico sono state viste sparse fra la boscaglia le carcasse di otto volpi, vittime anch'esse delle polpette alla stricnina o altro veleno.
Ma non è s olo l'Alto Savio che deve continuare a registrare cani, gatti, volpi e altri animali morti per avvelenamento. Altri fatti sono stati denunciati anche di recente un po' in tutti i comuni della Val Savio sino a Cesena.
E proprio domenica scorsa è arrivata nel sito di Buona Domenica (su Canale 5) una e-mail da Cesena dove una signora denunciava la morte di cani e gatti causa bocconi avvelenati.
Durissima la replica di Enrica Bonaccorti
e di Maurizio Costanzo che prenderanno contatti con l'Enpa di Cesena per porre
fine a questa strage di animali.
Il Resto del Carlino - 24 Aprile 2003
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999. 'Quell'abbaiare notturno è insopportabile'.
La proposta dell'Enpa di una 'taglia'
per individuare gli avvelenatori di cani non è stata accolta da tutti
nello stesso modo. Renzo Gambi, consigliere di Lista per Ravenna nella prima
circoscrizione, cambia l'obiettivo: in una lunga lettera sostiene che la 'taglia'
debba essere pagata dagli amministratori.
Chi sparge polpette alla stricnina
deve passarla liscia?
«Non ho detto questo, devo essermi espresso male.
Ho scritto che dopo anni di sofferenze,
per l'abbaiare continuo, giorno e notte, per i marciapiedi insozzati davanti
a casa e soprattutto per il disinteresse di chi ci amministra, e ignora sistematicamente
le denunce, ci può essere qualche cittadino esasperato, che commette
un atto violento».
Ai danni di un animale? Che colpa
hanno?
«Nessuna. I comportamenti non tollerabili sono dei padroni di questi animali».
Allora perché non va bene
promettere ricompense per chi dà informazioni su chi li avvelena. Lei
non ha mai avuto cani o altri animali domestici?
«Da giovane sono stato cacciatore e ho avuto alcuni cani; chi fa questa
attività non sevizia gli animali, né i propri né quelli
degli altri. Ma è possibile educarli e fare in modo che non distruggano
il vivere civile».
Se continuano ad abbaiare?
«Si deve togliere al proprietario la licenza di detenere il cane o qualsiasi
altro animale molesto. Il mio era solo un paradosso».
Il Resto del Carlino - 24 Aprile 2003
998. Cherio inquinato, 4 quintali di pesci morti.
La scoperta delle centinaia di pesci morti (oltre 4 quintali) lungo le acque
del fiume che scende dalla Val Cavallina verso la pianura e che attraversa numerose
località della Bergamasca è stata fatta nel pomeriggio di Pasquetta
nel territorio del comune di Gorlago.
Le
zone maggiormente coinvolte dalla morìa sono state segnalate nel comune
di Trescore Balneario, in località Macina, e scendendo sino a Molino
dei Frati, in prossimità del collettore fognario circonlacuale, quindi
a Gorlago, in località Montecchi e Ponte Vecchio.
La
segnalazione è stata fatta da alcuni cittadini residenti nella fascia
lungo il fiume ai volontari locali di Guardiapesca aderenti alla Federazione
italiana pesca sportiva ed attività subacquea.
I
volontari, dopo aver verificato la gravità dell'accaduto, hanno subito
chiesto l'intervento per un sopralluogo da parte della Polizia provinciale di
Bergamo e del nucleo ecologico.
Un
intervento che, oltre a prendere atto della gravità dell'inquinamento,
dovrà contribuire a stabilire le cause e le responsabilità della
presenza degli agenti tossici che hanno determinato il disastro.
Nella
giornata di ieri sono intervenuti anche i tecnici dell'Arpa, l'Agenzia regionale
per la protezione ambientale, che hanno prelevato campioni di acqua per analizzarla
e hanno monitorato e controllato il territorio, verificando scarichi sia di
aziende, sia di civili, nell'intento di chiarire l'accaduto.
La
morìa ha riguardato varie tipologie di pesci: cavedani, trote, vaironi,
scardole e persici.
Il tratto di fiume coinvolto è lungo circa tre chilometri e tocca i comuni
di Trescore Balneario, Zandobbio e Gorlago.
Oltre
alla presenza della fauna ittica morta per asfissia, la zona è stata
interessata dall'esalazione di un acre odore che saliva dal corso del fiume.
Un'emanazione pungente e fastidiosa che è diminuita nella giornata di
ieri.
«È una situazione non nuova e che si è verificata già in passato, una storia vecchia – commentano alcuni residenti della zona –, si tratta di un fatto che si ripresenta quasi annualmente e che non è accettabile.
Ma questa volta il fatto è molto più grave degli anni precedenti.
Lungo il fiume abbiamo visto tantissimi pesci morti».
Dalla
prima mattinata di ieri i volontari dell'Associazione pescatori di Trescore
Balneario hanno lavorato per il recupero del pesce privo di vita nel Cherio.
«Ne
abbiamo recuperato una gran parte – sottolinea uno dei volontari –,
ma meno della metà. Ci sono zone nelle quali il recupero è molto
difficoltoso».
La
fauna ittica ripescata è stata quindi trasportata al centro di smaltimento
autorizzato di Villa di Serio.
L'eco di Bergamo - 23 aprile 2003
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997. Avvelenati alcuni cani.
AVEZZANO. L'ultimo cane, un dobermann,
è stato ucciso ieri mattina.
Le polpette avvelenate stanno seminando la morte fra gli animali di Borgo via Nuova (almeno quattro i casi di avvelenamento negli ultimi giorni) e hanno spinto alla protesta gli abitanti.
«La persona che sta compiendo questa strage va fermata», è l'appello dei residenti.
Di recente ci sono stati dei casi di avvelenamento anche nel quartiere Scalzagallo, sempre in città.
Il Centro - 23 aprile 2003
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996. Bocconi alla stricnina per Fido: in un mese hanno trovato la morte tre cani nella stessa via.
«E' morto tra le braccia di mia figlia nel giro di un quarto d'ora. E' stato orribile».
Non se la scorderà facilmente
Benito Martini la Pasqua appena passata. Domenica il suo cane, «un bel
dobermann femmina di 8 anni», è morto dopo aver ingoiato alcuni
bocconi avvelenati nei campi vicino alla fabbrica dell'Unicem, a Poggio Berni.
«E' il terzo cane che uccidono in queste settimane. Prima è accaduto ai nostri vicini di casa, adesso a noi. Una vera strage», ricorda Martini.
Quasi un mese fa, sempre per lo stesso
motivo, erano morti infatti Bingo e Beo, i cani di altre due famiglie che abitano
in via Treves. Tutti scomparsi in maniera atroce, sotto l'effetto della stricnina
iniettata dai cacciatori della zona per sterminare le volpi.
«Avreste dovuto vederla la
mia Mollie: si mordeva la lingua, aveva ripetuti attacchi epilettici. Fino a
quando è morta, davanti agli occhi di mia f iglia».
Purtroppo, non è la prima volta che cani e gatti a Poggio Berni muoiono per avvelenamento. Un anno fa, le vittime a quattro zampe erano state talmente tante da indurre i carabinieri e i vigili di Santarcangelo a un sopralluogo a Trebbio.
E gli avvelenamenti sono poi proseguiti,
più o meno frequenti, in tutti questi mesi. Solo che adesso «i
cacciatori usano addirittura la stricnina: un veleno potentissimo, tanto da
non essere nemmeno in commercio».
Il Resto del Carlino - 23 Aprile 2003
995. Strage in una colonia di gatti.
Come regalo di Pasqua, bocconi al topicida. Risultato, una strage di gatti (nella foto) per una morte lenta e sofferta, nonostante le cure che ad alcuni dei mici sono state subito prodigate.
E' accaduto fra giovedì e domenica in una colonia felina, regolarmente registrata dal Comune, nei pressi di Gaggio Montano, in località Volpara. Il 'bilancio', per ora, è di sette mici morti, e di diversi altri che presentano chiari sintomi di avvelenamento.
Uno è ancora gravissimo,
in cura d a una veterinaria di Vergato.
Subito è scattata una denuncia contro ignoti che la responsabile della colonia, Liviana Filippini, ha presentato alla caserma dei carabinieri di Gaggio Montano.
La responsabile ha portato ai militari il certificato della veterinaria, che ha praticato l'autopsia su uno dei mici trovati morti fra il sabato e la domenica di Pasqua e ha riscontrato i segni tipici di avvelenamento con sostanze utilizzate di solito per sterminare i topi.
E' stato conservato anche un campione
del cibo che i felini hanno mangiato e che potrebbe contenere tracce del veleno
usato. Si pensa adesso di farlo analizzare per altre verifiche.
La prima gattina è morta qualche giorno fa, ma sulle prime Liviana Filippini ha pensato ad una malattia, ad una morte naturale nonostante la micia avesse appena un anno e fosse sanissima, come peraltro tutti gli altri gatti.
Fra venerdì sera e sabato, è stata la strage: l e carcasse dei felini sono stati trovate sia sulla piazzetta della Volpara sia nei giardini o negli orti delle case del borgo.
Poi le cuccie, sistemate in un antico lavatoio in disuso, diventato la 'casa' dei gatti, hanno cominciato a riempirsi di animali che stavano sempre peggio, quasi immobili e senza più toccare né cibo né acqua.
Dopo l'iniziale incredulità, quando è stato chiaro che la causa di quelle strane morti era il veleno, fra gli abitanti d el borgo è scattato un certo allarme: «Sapere che qualcuno semina topicida — racconta una di loro — non ci fa stare tranquilli. Al di là della colonia felina ci sono i nostri animali, quelli che vivono con noi in città ma che qui scorrazzano liberamente perché non passano auto.
E soprattutto tante famiglie hanno bambini che alla Volpara hanno sempre giocato nel massimo della tranquillità loro e dei genitori».
Chi può garantire, infatti,
che un piccolo non tocchi qualcosa, o addirittura non lo ingerisca?
La colonia, una ventina di gatti la maggior parte dei quali sterilizzati (sia
i maschi sia le femmine), convive da molti anni in maniera serena con gli abitanti
del borgo, poche case abitate soprattutto d'estate e nei fine settimana.
«I brontolii a volte non mancano — spiega Liviana Filippini — ma poi, alla fine, a questi gatti siamo tutti affezionati, e ognuno porta nelle ciotole qualcosa da mangiar e con grande frequenza, soprattutto nei mesi invernali».
Impossibile, insomma, pensare che gli 'aficionados' del luogo, quelli che vi trascorrono le estati e i fine settimana da molti anni, possano aver disseminato veleno per sterminare la colonia, soprattutto perché la riproduzione è ormai scarsa e quindi il numero dei gatti presenti è pressoché stabile.
Sospetti? «Come ho spiegato ai carabinieri, non ho prove e quindi non ho nomi da fare» — afferma prudente Liviana Filippini. «Ma vengo alla Volpara da vent'anni e non è mai accaduto nulla a questi gatti.
Per la maggior parte delle persone,
insomma, metterei la mano sul fuoco. E poi: com'è possibile che qualcuno
arrivi dal di fuori a spargere improvvisamente topicida? A che scopo creare
tanto pericolo, non solo per gli animali ma soprattutto per i bambini?».
Liviana Filippini ha deciso di fotocopiare la denuncia, di affiggerla nella piazzetta della Volp ara e di distribuirla a tutti gli abitanti e proprietari di case della località.
E' altamente improbabile che venga
fuori il nome del responsabile, «ma questo o questi squilibrati devono
sapere — afferma decisa — che la cosa non è passata inosservata,
e che d'ora in poi terrò gli occhi apertii».
Il Resto del Carlino - 23 Aprile
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994. "Mi hanno avvelenato il cane".
Lo ha segnalato una signora anziana, molto addolorata per aver perso un amico al quale era molto affezionata. Che ha subito una violenza della quale probabilmente nessuno verrà chiamato a rispondere.
Purtroppo a Pergola capita abbastanza spesso di ricevere segnalazioni di avvelenamenti di cani e la cosa è piuttosto inquietante. Naturalmente è praticamente impossibile trovare il colpevole.
La signora anziana ha i suoi sospetti, visto che è facile immaginare chi possa essersi sentit o infastidito dalla presenza della bestiola, ma non ha prove e non può far altro che esprimere il proprio dispiacere e il proprio disprezzo per l'autore di un gesto così miserabile.
La causa è sempre la stessa: il cane abbaia oppure sporca e allora si provvede ad eliminarlo, senza alcun riguardo per i proprietari, per il doloro che si arreca loro e per i diritti degli animali.
E' ora che certa gente cominci a riflettere sul fatto che gli esseri umani non sono i padroni del mondo e non hanno il diritto di fare quello che vogliono degli altri esseri viventi, siano animali o alberi.
Del resto una legge, di difficile applicazione, oggi considera anche il solo maltrattamento di un animale, un reato penalmente perseguibile. Ovviamente i cani non devono sporcare, né molestare i vicini di casa, ma se nessuno fa niente per risolvere questi problemi, la colpa non è certo degli animali.
Se le ordinanze del sindaco non vengono fatte rispettare, se le ispezioni lasciano il tempo che trovano, se ci sono dei proprietari di cani che si comportano da irresponsabili, non è giusto che a rimetterci siano gli animali, vittime dell'ignoranza e della superficialità.
Un altro problema è quello dei cani di grossa taglia senza museruola che, a volte, assalgono i cani di piccola taglia, con conseguenze facilmente immaginabili.
Purtroppo a Pergola si va avanti
con la mentalità di chi pensa che non succederà niente, poi ogni
tanto qualcosa succede, ma tutto continua come prima e a rimet terci sono sempre
i cani, animali intelligentissimi che hanno un unico difetto: si fidano degli
uomini.
Corriere Adriatico - 23 Aprile 2003
993. «Ci ammazzano i cani, fate qualcosa».
Anche a Colbertaldo di Vidor si stanno verificando, dopo quanto successo recentemente ad Oderzo e nel Vittoriese, avvelenamenti di cani, uccisi da bocconi al pesticida.
L'ultimo in ordine di tempo è accad uto nel tardo pomeriggio di ieri presso l'Azienda Agricola di proprietà di Benvenuto Giotto, poco distante dal Santuario della Madonna delle Grazie.
Vittima di questa azione vergognosa è un bel pastore tedesco che la famiglia accudiva con cura da tempo. "E morto in pochi minuti, poco distante dall'abitazione e non ho potuto far nulla per salvarlo" - ha raccontato Giotto. Questo, comunque, non è il primo caso che succede in paese.
Gli abitanti sono preoc cupati per queste gesta assurde, che oltre ad essere odiose, proibite dalla legge, possono diventare molto pericolose per i bambini che, giocando nel giardino di casa, potrebbero venire a contatto con queste esche pericolose.
Non è escluso che questi fatti possano essere opera di qualche maniaco, che si diverte a far morire questi animali, insostituibili amici e compagni dell'uomo.
Giotto ha assicurato che non lascer à perdere quanto accaduto al suo cane e che segnalerà l'accaduto al Comando dei Carabinieri della stazione di Valdobbiadene.
Il Gazzettino
- 22 Aprile 20003
992. Via San Gabriele: ancora un caso di avvelenamento di animali.
Un nuovo caso di avvelenamento di animali nella zona di via San Gabriele.
Dopo quelli segnalati venerdì dall’Aipa (un cane e un gatto avevano ingerito cibo contenente diserbanti) è ora un cittadino a segnalare un altro, incivile caso.
«Vittima» un gatto dal
nome Kiki. Racconta il lettore Claudio Scaramuzza:
«Solo grazie all’aiuto della commessa del negozio di ortofrutta
adiacente al confine e del finanziere di turno sono riuscito a portare in tempo
la povera bestiola, che era già in preda ai vari e terribili effetti
del veleno, dal veterinario e quindi a salvargli la vita.
Questo ’scherzo’ mi è costato qualcosa come 200 euro, una notte in bianco per cambiare le flebo al gatto e tanto dolore, fisico e non per noi tutti e naturalmente per il povero Kiki.
A me non resta altro che andare a sporgere denuncia - purtroppo contro ignoti - ai carabinieri. Ma soprattutto con questa lettera vorrei chiedere a tutti un po’ di collaborazione per poter punire in maniera adeguata gli artefici di queste vigliaccherie.
A proposito... il veterinario, sabato mattina, mi ha detto che ha sentito un collega che la sera prima ha avuto un caso di avvelenamento di un cane in via San Gabriele.
Ma se invece di un gatto quel bocconcino
lo avesse mangiato un bambino che gioca in strada?».
Il Piccolo - 22 Aprile 2003
991. 'Quelle esche pericolose per tutti'.
Una taglia sugli avvelenatori di an imali.
L'Enpa (Ente nazionale protezione animali) ha deciso di offrire una ricompensa di mille euro a chi «fornirà informazioni utili per acchiappare gli spargitori di bocconi avvelenati per uccidere cani».
Gli animalisti sperano così di arginare il fenomeno delle 'esche killer', i pezzettini di mortadella e carne avvelenati nascosti nelle strade e nei giardini per ammazzare, a tradimento, gli 'amici a quattrozampe'.
L'ultimo assassinio, tra l'altro, è success o pochi giorni fa in città, in vicolo Montini, quando un barboncino è morto dopo avere ingerito un pezzettino di mortadella, probabilmente ripiena di un anticrittogamico.
Guerrino Biagioni, da vicepresidente dell'Enpa, perchè questa taglia? «Perchè i soldi, ormai, sono l'unico metodo per farci aiutare dalla gente.
Il fenomeno dei bocconi killer sta dilagando: abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti i cittadini». Avete già ricevuto segnalazioni o 'identikit'? «No, non ancora».
Avete idea di chi possano essere i killer? «No. Potrebbe essere chiunque: forse ragazzini, ma anche uomini adulti». Gli avvelenamenti sono localizzati oppure avvengono in zone diverse? «Avvengono dappertutto.
Oltre a Faenza, nelle ultime due settimane sono arrivate segnalazioni da Ravenna, Cervia, San Marco e Gambellara» Chi vi avverte? «Di solito chi porta in giro i cani al guinzaglio.
A Ravenna, di eci giorni fa, una signora ci ha avvertito che il giardino del monumento di piazzale Farini, davanti alla stazione, era pieno di pezzi di mortadella. Il suo cane li aveva fiutati, ma per fortuna non li ha mangiati.
Noi, abbiamo chiamato i Vigili urbani e l'Ausl: hanno raccolto i bocconi e adesso li stanno esaminando per controllare se erano velenosi o no» Con che cosa vengono avvelenati? «Con veleno per topi o diserbanti» Bocconi pericolosi , quindi, anche per l'uomo? «Sì. Il rischio, infatti, è che possano rimanere avvelenati anche i bambini, rapidissimi a raccogliere, per mangiarla, qualunque cosa da terra».
Il Resto del Carlino - 20 Aprile 2003
990. Bocconi killer, bambini a rischio.
Ravenna. Un episodio estremamente grave è accaduto in pieno centro storico.
Un cane è morto avvelenato dopo aver mangiato alcuni bocconi di carne nei quali era stato inoculato, con ogni probabilità, un anticrittogamico.
'Valentino' è stato ucciso in vicolo Montini, una viuzza laterale di via Tonducci, che corre a fianco del parco Tassinari.
Intorno alle 4.30 dell'altra mattina, il padrone ha fatto uscire il cane in strada, senza ovviamente temere nulla. Il barboncino ha zampettato pochi metri e ha trovato i bocconcini: tanti cubetti di mortadella in fila sull'asfalto.
Un attimo e ha addentato alcuni pezzi di carne.
Il padrone ha notato che il cagnolino aveva ingoiato qualcosa, ma non ci ha fatto caso, perchè in quella zona c'è spesso qualcosa da mangiare anche per gli uccellini e molte volte 'Valentino' andava a 'piluccare' qualcosa.
Poi il pa drone del cane è andato a lavorare. Circa 5 ore dopo, la persona che aveva in custodia il barboncino ha notato che l'animale stava malissimo.
Inutile purtroppo l'accorrere di un veterinario. Il medico ha però subito intuito la causa della morte del barboncino: ha raccolto i pezzi di mortadella che ancora erano in strada e li ha portati al servizio veterinario dell'Ausl. Il servizio ha immediatamente fatto scattare le analisi, che sono in corso.
Men tre ai padroni del povero barboncino bianco resta il dolore per la perdita di un animale di compagnia e assolutamente inoffensivo, alle forze di polizia (e anche ai cittadini) tocca ora il compito di intensificare la sorveglianza, per evitare che azioni del genere possano ripetersi.
Al di là della morte di 'Valentino', causata da un gesto comunque crudele e intollerabile, è forte la preoccupazione per l'azione compiuta da un irresponsabile, incurante della pos sibilità che la mortadella avvelenata potesse finire nelle mani di bambini, magari in tenera età, rapidissimi nel raccogliere qualunque cosa da terra e portarla alla bocca.
Il Gazzettino
- 19 Aprile 2003
989. Arturo il labrador avvelenato a Farra da un boccone preparato.
FARRA DI SOLIGO (Treviso). E' Arturo, un labrador di 5 anni, l'ultimo di una lunga serie di cani avvelenati. Arturo è morto mentre stava correndo nei prati tra Farra e Sernaglia.
La p roprietaria del cane ha denunciato l'accaduto ai carabinieri e all' Usl 7.
«Mia madre - racconta Chiara Ballancin, 29 anni, residente a Soligo, proprietaria del cane - una quindicina di giorni fa aveva portato Arturo a correre nei prati vicino a una stradina sterrata dove di solito si va a fare footing.
A un certo punto l'ha visto con le gambe tremanti e la bava alla bocca. Il tempo di portarlo dal veterinario a Solighetto e il cane era già morto».
«Il veterinario che l'ha visitato - prosegue Choiara Ballancin - ha detto che il cane deve aver ingerito un boccone preparato con carne e un diserbante inodore usato in agricoltura.
Non ho voluto inferire ulteriormente sul mio cane, sottoponendolo all'autopsia, ma credo che ci sia in giro qualcuno che si diverte ad ammazzare i cani, come già successo per altri casi nella zona del Quartier del Piave».
Casi di Qualiquesto tipo ultimamente si susseguono a ritmo serrato nel Vittoriese e nel Solighese.
Il Servizio veterinario dell'Usl 7 segue attentamente il problema: «Purtroppo non c'è un modo per prevenire i casi di avvelenamento degli animali - afferma il dottor Antonio Brino, direttore del Servizio veterinario e sanità dell'animale dell'Usl 7 - Secondo le segnalazioni che ci arrivano, a volte si tratta di casi di liti tra vicini che sfociano nell'avvelenamento dell'animale, altre volte si tr atta di derattizzazioni, ma in questo caso c'è un avviso pubblico.
Ci sono poi, in alcuni periodi dell'anno, i proprietari dei terreni che buttano bocconi avvelenati per tenere lontani i cani da caccia.
Certo è che, in alcuni casi, si può anche pensare che ci sia più di qualcuno in giro nel territorio che non ama gli animali».
L' avvelenamento degli animali è in aumento? «Nel 2002 - spiega il dottor Brino - alla nostra Usl sono stati segnalati 40 casi di anima li avvelenati, tra questi alcuni morti e altri che si sono salvati.
Nel 2003 fino ad ora abbiamo ricevuto una decina di segnalazioni. Ma i dati sono sicuramente in difetto rispetto al fenomeno.
Quello che noi possiamo fare, come servizio, è raccogliere le esche avvelenate e mandarle all'Istituto zooprofilattico per le analisi, il cui esito però ci viene dato solo dopo otto mesi».
Altri casi di avvelenamento di animali si sono verificati di recente a Ca rpesica di Vittorio e in Val Lapisina. Sensibile a questi casi il sindaco di Vittorio Giancarlo Scottà.
«Sono sconcertato davanti a casi di avvelenamento di cani e gatti - dice - Come Amministrazione stiamo lavorando con l'Associazione "Mondo cane" per la tutela degli animali e davanti a fatti come questi non posso che esprimere rammarico e tristezza».
La Tribuna di Treviso - 19 aprile
988. Da ieri esche anti ratti lungo i fossi. Attenzione per gli animal i domestici.
Cittadella (PADOVA).E' cominciato ieri nel territorio comunale di Cittadella, un trattamento di derattizzazione.
Esche topicide verranno messe lungo i corsi d'acqua e gli scoli prospicenti le principali vie pubbliche.
Le raccomandazioni sono di non manomettere le esche ad effetto c oagulante (con antidoto vitamina k) e di evitare che animali domestici vengano lasciati liberi in prossimità delle aree trattate.
Nelle scorse settimane l'operazione aveva generato alcune polemiche poichè alcuni proprietari di cani e gatti avevano lamentato la pericolosità delle esche che avrebbero avvelenato alcune bestiole.
«Sono esche che danno la maggior sicurezza - spiega Paolo Coin direttore del Servizio igiene e sanità pubblica dell'Asl 15 - preparate per svolgere una funzione di conten imento dei ratti, non di totale eliminazione, per questo molto meno letali rispetto a quelle utilizzate in caso di azioni incisive, quindi non invasive per altre specie animali.
Inoltre contengono sostanze "repellenti" per i bambini».
Massima sicurezza quindi che non esime dall'osservare, a scopo precauzionale, le indicazioni.
Per ulteriori informazioni rivolgersi al Dipartimento di prevenzione.
Il Gazzettino
- 19 Aprile 2003
987. Legambiente: «Niente caccia dopo bocconi».
MONTECCHIO. Per risolvere il problema
legato ai bocconi avvelenati, solo con il divieto di caccia nei luoghi dei ritrovamenti
si può risolvere il problema.
Lo sostiene, in una nota, il presidente
di Legambiente, Massimo Becchi, che interviene dopo la richiesta di un'azione
di monitoraggio con l'impiego delle Guardie ecologiche.
«Riteniamo che impiegare dei volontari come le guardie ecologiche per sacoraggiare il fenomeno, sia ridicolo e insensato.
La possibilità di trovare
sul campo dei bocconi avvelenati è solo legata al caso o a soffiate».
«Noi chiediamo alla Provincia
- conclude la nota - di chiudere e per almeno un anno la caccia in queste aree,
rendendo quindi inutile il posizionamento dei bocconi stessi».
Gazzettino di Reggio - 19 Aprile 2003
986. «Il mio cane ammazzato con bocconi al veleno».
Un cane è stato avvelenato a morte con bocconi probabilmente intrisi di diserbante.
E' accaduto l'altra sera in un giardino di via Ottoboni, nella zona di San Lazzaro. Il cane ucciso si chiamava “Gnagno”, era un maschio, incrocio fra un lupo e un collie, aveva tre anni.
Con lui è stato avvelenato un altro cane, salvato dai suoi padroni che lo hanno immediatamente portato dal veterinario.
Un terzo cane si è invece salvato, non avendo mangiato i bocconi avvelenati. Per questo episo dio il proprietario dei cani, Mario Polledri, ha sporto denuncia alla polizia.
«Abbiamo sempre avuto dei cani e non hanno mai dato fastidio a nessuno - ha riferito ieri Polledri -. Proprio non riesco a spiegarmi perché qualcuno ha voluto gettare nel mio giardino dei bocconi avvelenati».
L'altra sera i cani erano stati lasciati soli nel giardino di casa.
«Ci eravamo assentati - racconta il padrone di “Gnagno” - fra le otto e le 23 lasciando i cani all'aperto» h a spiegato Polledri «solitamente alla sera li teniamo in casa e qualcuno ne ha evidentemente approfittato per gettare agli animali i bocconi avvelenati. Quando siamo sono tornati a casa con la mia fidanzata abbiamo trovato uno degli animali agonizzante.
Di “Gnagno” invece non c'era traccia. L'abbiamo ripetutamente chiamato e abbiamo finito con il pensare che si fosse nascosto da qualche parte.
Abbiamo poi dovuto portare di fretta il cane dal veterinario, il quale l'ha medicato e ci ha spiegato che era stato avvelenato, probabilmente con del diserbante.
Il mattino seguente abbiamo poi trovato “Gnagno” raggomitolato sotto una siepe. Era morto.
Come ci ha poi spiegato lo stesso veterinario, era certamente già morto quando noi la sera siamo tornati a casa e lui non ha risposto ai nostri richiami».
Polledri ha quindi deciso di sporgere denuncia alla polizia contro ignoti per quanto accaduto. «Noi avevamo tre can i - dice - e Gnagno era come se fosse il capo dei tre, una specie di capobranco.
Quando qualcuno ha gettato i bocconi nel giardino, ha sicuramente mangiato il più grosso. All'altro cane è probabilmente spettato un boccone più piccolo e per questo si è salvato.
Al terzo cane, che è una femmina, gli altri due animali certamente non hanno lasciato nulla: per questo si è così salvata».
«Proprio non riesco a capire chi possa aver pensato di combinare una cosa del genere - ha detto ancora Polledri - quasi tutti i nostri vicini tengono dei cani e nella zona gli abitanti sono abituati alla presenza di questi animali».
Libertà - 18 Aprile 2003
985. «Hanno avvelenato la mia Penny».
VITTORIO VENETO (Treviso). E' Penny - una cagnolina meticcia di appena due anni - l'ultimo caso di avvelenamento degli «amici dell'uomo» che sta imperversando in città.
Penny, un incrocio con un bassotto, è morta mercoledì alle 19.30 dopo atroci sofferenze per aver ingerito veleno mentre si trovava nel suo giardino di casa a Carpesica, dove abita con il padrone.
La storia de lla morte dell'animale, avvenuta in maniera crudele, viene denunciata dal proprietario del cane che a due giorni dalla morte dell'amata cagnolina è ancora sconvolto.
«Da alcuni mesi abito con Penny a Carpesica - racconta M.A., 40 anni - e mercoledì poco dopo mezzanotte, al mio ritorno a casa, l'ho trovata agonizzante, riversa a terra in giardino.
In preda alla disperazione ho telefonato al veterinario della clinica "Città di Conegliano", dove l'ho tras portata. Il veterinario ha effettuato gli esami del sangue rinvenendo veleni usati in agricoltura, come gli anticrittogamici.
Il medico ha tentato di rianimare Penny - prosegue il padrone della cagnolina - le ha somministrato sedativi, le ha praticato alcune flebo, ma alla fine il mio cane purtroppo non ce l'ha fatta.
E' morta tra atroci dolori». Il proprietario della cagnolina ha presentato denuncia ai carabinieri di Vittorio contro ignoti nella speranza c he si arrivi a capire chi possa essere stato ad avvelenare la sua adorata cagnolina.
«Non riesco a darmi pace su chi possa avere interesse ad avvelenare un cane che non abbaia mai,non disturba - continua M.A. - Con i miei vicini di casa non ho mai avuto contatti, non so nemmeno chi siano.
Un'ipotesi che mi viene da pensare è che qualcuno l'abbia avvelenata perché femmina e dunque elemento di fastidio per qualche proprietario di cane maschio.
In ogni caso mi resta l'amarezza profonda per un gesto che non capisco e che è di una crudeltà enorme», conclude. Ma quello di Penny non è un caso isolato.
Avvelenamenti a raffica si sono registrati in Val Lapisina, e ancora prima a Meschio un cane era stato trovato morto forse a causa di una fucilata.
Una recrudescenza nei confronti degli animali che ormai ha assunto notevole eco.
Si teme che in città possa esserci un maniaco che si diverte a uccidere gli animali, a nche se non si esclude che qualcuno abbia messo in circolazione senza la giusta prudenza del veleno per topi.
La Tribuna di
Treviso - 18 aprile 2003
984. Denuncia di Federcaccia ed Ente protezione animali.
Diserbanti killer. È allarme in tutto il Sannio.
Cani avvelenati, ma non solo. Infatti all’Enpa e alla Federazione provinciale della Federazione italiana della caccia sono giunte ultimamente segnalazioni anche di volpi morte per lo stesso motivo.
La causa, però, è unica. Proprio in questo periodo, infatti, si fa un uso indiscriminato di diserbanti usati per «uccidere» le erbe che cominciano a crescere con una certa intensità, soprattutto, in prossimità delle strade.
Anni fa per eliminare il problema si faceva uso di vange e zappe, ma era faticoso, ora, invece, gli interessati hanno optato per una soluzione che certamente comporta un minor dispiego di energie.
Basta, infatti, comprare un qualunque diserbante in vendita presso i negozi specializzati, e il problema è risolto. Solo che a «morire», come si diceva, non sono solo le erbe, ma anche gli animali.
E l’ultimo caso segnalato alla Federazione della caccia, riguarda uno stupendo esemplare di bracco italiano. Si è verificato nell’immediata periferia del capoluogo.
Non si può parlare di un esemplare senza padrone, di un randagio. Infatti questa volta il cane che è morto avvelenato un padrone lo aveva.
Solo che lo stesso,
un cacciatore, ha avuto la sventura di farlo correre in una zona erbosa che
era stata cosparsa di diserbante. Il cane è morto tra atroci sofferenze,
nonostante l’intervento di un veterinario.
«L’uso indiscriminanto dei diserbanti è in questo particolare periodo dell’anno è un problema che causa il decesso di non pochi animali - ha affermato Gerardo Colarusso, presidente provinciale dell’Ente nazionale protezione animali - . Infatti a farne le spese sono soprattutto i cani e non solo quelli randagi.
Non a caso abbiamo avuto alcune segnalazioni di decessi di cani padronali non solo in città ma anche in alcuni centri della provincia, come a Cautano.
Come Enpa, quindi, chiediamo
che venga posta la massima attenzione nell’utilizzo di queste sostanze
altamente nocive che determinano anche la morte di latre specie di animali,
tra cui piccoli uccelli».
A denunciare il problema è anche il presidente provinciale della Federazione Italiana della Caccia, Antonio Ricciardi.
«Purtroppo ci troviamo di fronte a un problema certamente non nuovo che come Federazione della caccia andiamo denunciando da alcuni anni con risultati, però, quasi nulli.
Infatti presso le nostre sezioni continuano a giungere segnalazioni di casi di avvelenamento che riguardano non solo di cani, ma anche, in alcuni casi, di gatti.
Purtroppo, al di là della carenza di una normativa adeguata, c’è una scarsa sensibilità sul problema.
Comunque, è
necessario ribadire che il problema non è legato strettamente al mondo
agricolo dove l’uso è sempre controllato e non crea eccessivi problemi».
Il Mattino - 17 Aprile 2003
983. Aquila reale uccisa dai bocconi avvelenati.
CELANO - E' stata trovata morta dalla Polizia provinciale del circondario di Avezzano nel Parco Velino Sirente una bellissima aquila reale.
Il rapace è stato scoperto dagli uomini al comando del tenente Antonio Febo durante una perlustrazione nella zona di Capo di Moro in località Fonte Cituro del corcondario del comune di Collarmele a quota 1400 dal livello del mare.
Capo di Moro è un luogo bellissimo patria del vento: in questo periodo vi stanziano al pascolo cavalli e puledri con la presenza di cani randagi.
Ed è proprio questo il dubbio: l'aquila in cerca di cibo si è spinta in mezzo al branco dei cavalli ed è incappata in bocconi avvelenati predisposti per i cani randagi.
Ancora non è stato stabilito se si tratti di un maschio o di una femmina: le sue dimensioni dalla testa alla coda sono di 83 centimetri con una apertura alare di un metro e novanta.
Quelle ali tenevano sospeso in cielo un peso di sei chilogrammi. «L'aquila ritrovata è un esemplare giovane, di cinque anni, con le piume color marrone dorate con macchie bianche sotto le ali e sulla coda - è questa la descrizione che ne fa il tenente Febo in pesona, e aggiunge: -sappiamo che proprio in questo periodo in primavera la femmina depone le uova e le cova per un mese e mezzo.
L'Aquila di Capo Moro si è allontanata dunque dal nido per trovare cibo ed ha trovato la morte».
E dire che questi esemplari impiegano cinque o dieci anni per riprodursi e dunque si tratta di una perdita di una certa valenza per la fauna del Parco Velino-Sirente.
«Sono state avviate delle
indagini - dice Febo per accertare le responsabilità».
Il Messaggero - 17 Aprile 2003
982.
Bocconi avvelenati: attivo il numero verde.
MONTECCHIO. Una pratica barbara che merita di essere punita con severità.
E' quella dei bocconi avvelenati lanciati da individui incivili soprattutto nelle zone collinari della Val d'Enza e nelle aree pre montane.
Una pratica che ogni anno fa strage
di animali selvatici (il cui conteggio è praticamente impossibile) e
di cani e gatti (secondo l'Enpa e gli animalisti, centinaia negli ultimi anni).
Per sensibilizzare i cittadini su questo grave problema e per favorire anche la segnalazione di casi, da ieri è attivo presso il comando della polizia provinciale un numero verde al quale risponde l'operatore di turno oppure la segreteria. Il numero è 800 352292.
Gli uomini della polizia provinciale raccoglieranno le varie segnalazioni e interverranno poi di conseguenza anche con il coinvolgimento di altre forze dell'ordine dove si riterrà necessario.
Contro i bocconi avvelenati gli animalisti chiedono da tempo misure pesanti, come la sospensione dell'attività venatoria per un certo periodo nelle zone dove vengono ritrovate le pericolose esche.
Pericolose, è bene ricordarlo,
anche per i bambini.
Gazzetta di Reggio - 17 Aprile 2003
981.
Avvelenato il pastore tedesco? Lo decideranno i carabinieri.
Grezzana . Filippo Nicolis, un bambino di Alcenago, in uno stesso giorno ha perduto il gatto Grigetto e appena in tempo la sua famiglia è riuscita a salvare «Chicca», una femmina pastore tedesco, di due mesi.
C’è il sospetto che quest’ultima sia sia stata avvelenata. È successo domenica. Nel pomeriggio i familiari del bambino hanno trovato il gatto morto e la sera «Chicca», che cominciava ad avere le convulsioni.
Il papà di Filippo, Felice, e la sorella, sono corsi dal veterinario di turno in città, che ha salvato il cane, ma ha spiegato che bisogna aspettare che stia meglio per capire che cos’ha.
La signora Nicolis, Maria Teresa Dal Dosso, è molto preoccupata perché, spiega, «i veterinari hanno ipotizzato per il cane un avvelenamento con un boccone alla stricnina».
Si tratta di una sostanza complessa, fortemente tossica, che può nuocere anche ai bambini, oppure sciogliersi con l’acqua nel terreno degli orti con il rischio molto elevato di procurare intossicazione nelle persone.
«Non è la prima volta che succede», ribadisce la signora Maria Teresa. «Tre anni fa, in questo modo, ci è morto un altro pastore tedesco che avevamo da molti anni».
Ci si chiede: perché queste violenze sugli animali? La piccola Chicca, assicurano i Nicolis, non usciva mai dal giardino.
Sarà vero che questi bocconi
vengono depositati nei boschi per prendere le volpi? E chi lo fa, sa che nei
boschi soprattutto nella bella stagione passeggiano famiglie intere, con bambini
e cani? I Nicolis hanno denunciato il fatto ai carabinieri.
L'Arena - 17 Aprile 2003