STAMPA - articoli 881- 900
(14 marzo 2003 - 21 marzo 2003)

     


 

 

 

900. Troppi animali avvelenati.

 

 

Poiana salvata dal Parco dello Stirone. Ancora una volta si registrano casi di avvelenamento di animali, nonostante le campagne di prevenzione e le azioni messe in campo dagli enti locali e delle associazioni animaliste e ambientaliste.

La maggior parte delle cronache su questo problema riguardano animali domestici, come cani e gatti, ma non bisogna dimenticare l'impatto dei bocconi avvelenati sulla fauna selvatica, un fenomeno sicuramente sottovalutato vista l'impossibilità di avere stime e dati precisi sulla quantità di vittime.

Questa volta, per fortuna, l'episodio si è risolto con un lieto fine, grazie alla tempestiva segnalazione e al veloce intervento effettuato dai soccorritori. Come ha raccontato il presidente del Parco dello Stirone Matteo Orlandi, nelle scorse settimane è arrivata al Parco una segnalazione di un premuroso cittadino, Giovanni Granelli di Salsomaggiore, che aveva notato nei pressi di Laurano un esemplare di poiana in seria difficoltà dentro un fossato.

Il rapace era sporco di sangue e presentava i classici sintomi di avvelenamento da organofosforici: è stato subito recuperato e soccorso dai tecnici del Parco dello Stirone, ente che proprio in questi mesi sta attivando un piccolo Centro Recupero Fauna Selvatica specializzato sui rapaci, in collaborazione con il Centro Recupero dei Boschi di Carrega che si occupa prevalentemente di mammiferi. Grazie alle efficaci cure l'animale ha ripreso in pieno le proprie funzioni e attitudini biologiche, al punto che il giorno successivo è stato possibile rilasciarlo.

Come ha ricordato Orlandi in questi casi «la velocità di intervento e la competenza dei soccorritori sono indispensabili per individuare velocemente il problema e prestare le cure, prima che la situazione si aggravi e le condizioni diventino irrecuperabili. In questo senso è stata fondamentale la presenza del Centro Recupero e del personale addetto, che hanno potuto evitare l'ennesima morte per avvelenamento, permettendo all'animale di poter tornare a vivere nel proprio ambiente».

Per altri due animali, invece non è stato possibile intervenire, in quanto recuperati già deceduti nei pressi di Paroletta di Fontanellato dalla Guardia ecologica volontaria, Alessandro Gambazza. Si tratta di due albanelle reali e un piccione, morti per avvelenamento dovuto a pesticidi fosforati. In quella zona non si tratta del primo caso, e comunque negli ultimi tempi sono molte le segnalazioni per episodi di avvelenamento su tutto il territorio provinciale.

Proprio per questo motivo le Guardie ecologiche volontarie stanno intensificando i servizi preventivi, al fine di scongiurare il proliferare di questo assurdo utilizzo di esche e bocconi avvelenati. Ricordiamo che per la fauna selvatica trovata in difficoltà è possibile contattare i Centri recupero del Parco dello Stirone o dei Boschi di Carrega ai seguenti recapiti: Parco dello Stirone, tel: 0524/574418. Centro Visite: 0524/581139. Parco dei Boschi di Carrega, Centro Parco Casinetto: tel 0521/836026. Centro visite «R.Levati»: 0521/833440.


Gazzetta di Parma
-21 marzo 2003

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899. "Troppi gatti uccisi a Suna". 

 

 

Una lunga serie di crudeltà sugli animali a Suna, frazione rivierasca di Verbania. L´ultimo episodio di violenza è di questi giorni e riguarda un gatto fatto annegare in un sacco nelle acque del Lago Maggiore. Il fatto viene denunciato con forza dalla Lav, la Lega anti vivisezione:«Dobbiamo constatare che qui - dicono gli animalisti - , nella zona di via Plana, più che in qualsiesi altra località avvengono ormai frequentemente casi di uccisione di gatti».

La Lav ricorda che la scorsa estate erano stati uccisi dieci gatti, e altri due a Natale, vittime dei soliti bocconi di cibo avvelenato. Sempre in quell´occasione rimasero fulminati dal veleno anche due cani.

Andando indietro ancora nel tempo nell´estate del ´97, sempre utilizzando sostanze tossiche furono uccisi altri trenta gatti. La Lav fa appello ai cittadini affinchè denuncino i casi di randagismo in modo da intervenire con la sterilizzazione che permette il controllo del numero dei gatti.

Soltanto nell´estate 2002 sono stati sterilizzati a spese dei volontari della Lav e di persone sensibili al problema dodici animali.
f. ru.


La Stampa-21 marzo 2003 

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898. Gatti avvelenati nella zona della Pineta.

 

 

JESOLO. Gatti avvelenati nella zona Pineta a Jesolo. Il mistero si addensa e adesso le associazioni che tutelano gli animali si preparano al contrattacco annunciando pesanti denunce alle autorità.

A confermarlo è l'Ada, associazione per i diritti degli animali, di Jesolo, che da tempo si era occupata e aveva costantemente seguito due colonie di gatti che erano stati sterilizzati e accuditi a spese dell'associazione e con il contributo di alcuni cittadini di Jesolo. La notte tra l'8 e il 9 di marzo i gatti sono stati avvelenati, probabilmente mescolando delle sostanze velenose al mangime a base di pesce.

E' accaduto nella zona che si trova tra via Garcia Lorca e via Pisani, in Pineta. Adesso uno dei gatti senza vita, insieme al mangime trovato, sono stati portati all'istituto zooprofilattico di San Donà per l'esame chimico, che potrà stabilire con precisione le cause del decesso, anche se è già stato accertata la presenza di una sostanza velenosa nel cibo per i gatti.

L'Ada ha comunque presentato una denuncia contro ignoti e da testimonianze e lamentele raccolte, sarebbero state individuate anche delle persone sospette. L'associazione di Jesolo ha inoltre proposto una ricompensa a chiunque sia in grado di dare informazioni sul fatto che ha profondamente scosso chi in Pineta si era particolarmente affezionati ai gatti (tel. 347/0059678).

L'Ada è infatti impegnata costantemente con i suoi iscritti a tenere sotto controllo queste colonie di gatti ai quali garantisce la pulizia, le condizioni igienico sanitarie e le sterilizzazioni. I volontari infine si sono costituiti parte civile proprio per garantire il rispetto della legge che tutela specificamente le colonie di gatti randagi e la loro incolumità. Un episodio davvero spregevole contro degli animali che erano stati tra l'altro sterilizzati.


Nuova Venezia
-20 marzo 2003 

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897.  Avvelenati oltre quaranta cani.

 

 

Sono ormai più di quaranta i cani morti per avvelenamento a Gottolengo. Ed è da una ventina di giorni che all'ufficio della Polizia Municipale piovono le denuncie dei proprietari di animali, fra cui alcune relative anche all'avvelenamento di gatti domestici. In seguito alle analisi effettuate dai veterinari, si può sostenere con sicurezza che l'esca con il veleno utilizzata è sempre la medesima: si tratta di una testa e/o un collo di pollo contenente sostanze organo-fosforiche unite ad altri componenti, che, una volta ingerita dal cane o dal gatto, rende vano qualsiasi intervento terapeutico.

La vicenda ha indotto qualcuno a fomentare dubbi e a gettare discredito sui cacciatori del paese (a Gottolengo ci sono due associazioni venatorie: l'Associazione Cacciatori Lombardi, e la Federcaccia), e in particolare sui volontari addetti al controllo della popolazione delle nutrie.

Pronta la reazione delle associazioni dei cacciatori, che dichiarano la più completa estraneità ai fatti, e sottolineano l’impegno a collaborare con le autorità per individuare ed isolare i responsabili.

Le indagini della polizia locale e provinciale sono tuttora in corso; nel frattempo tutti i gottolenghesi sono stati invitati a tenere sotto stretta sorveglianza il proprio animale domestico, evitando soprattutto uscite incontrollate che possano provocare rischi.

Il Comune ha inoltre sollecitato ogni cittadino che fosse testimone di episodi simili, o verificasse la presenza di persone sospette, a segnalare dati e informazioni alla Polizia Municipale di Gottolengo (030/951092), oppure alla stazione dei Carabinieri di Gambara (030/956222), o alla centrale della Polizia Provinciale di Brescia (030/3748011). m.mor.


Brescia Oggi-20 marzo 2003 

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896. Polpette avvelenate: strage di cani e gatti.

 

 

È stata una strage in piena regola. Per sei cani e altrettanti gatti di via Bellini non c'è stato scampo: sono stati avvelenati da un micidiale cocktail di carne macinata e veleno. I poveri animali sono stati traditi da un boccone di carne offerto da quello che, a torto, hanno sempre considerato il loro "migliore amico".

È il barbaro attacco portato da alcuni ignoti contro gli indifesi animali di via Bellini. Negli ultimi giorni, infatti, alcuni ignoti avrebbero disseminato una miriade di esche avvelenate nei giardini pubblici e intorno alle abitazioni. Decine di piccole polpette di carne e veleno che hanno seminato la morte tra i piccoli amici a quattro zampe dellle famiglie che vivono in quel rione.

In alcuni casi, la spavalderia de gli ignoti "killer" ha superato anche gli ostacoli più ardui. Cancelli, muri e inferriate non sono serviti a nulla. I killer, infatti, hanno pensato bene di lanciare le esche velenose oltre l’ostacolo uccidendo gli animali presenti nei cortili. La reazione dei proprietari non si è fatta attendere. "È da giovedì scorso - ha confermato una signora, mentre mostra uno dei "bocconcini" avvelenati - che va avanti questa ignobile strage.

Hanno ucciso anche il mio cane". Altri non si sono fermati alle lamentele e si sono subito recati in caserma per denunciare il fatto. Sinora sarebbero sei le denunce contro ignoti raccolte dai carabinieri di San Giovanni Suergiu.

Un atto dovuto per cercare di individuare i responsabili del vile atto che ha sterminato gli amici a quattro zampe di un’intera via di San Giovanni Suergiu.

M. Lo.


L'Unione Sarda
-20 marzo 2003 

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895. Avvelenatore uccide i gatti.

 

 

Strage di gatti a Sant'Ermete. Da almeno due settimane, un avvelenatore colpisce in via dei Gigli, dove quattro gatti sono già morti, a causa di un veleno datogli quasi certamente da qualcuno che vive lì.

La gente che abita nella strada è sicura, il colpevole, o la colpevole, non è lontano, dal momento che si spinge fino ai giardini dei vicini per avvelenare i felini. E c'è chi ha già preparato una denuncia.

Ma non è la prima volta. Se quest'anno tocca ai gatti, l'anno scorso, nella stessa zona, è stata la volta di alcuni cani, morti sempre avvelenati. Quasi nessun dubbio, quindi, che la «mano» sia la stessa.


Il Resto del Carlino
-19 marzo 2003 

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894. Polpette avvelenate: strage di cani e gatti.

 

 

San Giovanni Suergiu È stata una strage in piena regola. Per sei cani e altrettanti gatti di via Bellini non c’è stato scampo: sono stati avvelenati da un micidiale cocktail di carne macinata e veleno. I poveri animali sono stati traditi da un boccone di carne offerto da quello che, a torto, hanno sempre considerato il loro “migliore amico”.

È il barbaro attacco portato da alcuni ignoti contro gli indifesi animali di via Bellini. Negli ultimi giorni, infatti, alcuni ignoti avrebbero disseminato una miriade di esche avvelenate nei giardini pubblici e intorno alle abitazioni. Decine di piccole polpette di carne e veleno che hanno seminato la morte tra i piccoli amici a quattro zampe dellle famiglie che vivono in quel rione.

In alcuni casi, la spavalderia degli ignoti “killer” ha superato anche gli ostacoli più ardui. Cancelli, muri e inferriate non sono serviti a nulla. I killer, infatti, hanno pensato bene di lanciare le esche velenose oltre l’ostacolo uccidendo gli animali presenti nei cortili.

La reazione dei proprietari non si è fatta attendere. «È da giovedì scorso - ha confermato una signora, mentre mostra uno dei “bocconcini” avvelenati - che va avanti questa ignobile strage. Hanno ucciso anche il mio cane». Altri non si sono fermati alle lamentele e si sono subito recati in caserma per denunciare il fatto. Sinora sarebbero sei le denunce contro ignoti raccolte dai carabinieri di San Giovanni Suergiu.

Un atto dovuto per cercare di individuare i responsabili del vile atto che ha sterminato gli amici a quattro zampe di un’intera via di San Giovanni Suergiu.


Unione Sarda-19 marzo 2003 

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893. Bocconi avvelenati, strage senza fine a Baganzola.  

 

 

Una vera e propria strage. Tra cani e gatti, negli ultimi sei anni sono morti avvelenati oltre venti animali. Epicentro di questo massacro è Castelnuovo di Baganzola, frazione alle porte di Parma. E, tra tutti i casi, il più significativo e doloroso è quello che riguarda Gianfranco Sbravati con sei cani uccisi è decisamente il più colpito ed è proprio grazie a una sua lettera di denuncia al giornale che il fenomeno emerge in tutta la sua gravità.

Domenica gli ultimi avvelenamenti. A perdere la vita sono stati Lilly e Giò, due piccoli meticci, entrambi dello stesso Sbravati. «Non è possibile _ lamenta l'agricoltore di Castelnuovo _. E' una tragedia che prosegue da anni. E a volte le polpette avvelenate si trovano anche all'interno del cortile. Figuriamoci tutto quello che viene messo campi o lungo l'argine (quello che costeggia la Parma ndr)».

Vendetta privata? Vandalismo? Interesse a eliminare elementi di disturbo? Si cercano le cause per questi due chilometri di terrore, attorno a via Chiesa, per gli animali domestici e i loro proprietari. «Potrebbe trattarsi di cacciatori privi di scrupoli _ ipotizza l'agricoltore _ (l'area non è riserva naturale, ndr) che vogliono eliminare i nostri cani, temendo che possano spaventare la selvaggina. Questa ipotesi mi è confermata dal fatto che gli avvelenamenti coincidono nei periodi in cui viene ripopolata la zona. L'ultimo episodio no: sono morti solo i miei cani».

Non solo. «Negli ultimi giorni avevo ricevuto delle minacce _ sottolinea Sbravati _ perché alcuni sarebbero stati disturbati dall'abbaiare dei miei cani. Ma, se credono che io li tenga legati nel cortile della mia azienda, si sbagliano. Se escono o vanno in strada è un altro discorso.

Ma nel cortile di casa mia, i miei cani restano liberi: poi che male vuoi che facciano, sono piccoli, basta allungare un piede per allontanarli».

Matteo Scipioni


Gazzetta di Parma- 18 marzo 2003
 

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892. Decine di cani avvelenati lungo l'argine del Po.

 

 

CASTELNOVO (Rovigo)— Da alcuni anni, puntualmen te all'inizio della primavera, nella zona fluviale compresa fra la località Bariano e la fornace Sime (le vie Spinea, Matteotti, Argine Po, Cybo, aree con molti abitanti e protetta dall'Atc 4°A1) si verifica con cronometrica ferocia il triste fenomeno dei cani randagi e non avvelenati con potenti veleni.

Un anno fa morirono, dopo atroci tormenti, alcuni cani domestici durante passeggiate familiari e ci fu un grosso scandalo per cui si mosse l'amministrazione comunale, ma poi tutto cadde nell'indifferenza generale. «Alcuni giorni fa — denuncia Franco Malerba — sono morti avvelenati alcuni cani randagi, che da mesi permanevano vicino all'argine maestro e che molti avevano preso a ben volere e a nutrire.

Si tratta di cani da caccia abbandonati: un setter femmina bello e mansueto, due esemplari di un anno maschio e femmina, due cuccio li di un mese circa generati dalla stessa giovane femmina ed un altro paio della zona. Il setter e i due di un anno li ho seppelliti io stesso, avendoli visti morire dopo atroci tormenti, un altro paio sono stati visti cadavere, gli altri scomparsi.

Io non voglio accusare nessuno — precisa Malerba — , ma dico solo che ci sono alcuni sconsiderati che seminano bocconi avvelenati in zone abitate, amate per il passeggio, il temp o libero, le soste domenicali, la pesca, lo sport». Il fenomeno dei cani randagi era più volte stato segnalato al Comune, ma nessuno si era mosso.

Molti cacciatori, anche recentemente, hanno pubblicamente detto che questi cani randagi sono nocivi e che devono essere eliminati. Tale moria canina è stata segnalata ai carabinieri di Castelmassa.
Franco Rizzi


Il Resto del Carlino- 18 marzo 2003 

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891.  Cani e gatti vittime di bocconi avvelenati.  

 

 

PISTOIA -- Cani e gatti vittime di bocconi avvelenati. I nuovi casi, dopo quelli di Masotti di alcuni mesi fa, ci vengono segnalati dalle Casermette e dal quartiere di San Biagio. «Sono dei criminali» -- ci ha detto ieri al telefono una signora angosciata dalla presenza di sostanze velenose in alcun i spazi verdi delle Casermette.

«Il cane di un nostro conoscente ha ingerito quella sostanza ed è stato salvato per un vero miracolo. Ma i suoi reni e il fegato sono stati compromessi per sempre. Fatelo sapere a tutti coloro che portano aspasso il loro cagnolino di stare attenti».

Sembra, come ci ha detto un'altra persona che risiede nella zona d San Biagio, che qualcuno usi sostanze pericolose per eliminare altri animaletti che infestano orti e giardini. Raccogliamo questo appell o per invitare alla vigilanza tuttutti i proprietari di cani e gatti.

Ci auguriamo che non accadano più episodi del genere che creano tante sofferenze ai piccoli amici a quattro zampe e ai loro proprietari. Chi mette queste esche deve sapere che ora sono previste pene pesanti per chi commette questi reati.


La Nazione -18 marzo 2003 

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890.  Tre bei segugi trovati morti nel canale di Cagnola E' un mistero.

 

 

CARTURA (Padova). Tre cani morti nel canale, nell'acqua ma vicino alla riva. Cani da caccia, probabilmente segugi. Sono stati trovati ieri mattina con le prime luci dell'alba dalla Protezione Civile, nel corso di un sopralluogo per via della grossa quantità di rifiuti che vengono abbandonati su quell'argine.

Tre morti sospette, sulle quali ora si cercherà di fare luce. Si t ratta di via Argine Sinistro, la laterale che parte dal ponte di Cagnola. Immediatamente è stato informato il servizio veterinario dell'Uls 17 che ha mandato sul posto il proprio personale.

Non avevano alcun tatuaggio o microchip. Impossibile quindi risalire alla proprietà degli animali. Erano tre splendidi esemplari di cani che vengono utilizzati nelle battute di caccia: nessuno è ancora riuscito a capire dove abbiano trovato la morte. Da un primo esame non sono state riscontrate ferite da ar ma da fuoco.

Potrebbero quindi essere stati avvelenati o soppressi.

Le carcasse sono state subito portate all'istituto Zooprofilattico di Legnaro, dove verranno eseguiti gli accertamenti. Sembra improbabile che siano morti annegati. Almeno per ora è quasi certa l'ipotesi dell'uccisione. Quando l'esito dell'autopsia sarà sui tavoli dei veterinari, verrà aperta una piccola indagine. La zona arginale di Cagnola, che costeggia il canale, è unodei luoghi prediletti dai cacciatori.

Secondo gli accert amenti svolti ieri mattina, il fatto potrebbe risalire alle giornate di sabato o di domenica.


Il Mattino di Padova -18 marzo 2003 

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889. Strage di cani e gatti a Montalto di Castro.

 

 

Torna la paura per i proprietari di cani a Montalto a causa di bocconi avvelenati lasciati da qualche scellerato nel territorio della cittadina tirrenica. Le polpette al veleno hanno per ora fatto 4 vittime tra i cani e qualche decina tra i gatti.

Due cani erano di proprietà di un abitante nella località Quartaccio alla Marina, uno era invece randagio, ma adottato da tutto il quartiere delle case ex Enel. Quest’ultimo è stato trovato nella notte in fin di vita lungo la strada che porta in località Campomorto ed è stato portato nella clinica veterinaria di Montalto dove è stato sottoposto alle cure dei medici veterinari che stanno tentando di salvarlo.

Un altro cane con alcuni branchi di gatti sono stati ritrovati morti in altre parti del paese. Questo fa pensare che chi ha voluto colpire lo ha fatto a vasto raggio consapevole far morire sia cani e gatti randagi e non presenti sul territorio e che vengono nutriti da volontari.

Del caso ora si stanno interessand o i carabinieri della locale caserma dove è stata presentata una denuncia, mentre su cosa abbiano mangiato gli animali stanno indagando i veterinari della Asl che stanno analizzando le carcasse.


Il Mezzogiorno-18 marzo 2003

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888. Sei animali avvelenati a Sperongia di Morfasso.

 

 

Morfasso - Un'altra strage di cani in alta Valdarda. Si ripetono, ancora in comune di Morfasso, i mici diali avvelenamenti che oltre colpire i quattrozampe, mettono a rischio la selvaggina stanziale ed anche l'incolumità dei residenti.

Gli ultimi sconcertanti avvenimenti sono tutti accaduti in località “Labè” (un popoloso nucleo aggregato alla frazione di Sperongia) dove, nell'arco di pochi giorni, sono stati avvelenati ben sei esemplari di razze diverse: un pastore tedesco, uno da caccia, uno da guardia ed alcuni meticci.

Senza poi dimenticare che un a nalogo grave fatto accadde un anno fa proprio nella stessa frazione (allora morirono otto cani) ed ancora, un anno prima, ne furono avvelenati altri nelle frazioni di Casali, a Teruzzi ed a Rusteghini. Stefano Cimelli e Mauro Capelli sono due giovani del posto che hanno preso a cuore tutta la situazione, si sono seriamente preoccupati di quanto accaduto e stanno facendo di tutto per provocare interventi ed accertamenti.

Hanno fotografato gli animali, hanno rac colto le dichiarazioni dei rispettivi proprietari, hanno segnalato la situazione a chi di dovere e sono fermamente decisi ad andare fino in fondo nel tentativo di individuare il killer (o i killer) degli amici a quattro zampe. Come hanno dichiarato, non si muovono soltanto per il rispetto e l'amore verso gli animali. Il loro pensiero va ben oltre.

Si chiedono: e se i bocconi avvelenati (perché di questo si tratta) finissero nella mani di qualche bambino o di q ualche anziano? Oppure se finissero in bocca a qualche uccello (una gazza, un corvo, un falchetto ad esempio) per essere «portati» nei boschi dove vivono altri animali selvatici come i cinghiali? Ed ancora: chi ha provocato l'inspiegabile morte delle tre galline di una anziana donna che abita a “Labè” ma che (almeno per ora) intende mantenere l'anonimato? Ma Stefano Cimelli e Mauro Capelli intendono andare ancora più in là e per il caso di un meticcio a pelo fulvo visto morire in pochi minuti fra atroci contrazioni in un piccolo prato nella immediata periferia di quel piccolo agglomerato rurale e di cui non è stata possibile l'immediata individuazione del proprietario (lo si potrà fare attraverso il tatuaggio), hanno chiesto l'intervento dei vigili del fuoco del distaccamento di Fiorenzuola i quali, pur non avendo competenza in tale settore, hanno subito girato l'incombenza all'amministrazione comunale di Morfasso.

Così, nella giornata di ieri, il vigile urbano Giuseppe Perotti ha recuperato la carcassa dell'animale assieme ad una borsa di plastica dal contenuto piuttosto sospetto: tracce di una sostanza “grassa” di colore giallognolo.

Mentre tutti si augurano che l'animale venga subito sottoposto agli opportuni accertamenti per stabilire la natura del veleno utilizzato nella confezione dei micidiali bocconi, scatta una prima operazione di autodifesa: al cuni abitanti di Labè e di Sperongia hanno deciso di prendere nota di tutte le targhe delle automobili ritenute “forestiere” per eventualmente segnalarle anche ai carabinieri del capoluogo.
Franco Lombardi


Liberta' -18 marzo 2003

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887.  Randagi morti avvelenati.

 

 

CASTELNOVO BARIANO (Rovigo)
Ancora cani randagi avvelenati senza pietà.Succede a Castelnovo Bariano, nella zona fluviale compresa fra la stessa località di Bariano e la fornace Sime ( tra le vie Spinea, Matteotti, Argine Po, Cibo), in un'area densamente popolata, a due passi dal centro storico e in piena zona di protezione "atc 4 ai".

I soliti ignoti, in questi giorni come l'anno scorso, se la sono presa con una colonia formata da cani randagi, che sono stati avvelena ti e sono morti da indicibili tormenti, con gravi emorragie interne, e senza nessuna cura.Risale infatti a un anno fa un episodio simile: diversi cani di proprietà morirono tra atroci sofferenze dopo la passeggiata quotidiana, l'autopsia evidenziò che la morte era avvenuta per avvelenamento ( di solito, vengono offerti ai cani cibi confezionati in polpette molto gustose, ma gonfi di veleno con il quale si annientano i ratti di fogna).

Fu grande allora la preoccupazione dei cittadini e del grande fatto di cronaca si occupò anche l'amministrazione comunale." Ma questa volta è stata una cosa straziante - denuncia senza mezzi termini Franco Malerba, residente in via Matteotti - alcuni giorni fa sono morti avvelenati questi cani, che sì erano randagi ma amati molto dal quartiere residenziale lungo il fiume: un setter femmina bello e mansueto, due esemplari di un anno, due cuccioli di un mese circa e un altro pai o di cani senza padrone che circolavano in zona.

Io stesso ho seppellito i cadaveri, dopo aver assistito senza poter far nulla all'agonia di queste povere bestiole indifese, altri cadaveri sono stati visti in campagna, altri randagi ancora sono spariti. Non voglio accusare nessuno, dicendo solo che alcuni sconsiderati seminano bocconi avvelenati in zone abitate, amate per il passeggio, il tempo libero, le soste domenicali, la pesca, lo sport".

Questo fe nomeno incivile è stato più volte segnalato alle autorità competenti, ma nulla si è mosso.Spiace ricordare che molti cacciatori, anche di recente, hanno pubblicamente detto che questi randagi - alcuni abbandonati proprio da amanti delle attività venatorie - dovevano essere eliminati.In più gli avvelenamenti avvengono puntualmente all'inizio della bella stagione, quando i fagiani covano e le lepri, liberate qualche mese fa, prolificano.

Una triste realtà, un fen omeno di inciviltà che ancora una volta caratterizza e squalifica l'altopolesine, dopo le torture alla colonia felina di Melara e i numerosi abbandoni di animali d'affezione.AB


Il Gazzettino-18 marzo 2003  

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886. Bocconi avvelenati, una forma di terrorismo

 

 

Il titolo in oggetto potrebbe sembrare forte, per chi non è molto al corrente del fenomeno e soprattutto per chi non ha mai subito direttamente le conseguenze di questi ignobili comportamenti criminali. Sono diverse le modalità con le quali questi spregevoli individui danno spazio alla loro aberrazione, procurando indicibili sofferenze agli animali che ne sono vittime, dagli ami da pesca ai vetri sminuzzati nelle polpette di carne ai topicida ai fitofarmaci e veleni di ogni tipologia e provenienza.

Non passa giorno che personalmente non riceva segnalazioni o legga a rticoli su qualche decina di casi di avvelenamento di animali domestici e selvatici in giro per l'Italia. Il fenomeno è particolarmente concentrato al centro, ma non possiamo esserne certi, in quanto non sempre i casi vengono denunciati e finiscono sui giornali. Manca una banca dati e credo che sarebbe opportuno provvedervi, perché il fenomeno ha assunto ormai una rilevanza di tale vastità e gravità che si dovrebbe intervenire a livello politico nazionale o quantomeno regionale (senza esclusioni, per ché temo che non vi sia comune in Italia che non abbia avuto qualche caso di avvelenamento recente).

E' vero che si sta provvedendo solo ora a censire le discariche abusive, che sono svariate migliaia sparse per la nostra penisola, figuriamoci dover provvedere a sviluppare una banca dati degli avvelenamenti di animali, con tutte le priorità ed i ritardi che abbiamo. Il ragionamento apparentemente non fa una grinza, ma è confut abile per motivi di sicurezza sociale. Infatti reputo che queste forme di avvelenamento siano equiparabili a forme di terrorismo sociale, meno pericolose ma non meno gravi come effetto psicologico e degrado sociale.

Infatti che cosa differenzia questi individui spregevoli dai terroristi come vengono comunemente identificati? Che questi ultimi ricorrono all'esplosivo ed alle armi da fuoco e colpiscono le persone, i primi invece colpiscono i nostri affetti, i nostri animali domestici, che fanno parte d ella nostra famiglia e per molti di noi sono tutta la famiglia (pensate agli anziani rimasti soli…), inoltre colpiscono l'ambiente naturale alla cieca, procurando morte in maniera differita e indiscriminata. Gli effetti della loro azione sono devastanti ed insidiosi, insinuano il dubbio su chi possa essere stato, alimentano la diffidenza e l'ostilità, l'insicurezza e l'ansia.

Ogni volta che si passeggia con il proprio cane si deve prestare un'attenzione ossessiva affinché non ingerisca nulla. E non scordiam oci i rischi per i bambini che giocando ed esplorando l'ambiente potrebbero venire in contatto con queste sostanze pericolose, che sono ormai poste ovunque.

Il fenomeno si è aggravato negli ultimi mesi ed a mio avviso ha assunto rilevanza nazionale, trovando spazio nella psiche vile di questi spregevoli individui, che colpiscono confidando nell'impunità e godendo della sofferenza causata, appagando il loro delirio di onnipotenza, che deriva dal potere di procurare la morte.

Ovviamente non abbia mo solo a che fare con individui patologici, una certa percentuale di questo fenomeno è dovuto a motivi apparentemente razionali, quale il controllo degli animali considerati nocivi, che sono ritenuti tali solo dagli ignoranti e supponenti, che con il loro comportamento colpiscono indiscriminatamente (effetti collaterali?).

Ovviamente non si potrà risolvere questa emergenza solo ricorrendo a leggi specifiche, che comunque potranno essere utili, occorrerà soprattutto occuparsene a livello di presidio t erritoriale e di vigilanza mirata dando molto spazio al volontariato ambientale qualificato, sia per contenere le spese della "controffensiva" e sia perché nessuno conosce bene il territorio e lo frequenta assiduamente come coloro che si dedicano alla vigilanza ambientale volontaria.

Occorrerà anche occuparsene a livello preventivo rendendo estremamente controllato l'acquisto di prodotti che possono essere utilizzati a tale sco po, sensibilizzando l'opinione pubblica affinché presti maggiore attenzione e denunci i casi di cui viene a conoscenza, ponendo pesanti sanzioni (soprattutto economiche) ai colpevoli che venissero individuati, all'individuazione di efficaci tecniche di monitoraggio e bonifica, etc…

Una cosa dobbiamo assolutamente evitare: l'indifferenza. L'indifferenza potrebbe essere apparentemente giustificata da altre priorità e difficoltà, ma in realtà essere passivi di fronte a questi inconfutabili riscont ri, significherebbe rimuovere temporaneamente un problema che poi saremmo costretti ad affrontare più avanti per l'aggravarsi dello stesso fino a divenire emergenza nazionale, e trovarsi impotenti ad affrontarlo. Sarebbe come far finta di niente di fronte a turbe del comportamento di adolescenti che svolgono giochi sadici torturando animali, per poi scoprire che da adulti sono tra i più probabili autori di incendi boschivi (piromani) o anche di peggio (come dimostrato dalla moderna criminologia).

Questi spregevoli individui (che per una sorta di perverso contagio emulativo si stanno sempre più diffondendo) sono estremamente pericolosi ed occorre impedire loro di continuare a nuocere.

Mi auguro pertanto che a livello politico si prenda atto che il fenomeno si sta aggravando e che lo si deve affrontare con competenza e determinazione


Promiseland- 17 marzo 2003

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885. Usl 15, strage di cani e gatti causata dal topicida «Cinque veterinari hanno certificato molti casi».

 

 

Non si ferma la "battaglia" intrapresa dal comitato cittadino di Piazzola sul Brenta, costituitosi dopo le segnalazioni di intossicazioni e morti di animali domestici per presunto avvelenamento da topicida, avviata dal gruppo di animalisti intercomunale "Noi animali con gli altri animali", contro il metodo di derattizzazione attuato dall'Usl 15.

«Siamo in possesso di cinque dichiarazioni di medici veterinari, che lavorano in comuni dell'Alta padovana - spiega Donatella Fassina, portavoce del gruppo di animalisti e del comitato cittadino - dove attestano che da tempo ricevono nei loro ambulatori animali domestici che presentano chiari sintomi di avvelenamento da rodenticida.

Nelle testimonianze alcuni veterinari precisano anche che i gatti e i cani che hanno curato appartengono a cittadini che non fanno uso, nelle loro proprietà, di veleno contro i topi. Sostanza che, invece, si trova lungo i fossi, all'interno delle bustine che vengono utilizzate per la derattizzazione. Le testimonianze scritte ci sono giunte da ambulatori veterinari, situati in territori che fanno capo al distretto dell'Usl15. Ora questi documenti sono stati consegnati alla Guardia Forestale, ente preposto per verifiche questo tipo di situazione».

Certificati ai quali si aggiungono anche testimonia nze telefoniche su casi simili. «Dopo l'istituzione del numero di cellulare abbiamo ricevuto varie segnalazioni da parte di proprietari di animali domestici che presentano sintomi di avvelenamento da rodenticida - sottolinea Fassina - Ci teniamo a sottolineare che non vogliamo fare la guerra all'Usl 15, quello che a noi interessa è che le persone inizino a riflettere sulle modalità di derattizzazioni. Il veleno va messo all'interno di rat box, in modo che venga evitato qualsiasi altro contatto».Barbara Turetta


Il Gazzettino
-15 marzo 2003

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884. Bocconcini ai cani di Luras. 

 

 

LURAS (Sassari). Chiedo ospitalità al vostro giornale per parlare di una situazione c he ogni tanto, purtroppo, riaffiora a Luras, paese in cui vivo. Lunedì 10 marzo ancora una volta un cane ha perso la vita dopo aver ingerito un boccone avvelenato.

Questa triste sorte è toccata al povero Spillo, un simpatico pincer che anche quella mattina aveva deciso di fare il giro dell'isolato per prendere una boccata di aria visto che il freddo dell'inverno passato lo aveva costretto a rimanere spesso a casa.

Ma quella per Spillo è stata l'ultima volta. Un bocconcino prelibato gli si è pres entato di fronte e dopo qualche incertezza ha deciso di mangiarlo, peccato pero che una mano crudele aveva deciso che quel peccato di gola gli sarebbe costata la vita.

Per lui è cominciata subito una dolorosa e lenta agonia. Ma il destino si è accanito: Spillo portato immediatamente dal veterinario più vicino, colui che per deontologia deve curare tutti gli animali, non ha avuto diritto a una visita e di conseguenza a delle cure (che forse potevano salvarlo).


La Nuova Sardegna-15 marzo 2003

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883.  Veleno nelle mangiatoie L'Ada denuncia: strage di gatti.

 

 

Jesolo (f.c.) Strage di gatti a Jesolo. Almeno una ventina sono i mici trovati morti in questi giorni ad opera di persone che al momento rimangono ignote. A denunciarlo è l'Ada, l'associazione diritti degli animali. "A Jesolo c'erano due colonie di gatti - racconta Luciana Bedin, responsabile Ada - in via Garcia Loca e via Pisani, costituitesi qualche tempo fa dopo che qualcuno aveva lasciato alcuni gatti e questi si sono poi riprodotti. Allo stato attuale, tra un posto e l'altro ce n'erano una ventina".

Colonie che l'Ada seguiva con particolare cura e attenzione igienica: i simpatici animali erano stati sterilizzati e venivano curati quelli che eventualmente si trovavano in situazioni di sofferenza. Non davano fastidio a nessuno, anche perché non si trovavano vicino ad alcuna attività; una volta un condomino di una palazzina espresse qualche rimostranza ma finì per affezionarsi agli animali. Fino all'altra notte. Fino a quando qualcuno ha avuto il coraggio di mettere del cibo avvelenato nei contenitori utilizzati per il rifornimento quotidiano.

"Ne abbiamo trovati una quindicina di morti nei pressi delle mangiatoie - riferisce ancora Bedin - ma all'appello mancano praticamente tutti". La macabra scoperta lunedì; considerati i tempi di rifornimento alimentare, si presume che il delitto sia stato commesso nella notte di sabato. Ora l'Ada ha portato a far analizzare un campione delle sostanze all'istituto zooprofilattico di San Donà di Piave, per avere la conferma del sospetto che ci sia del veleno nel cibo.

Contemporaneamente è stata sporta denuncia contro ignoti al commissariato di polizia. "Contro ignoti, è vero, anche se qualche sospetto lo abbiamo già, anche se in questo momento non possiamo esporci. È la prima volta che capita una cosa del genere. Se qualche privato ha subito un fatto del genere ce lo faccia sapere perché vorremmo che si costituisse parte civile".

Solo qualche anno fa l'Ada aveva avuto il sospetto che ci fosse un commercio clandestino di animali destinati alla vivisezione. "Ma da quella volta non è più successo". Per contattare l'Ada, prossima a compiere i suoi primi 10 anni di attività, può telefonare al 3470059678.


Gazzettino-15 marzo 2003

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882. L'ultimo orrore, avvelenano cani.

 

 

TERLIZZI (Bari) Mentre in altre città pugliesi si costruiscono canili e si offrono euro a coloro che adottano amici a quattro zampe, a Terlizzi c'è chi pensa di risolvere il problema del randagismo avvelenando gli animali.

In un esposto inviato al commissario straordinario del Comune di Terlizzi Mario Volpe, al comando della polizia municipale e della locale tenenza dei carabinieri, il medico-veterinario Gaetano Dell'Aquila ha denunciato l'avvelenamento di cinque cani randagi rinvenuti morti in Contrada "Camarelle".

Specialista in malattie infettive ed in polizia veterinaria, il sanitario terlizzese si è subito reso conto che gli animali non erano certo morti per investimento per auto sul ciglio delle strade o il freddo che nei giorni scorsi ha colpito la Puglia, ma in seguito all'ingerimento di cibo presumibilmente trattato con sostanze tossiche.

Il veterinario terlizzese, che purtroppo non è riuscito a salvare la vita ad una cagna con evidenti disturbi gastrointestinali, nella denuncia ipotizza che die tro la morte dei cani di Contrada "Camarelle" ci possa essere la mano di qualcuno che si è voluto liberare degli animali a quattro zampe facendosi giustizia da solo.

Inoltre, invita il commissario straordinario ed il settore veterinario del Dipartimento di Igiene e Prevenzione, attuatori delle leggi in materia di randagismo, a sedersi dietro allo stesso tavolo per risolvere la questione dei cani che soprattutto nelle ore notturne vagano per la città alla ricerca di cibo per sfamarsi e spaven tando adulti e bambini.

L'obiettivo del dott. Dell'Aquila non è soltanto quello di spingere le autorità preposte ad avviare delle indagini per accertare gli autori dell'avvelenamento dei cani ed a punirli in base alle nuove leggi che tutelano gli "amici dell'uomo", ma anche quello di evitare che altre povere bestie facciano la stessa orrenda fine.


La Gazzetta del Mezzogiorno-15 marzo 2003

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 881. Cani e gatti, cibo al veleno La Lav si appella ai giudici e denuncia lo sterminio.

 

 

PALENA (Chieti). Continuano a morire a cau sa di bocconi avvelenati lasciati da ignoti per ammazzare cani e gatti. E su un fenomeno che rischia di espandersi ulteriormente, specie nelle zone del Sangro-Aventino, fa sentire la sua voce anche la Lav che punta l'accento sulla morte di alcuni animali in località Colle Veduta di Palena. Angela Marino, delegata provinciale della lega antivivisezione, chiede l'intervento dell'azienda sanitaria di Lanciano, del sindaco di Palena e dei carabinieri che dovrebbero intensificare i controlli.

«N ell'ambito delle rispettive competenze dovrebbero essere adottati», evidenzia la Marino, «gli opportuni provvedimenti affinché sia fatta piena luce sul barbaro episodio e si individui il responsabile o i responsabili. Credo anche che il Comune debba disporre un'immediata bonifica della zona».

Per la Marino, dunque, è opportuno l'analisi e l'esame tossicologico delle spoglie degli animali e dei campioni di bocconi avvelenati nonché un'indagine della sostanza usata. E che il problema sia reale lo dimostrano le richieste di intervento e gli esposti presentati alle Procure di Chieti e Lanciano da cittadini che hanno visto morire "inspiegabilmente" i loro animali. Come la denuncia fatta da un residente di Quadri a cui sarebbero stati uccisi 4 cani da tartufo, avvelenati con una sostanza con cui sarebbero venuti a contatto mentre erano in campagna, in una zona frequentata da cacciatori.

L'uomo aveva richiesto anche l'intervento della Forestale e inviato lettere alla prefettura sollecita ndo ulteriori controlli. Alcuni cacciatori furono segnalati all'autorità giudiziaria. A Pizzoferrato alcuni anni fa si verificò un episodio che destò grande scalpore. Un gruppo di bambini che giocava nelle vicinanze del municipio aveva sentito dei guaiti, strani lamenti che provenivano da dietro a un muro. Poi la sconcertante scoperta: quattro cuccioli erano stati murati vivi e solo una fortunata casualità li ha sottratti da una morte orribile.

In una contrada di Casoli qualche giorno fa sono stati uccisi con polpette avvelenate ben 35 animali, 20 cani e 15 gatti. Le carogne hanno reso l'aria della zona irrespirabile.


Il Centro-14 marzo 2003

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