STAMPA
- articoli 841- 860
(1
marzo 2003 - 7marzo 2003)

860. Cani e gatti forse avvelenati da stricnina per eliminare le volpi.
PIAZZOLA (Padova). Tante mail di
protesta, ma nessuna denuncia di animale morto per presunto avvelenamento da
topicida. Per il momento, la mobilitazione nazionale animalista che ha attivato
nei giorni scorsi una massiccia catena di solidarietà on line sembrerebbe
non trovare riscontri.
Almeno stando ai numeri di segnalazioni
di cani e gatti avvelenati in seguito agli interventi di derattizzazione eseguiti
dall'Usl 15.
Nessun caso a Piazzola, una segnalazione a Curtarolo. Questo è quanto
confermano i due sindaci, che dopo aver sollecitato l'azienda sanitaria a fo
rnire spiegazioni in merito, l'altro ieri hanno ricevuto la risposta.
«Ad oggi nessun caso accertato o segnalato - riferisce il sindaco di Piazzola Dino Cavinato - Non c'è corrispondenza tra l'allarme lanciato dagli animalisti e i riscontri svolti dalle istituzioni competenti. Apprezzo tutta la solidarietà ricevuta (circa 150 messaggi di posta elettronica), che dimostra una grande sensibilità verso gli animali, ma preciso che non risponderò ad alcun messaggio, altrimenti ci vorrebbe un impiegato a tempo pieno solo per quello.
Ma d'altra parte, come autorità sanitaria locale, non posso ignorare l'assenza di segnalazioni concrete e mi sta a cuore anche un altro aspetto del problema: i rischi che deriverebbero dalla mancata disinfestazione del territorio sia per gli animali che per le persone.
Ricordo che nel 2001 il consorzio
di bonifica Pedemontano Brenta ha organizzato un convegno sulla leptospirosi,
la "malattia del topo", che non è un fenomeno da sottovalutare
se si pensa alla tipologia del territorio, vocato all'agricoltura e con grande
presenza di corsi d'acqua».
Se di cani avvelenati da topicida non ci sarebbe riscontro, c'è invece sulle persone colpite da leptospirosi. «Non è una malattia da ignorare - conferma il direttore del servizio igiene e sanità pubblica Usl 15 Paolo Coin - Lo scorso anno, come pure nel 2001, sono stati segnalati due c asi nell'Alta Padovana, fortunatamente non mortali.
In un caso si trattava di un cercatore di funghi che è stato infettato camminando lungo i fossi. Il trend degli ultimi 5 anni vede un episodio all'anno, dal '98 al 2000, raddoppiato appunto nei due anni successivi. In tutto il Veneto si registrano ogni anno almeno 20 casi di leptospirosi. Numero tra l'altro sottostimato, in quanto vengono segnalati solo i casi gravi. La leptospirosi è una malattia atroce per gli esseri umani, certamente più atroce di come, a parere degli animalisti, muoiono i topi con la derattizzazione.
Il prodotto che viene utilizzato, il "ratcontrol sfarinato", agisce con giorni di latenza e la morte del roditore è accompagnata da sonno profondo senza creare allarme nelle colonie murine. Per i cani e gatti è praticamente impossibile l'avvelenamento accidentale, perchè la dose massima tollerata è di 3 chili di esca per un cane di media t aglia e metà per un gatto.
Invitiamo chi ha avuto decessi sospetti di animali - ribadisce il dirigente sanitario - a portarci le carcasse per verificarne le cause e l'eventuale avvelenamento, che potrebbe essere dovuto anche ad altre sostanze, come ad esempio la stricnina dei bocconi che, purtroppo, si sente spesso venire usata illegalmente per eliminare le volpi».
Pare ce ne siano sempre di più,
lungo le rive del Brenta.
Il Mattino di Padova -7 marzo 2003
859. Colonia di gatti già sterilizzati è stata decimata.
SAVIGLIANO. «La colonia felina di via Allione, nella zona dell´ex Pro Pueritia, è stata decimata dai soliti ignoti.
Ci chiediamo perché tanto accanimento verso questo povere bestiole, la maggior parte delle quali era già stata sterilizzata e quindi il numero dei mici sarebbe stato stabile e destinato ad esaurirsi».
La denuncia proviene dall´Associazione protezione animali, che aggiunge: «Chiediamo la collaborazione di chi può aver visto gli assassini o sa dare informazioni in merito perché li denunci ai carabinieri o alle associazioni di protezione animali».
La Stampa -7 marzo 2003
858. Altri cani e gatti avvelenati.
MOGLIANO (Treviso). Si aggrava il bilancio dell'avvelenamento di animali domestici verificatosi nella zona a nord di Mogliano, compresa fra il Terraglio e la frazione di Zerman.
Finora è stata accertata la
morte di almeno sei cani ed altrettanti gatti, mentre altri animali sono stati
salvati grazie alle cure tempestive dei proprietari e dei veterinari, ma si
teme che il fenomeno possa essere più grave, coinvolgendo altri animali.
Preoccupato dalla situazione, l'assessore alle po litiche ambientali Italo Agnoli, ha spedito a tutti i cittadini residenti nelle vie San Michele, Bianchi, Bonotto e Cavalleggeri una lettera per invitarli a vigilare sugli animali domestici posseduti e comunicare all'Ufficio Ambiente Comunale (tel. 041.5930587, fax 041.5930499), l'eventuale presenza sul territorio di sospetti bocconi avvelenati (che hanno l'aspetto di polpette di carne tritata), per procedere all'immediata rimozione ed evitare il verif icarsi di ulteriori casi di avvelenamento.
La lettera è stata inviata
anche agli ordini dei veterinari di Treviso e Venezia, al Settore caccia della
Provincia di Treviso, alle associazioni ambientaliste «Una» e «Arua».
«Purtroppo il fenomeno si sta allargando - commenta Agnoli - ieri alcuni cittadini della zona mi hanno confermato altri due casi di avvelenamento. La cosa preoccupa, perché interessa un territorio molto vasto e quindi possiamo escludere che s i tratti di una questione nata da dissidi fra vicini, inoltre l'elevato numero di "polpette" rinvenuto nella zona fa pensare ad un'azione studiata con cura».
I sintomi dell'avvelenamento sono:
bave abbondanti, convulsioni, tremori, diarrea, perdita di coscienza, palesi
dolori addominali.
Qualora gli animali domestici manifestassero alcuni di questi problemi il consiglio è di sottoporli immediatamente alle cure del veterinario, perché se l'intervento è tempestivo si può evitare il decesso.
La Tribuna
di Treviso-6 marzo 2003
857. Cane avvelenato, accuse incrociate.
Un cane avvelenato,
e una durissima, amara accusa contro «certi» cacciatori. L'ha scritta
Luciano Neri, da un paio d'anni trasferitosi con la famiglia a Monte dell'Asino,
un podere poco fuori Marradi, dopo che il suo cane Perù, un meticcio
di labrador, è morto dopo aver ingerito un boccone avvelenato nei pressi
della casa.
Così Neri non si è limitato a sporgere denuncia ai carabinieri, ma si è informato. E ora accusa: «Mi è stato spiegato dai cacciatori che la pratica dei bocconi avvelenati è utilizzata da “certi” cacciatori per sopprimere gli animali cosiddetti nocivi (volpi, faine) e salvaguardare i piccoli di lepre, di fagiani, di cinghiali.
In questa settimana ho avuto modo di confrontarmi con diverse persone, fra le quali anche cacciatori, e la cosa che mi ha disgustato di più è che e non c'è stata una condanna netta dell'episodio. Mi sono reso conto insomma che nonostante questa pratica di avvelenamento sia severamente proibita essa è condivisa dai cacciatori.
Tra loro si conoscono,
sanno chi sono, ma nessuno ha il coraggio di parlare, e neanche di ammonire».
Neri ripete le risposte ricevute: «Lo sa che il cane va tenuto alla catena
e non può allontanarsi più di 200 metri da casa?”, “oh,
le hanno già buttate le polpette?”, e i rimpalli di responsabilità:
“sono stati quelli che vanno al cinghiale dicono quelli che vanno alla
lepre, sono quelli che vanno alla lepre dicono quelli che vanno al cinghiale,
quelli che vanno ai fagiani dicono che sono stati i lepraioli e i cinghialai,
dulcis in fundo sono quelli che vanno al tartufo».
Allora Neri pone
domande pesanti, con una premessa: «Non sono né un animalista né
uno contrario in modo viscerale alla caccia e discendo da una famiglia di cacciatori,
però certi comportamenti mi fanno rabbrividire. Come si fa a pensare
che buttando del veleno qua e là si colpisca solo il loro obiettivo e
non altri animali e soprattutto persone, bambini?».
Ancora: «E' giusto che io non possa più tranquillamente lasciare i miei figli di 5 e 12 anni a giocare nei dintorni di casa per paura che possano trovare, calpestare e poi toccare anche inavvertitamente un boccone avvelenato? Il consiglio di tenere il cane alla catena vale forse anche per i figli?». Infine un appello: «Sarebbe il momento — conclude da Marradi Luciano Neri — che i veri praticanti della caccia, che sono anche i migliori ambientalisti, si ribellassero, iniziando ad isolare e denunciare chi commette questi reati».
Da parte loro i
cacciatori hanno sempre respinto con decisione questo genere di accuse.
La Nazione -6 marzo 2003
856. Torna avvelenatore: strage di cani Ne sono morti 12 in pochi minuti.
E' allarme veleno per i cani del Palermitano. Una serie di polpette letali aveva già colpito molti quattrozampe dell'Addura e di Montepellegrino. Ora, ignoti avvelenatori hanno deciso di sterminare i cani di San Martino alle scale. In pochi minuti ne sono morti dodici, probabilmente a causa della stricnina.
Sul luogo è stata aperta una
sezione dell'associazione Amici degli animali.
Ad attirare nella trappola mortale gli sfortunati amici dell'uomo sarebbero state delle ali di pollo, boccone prelibato e per questo motivo usato come esca.
Il cibo sarebbe stato "condito" con il veleno, con forte pr obabilità stricnina, secondo quanto affermano i veterinari.
Lo sterminio delle povere bestie continua, anche se a intermittenza, da parecchio tempo e a essere presi di mira sarebbero soprattutto cani randagi.
TG COM -5 marzo
2003
855. Polpette avvelenate, uccisi decine di gatti.
CARBONIA (Cagliari). Strage di gatti, nel quartiere di "Carbonia 2". Il gesto infame è stato compiuto , nei giorni scorsi, da alcuni ignoti.
Una decina di mici sono stati avvelenati dai bocconi letali, preparati da una o più persone che, va detto, non rappresentano certo un modello di civiltà.
Il fatto non ha lasciato indifferenti gli abitanti del quartiere residenziale, tra cui Bruno Mei Tomasi, presidente regionale della Lega per la difesa del cane e responsabile della sezione, che ha deciso di sporgere denuncia, ovviamente contro ignoti.
«Forse la denuncia sarà anche inefficace - dice - ma dovuto, di fronte a un crimine così odioso, che purtroppo non è il primo nel quartiere".
La Nuova Sardegna -5 marzo 2003
854. «Pra' dei Gai inquinati dal piombo».
Inquinamento da piombo nei Prà dei Gai. L'allarme lo lancia la Lac Lega per l'abolizione della caccia insieme ad altre associazioni ambientaliste che insieme hanno richiesto l'istituzione di oasi di protezione nell'ambito del nuovo Piano faunistico venatorio della Provincia. «Nei Prà dei Gai - afferma la Lac - la caccia negli anni ha causato un gravissimo inquinamento da piombo dove il Livenza esonda periodicamente.
Le associazioni hanno chiesto delle analisi chimiche per verificare quanto piombo ha contaminato i terreni e si calcola che ogni anno vengono riversati nei Prà dei Gai da un minimo di 1500 ad un massimo di 3000 kg di questo metallo altamente tossico». È noto che il piombo è molto inquinante, alcuni studi lo classificano come cancerogeno se ingerito.
Da diversi anni nei Prà dei Gai la caccia è libera e, fra le conseguenze, c'è la presenza dei pallini di piombo. «A dire la verità non mi risulta che ci sia un inquinamento da piombo a questi livelli - commenta Diego De Marchi, sindaco di Portobuffolè -. Ma può anche darsi che il nostro Comune non sia stato portato a conoscenza della cosa.
Dalla Lac ho ricevuto tempo fa un esposto, e mi risulta sia stato inviato anche al Comune di Mansuè, dove si denunciava la presenza di capanni abusivi per la caccia e di cartucce abbandonate. Verificheremo se questi argomenti sono di nostra competenza.
Posso comunque dire che non condivido i metodi adottati dalla Lac. Come in tutte le cose, fra i cacciatori ci sono persone bravissime nel rispetto dell'ambiente e c'è qualcuno al quale bisognerebbe tirare le orecchie. Non si può fare di ogni erba un fascio».
La Lac e le altre associazioni hanno avuto un incontro con l'assessore provinciale alla caccia, Stefano Busolin, al quale hanno presentato le 5500 firme raccolte per l'istituzione di oasi nelle aree di maggior naturalistico. Ben quattro di queste oasi sono state individuate nell'opitergino: Prà dei Gai a Mansuè e Portobuffolè, bosco Olmè a Cessalto, bosco di Cavalier, bosco di Basalghelle. Le altre riguardano le aree di fontane Bianche, il Montello, il monte Grappa, Monfumo e Cansiglio Sud, bosco Zacchi di Gaiarine e l'area della garzaia di Pederobba.
«L'esito dell'incontro è stato deludente - dichiara Adriano De Stefano -. Da parte della Provincia c'è solo la misera preoccupazione di non scontentare i cacciatori dei 95 Comuni della Marca. La Provincia sta scherzando col fuoco promettendo tutto e di più ai cacciatori».
Le associazioni ambientaliste sono pronte a promuovere un ricorso al Tar contro il Piano faunistico venatorio. Intanto la raccolta di firme per le oasi prosegue fino al termine di questo mese. Il 16 marzo, nelle principali città della Marca, saranno allestiti dei tavoli per la raccolta firme.
Il Gazzettino
web-5 marzo 2003
853. Bocconi avvelenati La denuncia: «Il mio cane morto fra atroci sofferenze. Sono dei criminali».
Il suo cane, un Setter inglese di cinque anni, gli è morto fra le braccia, dopo indicibili sofferenze e il suo padrone, Lauro Covatti, di Cattolica, non è riuscito a salvarlo.
Nonostante la corsa verso l'ambulatorio
veterinario: il veleno è stato più veloce.
L'uomo, con il suo compagno a quattro
zampe, si era recato in un campo di addestramento a Montegrimano sabato scorso.
«Dopo una passeggiata di un paio di ore — racconta — il mio
cane ha iniziato a manifestare sintomi di avvelenamento acuto, con crisi convulsive
che lo hanno portato alla morte in trenta minuti.
Il tantativo di portarlo dal veterinario
è stato inutile perché è morto prima di giungere all'ambulatorio».
Sconvolto e addolorato Covatti vuole
denunciare, e noi con lui, la barbarie mentale di certe persone «che —
afferma — incuranti di leggi e senso zoofilo, disseminano il territorio
di bocconi avvelenati».
Il Resto del Carlino- 5 marzo 2003
852. L'assessore sui bocconi avvelenati «Prevenzione e cambio di cultura».
BAISO. Continua la polemica sui bocconi avvelenati e sulla proposta, avanzata in particolare dall'Enpa, di sospendere la caccia in quelle zone dove, come accade in questi giorni, si verifichino gravi episodi di avvelenamenti di cani.
L'indice è puntato
soprattutto sui cacciatori che, in questo modo, avrebbero l'obiettivo di «togliere
di torno» i cosiddetti «animali nocivi» ma, invece di volpi
(se mai ce ne sono ancora) e faine, a rimettersi sono i cani. Nei giorni scorsi
il problema è stato sollevato dall'Enpa e da numerosi cittadini che hanno
visto i loro cani morire nel volgere di 10 minuti dopo avere ingerito polpette
a base di potente veleno.
Ma c'è anche
chi cerca di giustificare questa «pratica» e, in merito, interviene
anche l'assessore provinciale all'ambiente Margherita Bergomi.
«La lettera di un sedicente vigile provinciale in tema di bocconi avvelenati
necessita di alcune precisazioni - sostiene l'assessore Bergomi-.
Nel Comitato provinciale di coordinamento avevo messo all'ordine del giorno il punto "prevenzione e contenimento del fenomeno relativo all'immissione dei bocconi avvelenati sul territorio".
Come riportato nel verbale della seduta sono uscite diverse proposte tra le quali quelle che riguardano l'attivazione di un numero verde provinciale (proposta da me avanzata in linea con quanto avviene nella provincia di Parma) al quale i cittadini possono rivolgersi per segnalare anche in forma anonima episodi di avvelenamento o ritrovamento di esche sospette.
Tutti hanno convenuto
nel ribadire che la vera prevenzione sta in un cambio di cultura da favorire
anche con una azione capillare nelle scuole. Non mi pare si possano definire
ridicole le proposte di tanti soggetti».
Gazzetta
di Reggio-5 marzo 2003
851. Cani e gatti uccisi con il veleno.
Ignoti hanno colpito di nuovo nella via Ibla, uccidendo con il veleno mescolato dentro poltiglie gustose e letali, abbandonate sul ciglio della strada, un cane di grossa taglia di proprie tà e dieci gatti.
Il quartiere barocco è stato
di nuovo teatro di un episodio di crudeltà ai danni degli animali che
si aggiravano nella zona dell'ex dispensario. Un mese fa era morto un altro
cane, avvelenato, sotto gli occhi del padrone che troppo tardi si era accorto
che aveva ingerito una micidiale poltiglia. «Ormai quasi quotidianamente
ci giungono segnalazioni da parte di cittadini - spiega il portavoce dei Verdi,
Antonio La Cognata - del ritrovamento di animali morti per avvelenamento».
Secondo i residenti del quartiere, soprattutto secondo i padroni di cani che hanno il terrore di far fare ai propri animali la passeggiata quotidiana sarebbe necessario un controllo da parte delle forze dell'ordine.
«Una punizione esemplare per qualcuno che si sta divertendo ad avvelenare gli animali - dice un anziano seduto sul corso XXV aprile - che differenza c'è fra un serial killer di uomini e questo signore che si diverte a fare soffrire gli animali innocenti? Lanciamo un nuovo appell o a tutti i cittadini, affinchè i proprietari degli animali colpiti si rechino dai vigili o altre autorità per sporgere denuncia».
La Sicilia -4 marzo 2003
850. Comuni e Usl sommersi da e-mail.
PIAZZOLA SUL BRENTA
(Padova). Mobilitazione nazionale degli animalisti sul problema dei cani morti
per presunto avvelenamento da topicida. Le segnalazioni partite le s corse settimane
sulla coincidenza dei decessi con la derattizzazione messa in atto dall'Azienda
Usl 15, sono finite anche on line.
Tanto che gli animalisti stanno formando un fronte comune e si sono attivati con una «mobilitazione in rete». L'eco della protesta è giunto ieri mattina sia all'Usl che nei Comuni dell'Alta dove sono stati registrati i casi, in particolare Piazzola e Curtarolo, dove è stata inviata una cinquantina d i e-mail.
Contemporaneamente è nato anche un comitato per i cani e i gatti morti per la derattizzazione dopo l'allarme lanciato dal gruppo Ledar Lav «Noi animali con gli altri animali».
Pronto a lanciare battaglia, il Comitato sta raccogliendo firme contro gli interventi di derattizzazione messi in atto dall'azienda incaricata dall'Usl 15 per conto dei comuni. Interventi che non verrebbero svolti sempre correttamente.
Stando alle testimonianze, in diversi occasioni gli operatori sarebbero stati visti gettare le bustine di topicida lungo i fossi attraverso i finestrini delle auto. «Senza quindi far troppa attenzione a proteggere il veleno facilmente accessibile ad altri animali o ai bambini». In alcuni luoghi poi sarebbero state ritrovate le bustine senza alcuna segnaletica che indicasse l'intervento di derattizzazione.
Il Comitato ha chiesto ai sindaci Dino Cavinato di Piazzola e Angelo Caregnato di Curtaro lo di organizzare un incontro pubblico sul tema, assieme ai tecnici dell'Usl, alle associazioni animaliste e ai cittadini. Cavinato ha chiesto una riposta in merito da parte dell'Usl, mentre Caregnato ha chiesto una relazione sulle modalità con cui viene svolta la derattizzazione.
«Ma fino a ieri sera - confermano entrambi - non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione».
Il Mattino di
Padova-4 marzo 2003
849. Cani e gatti uccisi col veleno.
MOGLIANO (Treviso). Ris ale a tre
giorni fa l'ennesimo caso di bocconi avvelenati, ed è l'ennesima strage
questa volta compiuta in tre diverse giornate. Il bilancio è di due cani
e un gatto morti, e di un cane e due gatti spariti nel nulla; bilancio pesantissimo,
se si considera che questi animali appartenevano tutti alla famiglia De Faveri
residente a Mogliano, che si è rivolta alla Lac e all'Una per aiuto.
Dichiara Miriam Penzo dell'Una: «Questo è forse il caso più cruento che c i sia capitato, sia per il numero di vittime, che per la modalità dell'avvelenamento. I cani e i gatti sono stati uccisi in tre date diverse, addirittura una cagnolina è stata disintossicata due volte in cinque giorni, perché aveva mangiato uno dei tanti bocconi disseminati attorno alla proprietà della signora De Faveri, e ancora oggi porta i segni della terapia».
La signora Anna De Faveri, che sporgerà denuncia in collaborazione con i legali delle due Associa zioni, vuole iniziare una battaglia contro questo fenomeno. «I miei cani non sono più liberi di uscire - dice - né io ho il coraggio di allontanarmi da loro perché ho sempre paura che qualcuno tenti di avvelenare anche quelli sopravvissuti.
E' un vero incubo, e non so quando
finirà. Sappiamo che altri animali sono morti nella stessa zona, e abbiamo
trovato molti bocconi, alcuni dei quali sono ad analizzare». In merito
alla piaga dei bocconi avvelenati in provincia di Treviso, Lac e Una si sono
incontrate recentemente con il Presidente dell'Ordine dei Medici Veterinari,
Dott. Grassi, ottenendo dallo stesso un impegno per richiedere a tutti i veterinari
della Provincia di Treviso i dati sugli avvelenamenti, in modo da consentire
un monitoraggio del fenomeno accurato e completo.
Dall'incontro è emerso che
gli avvelenamenti da bocconi avvelenati sono causati da due fattori: in minima
misura dalla der attizzazione selvaggia e per la maggior parte dalla distribuzione
di bocconi avvelenati per uccidere tutti gli animali ritenuti dannosi alla selvaggina.
La Tribuna di Treviso- 4 marzo 2003
848. Veleni nell’Ufita con strage di pesci Fabbriche sotto tiro.
Scarichi industriali nel fiume, pesci
morti che affiorano a quintali, pescatori che a contatto con l’acqua riportano
irritazioni ed allergie: sono i segnali di quello che si preannuncia un vero
e proprio disastro ecologico.
Accade in Irpinia, il fiume è
l’Ufita, il corso d’acqua affluente del Calore che dà nome
all’intera valle che da Grottaminarda arriva Flumeri. Ieri mattina sulle
acque del fiume doveva svolgersi una gara di pesca sportiva ma per i partecipanti
c’è stata un’amara sorpresa: migliaia i pesci morti che galleggiavano.
Dalle acque diventate nerissime dell'importante corso d'acqua sono state raccolti
quintali di pesci, soprattutto trote, alborelle, barbi, cavedani, scardole.
Immediatamente è stato dato
l’allarme e sono giunti medici e tecnici della Asl che hanno prelevato
campioni di acqua e decine di pesci morti: nelle acque del fiume Ufita sono
state rilevate, da un primo esame, tracce evidenti di mercurio e ferro, probabilmente
provenienti dagli scarichi di aziende che sorgono a poche decine di metri dal
fiume, nel nucleo industriale di Valle Ufita. Accertamenti e verifiche stanno
anche riguardando il depuratore dell'Asi, in consorzio che gestisce l'area industriale.
I campioni di acqua sono stati inviati all’Arpac mentre i pesci morti al dipartimento di zootecnia dell'università di Portici. La Procura della Repubblica di Ariano Irpino ha aperto un’inchiesta per accertare le responsabilità.
I sindaci dei Comuni di Flumeri e Grottaminarda hanno già preannunciato verifiche presso tutte le fabbriche che operano nella zona interessata al disastro ecologico.
Il Mattino (web)-3 Marzo 2003
847. Micio e due cani avvelenati.
BELLUNO. Un gatto avvelenato a Mussoi,
due cani morti per lo stesso motivo nella zona di San Liberale.
A chi danno fastidio questi animali da far disperdere bocconi avvelenati in giro che potrebbero trovare anche i bambini? Se lo chiede la signora Giuseppina Raffaele alla quale la notte scorsa è morto Pallina: un micio bianco e nero.
Pallina giovedì è tornato
a casa meno coccolone del solito: quando ha bevuto e mangiato un po' la signora
ha visto che gli uscivano sangue e bava dalla bocca. «Ho pensato a un
blocco di stomaco» spiega Giuseppina, «e l'ho portato subito dal
veterinario che invece non ha avuto dubbi. Si trattava di veleno, bocconi magari
usati per topi o talpe ma che attirano anche i gatti: e qui chi abita in condominio
ha poco da derattizzare da topi o talpe». Pallina è morto, seguendo
la sorte di qualche altro esemplare: ovvia la denuncia ma è dura risalire
all'autore.
«Ma è tutta la zona
di via Tofane che è interessata dal fenomeno», continua, «Ho
sentito lamentarsii molta gente, in questo periodo, della moria di gatti esistente.
Qui c'è qualcuno che li avvelena: sembra sia il punto dove vengono presi
di mira», denuncia la signora.
Il veterinario Mauro Sogne conferma
«l'avvelenamento da ratticida. Sostanze che provocano emorragia»
ma altri analoghi casi non ne sono stati trattati: cioè non ha curato
altri mici della zona in preda ai medesimi sintomi, se non qualche anno fa.
Piuttosto, in questi ultimi due mesi, gli avevano segnalato la morte di due
cani, ma da tutt'altra parte della città: nell'area di San Liberale.
«Qualcuno deve aver messo le esche» continua Sogne, «non so
perchè». Denunce partite e Forestale che ha eseguito accertamenti.
Una brutta abitudine, quella di ammazzare i gatti (è vietato dalla legge, tra l'altro), contro la quale Maria Bortot, della Lav, ha fatto battaglie: «Specie nella zona di Mussoi» afferma «Qualche anno fa avevano chiama to la Usl per capire se potevano sopprimere le colonie di gatti esistenti e che furono poi anche sterilizzati. Di questi nuovi casi non mi è arrivata voce, quanto ai topicidi, ci credo poco».
Corriere delle Alpi -2 marzo 2003
846. Bocconi: un'altra cagnetta uccisa da una polpetta avvelenata.
CASTELLARANO (Reggio Emilia). Nel
giro di un paio di settimane tre cani sono morti avvelenati da micidiali bocconi
nella stessa zona. L'ultimo episodio è accaduto venerdì pomeriggio
sul Monte della Croce, in comune di Castellarano.
L'animale avvelenato era una femmina
bastardina, di nome Penny e di un anno di età: la proprietaria, Federica
Dorigo, di 34 anni, abitante in via Barcaroli, ha sporto denuncia ai carabinieri
contro ignoti.
Venerdì pomeriggio il padre
della donna, Albano, si è recato sul monte con la cagnetta: Penny ha
mangiato un boccone e si è subito sentita male. Dieci minuti più
tardi a casa l'animale è mor to, mostrando i classici sintomi di avvelenamento:
bava alla bocca e convulsioni.
Il veterinario ritiene che il cane abbia mangiato un boccone intriso di un potente diserbante. Alcuni giorni prima era accaduto un episodio simile con Charlie, un bastardino di proprietà di Valentina Toschi (parente della Dorigo), e il 15 febbraio analogo episodio con un cane lupo di 30 chili, morto dopo aver mangiato un boccone avvelenato.
Gazzetta di Reggio
-2 marzo 2003
845. Quelle esche per le volpi .
Con l'avvicinarsi della primavera ritorna nelle campagne l'incubo dei bocconi avvelenati. Le esche, vietate dalla legge fin dai primi anni '70 dello scorso secolo, erano costituite da polpette di carne o altro, appetibile dagli animali selvatici, in cui erano inserite sostanze tossiche come stricnina in polvere, cianuro in fiale e simili.
Lo scopo era quello di eliminare gli animali considerati «nociv i», come volpi, aquile, lupi, faine, gatti e cani randagi, cornacchie e gazze. Questi sistemi, oltre ad uccidere tra atroci dolori, attivavano una catena di morte attraverso gli animali che si cibavano di carogne. La scomparsa degli avvoltoi in Sicilia e la quasi estinzione dei lupi sull'Appennino sono dovuti proprio a questo.
Da qualche tempo, purtroppo,
la pericolosa e vietata pratica ha ripreso piede. Sono rimasti uccisi negli
ultimi anni nove grifo ni e alcuni corvi imperiali di recente introduzione nell'Appennino
Centrale, oltre a un'aquila e vari lupi. Il dramma colpisce sempre più
spesso i cani, soprattutto in primavera, quando le volpi sono particolarmente
mobili e attive in cerca di un partner con cui metter su famiglia, e i cacciatori
distribuiscono polpette imbottite, oltre che di stricnina e cianuro, di insetticidi
(addirittura, velenoso antigelo per auto) allo scopo di proteggere lepri, fagiani
e starne di allevamento i quali, liberati in campagna, mal si difenderebbero
dai predatori.
Anche pastori e allevatori non esitano a ricorrere al veleno, violando la legge e causando stragi di cani. Il vile sistema e adoperato anche per vendette, per togliere di mezzo cani da guardia, o per colpire cacciatori e tartufari provenienti da altre zone, in una ondata di morti che sta preoccupando moltissimo. Le sostanze più letali (stricnina e cianuro) p rovengono dai Paesi dell'Est dove questa pratica è diffusa e consentita. Per il resto (pesticidi e altre sostanze tossiche) il «fai da te» della morte è assai attivo.
L'anno passato qualche distributore di polpette avvelenate è stato catturato e processato. Ma la carenza di controlli e la difficoltà di cogliere in flagrante gli avvelenatori rendono la piaga sempre più incontrollabile ed estesa.
Corriere della Sera-1 marzo 2003
844. Animali uccisi fra terribili sofferenze.
SIENA - Casi raccapriccianti di abuso
e maltrattamenti di animali indifesi vengono segnalati nella zona di Via Gorizia
a Siena.
L'altra mattina sono stati trovati
una ventina di gatti, grandi e piccoli, morti per avvelenamento.
Sempre nella stessa zona alcuni abitanti
segnalano che qualcuno trita le bottiglie di vetro e le dà, mescolate
al mangime, ai piccioni, che così fanno una morte orribile, fra strazianti
sofferenze.
La Nazione -1 marzo 2003
843. Parchi e polpette al veleno TRAPPOLE PER CANI.
Erano cinque bastardini neri. Non cuccioli. Adulti, però deliziosi e vivaci. L’altra mattina sono stati trovati agonizzanti, la bava alla bocca, contorti da atroci dolori in un giardino, al centro dell’Oasi del Wwf di Pian Sant’Angelo nel Viterbese. Sono morti tutti.
La causa, l’orrenda causa, sempre la stessa: i bocconi avvelenati. Come già s i leggeva in una lettera su un quotidiano pochi giorni fa, la piaga crudele delle vietatissime polpette avvelenate sta tornando. Accade così ogni primavera. Pochi giorni dopo la chiusura della caccia, che cade il 31 gennaio, i cacciatori, che hanno eliminato tutta la selvaggina stanziale, si apprestano a reintrodurre in natura starne, fagiani e lepri provenienti da allevamenti o importati dall’estero (per quanto riguarda le lepri, perfino dalla Patagonia!).
Queste povere bestie,
inesperte e del tutto incapaci di difendersi dai predatori, sono in breve fatte
fuori dalle volpi. Così, prima dei «lanci», si provvede a
far piazza pulita con ogni mezzo di questi ultimi animali (peraltro utilissimi
per la distruzione che fanno di topi, ratti e arvicole ed esemplari malati o
menomati).
E il metodo più
efficace (anche se illegale) è quello di distribuire nei boschi e nei
prati dei bocconi di carne imbottiti di velen o: stricnina e cianuro (acquistati
clandestinamente), ma anche di pesticidi agricoli e altre sostanze tossiche
più facilmente reperibili.
Con il risultato che
le volpi - in questo periodo particolarmente attive in quanto sono in amore
e vagano in cerca di un partner - li ingoiano e muoiono con terribili tormenti.
Ma non solo le volpi
cadono vittime di questa vigliacca insidia: anche animali protetti come lupi,
martore, tassi, gatti selvatici, v engono distrutti. Soprattutto usando la stricnina
si attiva una catena di morte che, partendo da una carogna intrisa di veleno,
uccide in sequenza, oltre alle volpi, anche gli uccelli che si nutrono di cadaveri,
come i corvi imperiali, i falchi, le aquile e gli avvoltoi. La definitiva scomparsa
dei grifoni in Sicilia nel 1965 è stata causata proprio da una irresponsabile
campagna di bocconi avvelenati.
Ma principalmente i
cani sono stati, in questi ultimi anni, i più colpiti, non solo in campagna
ma anche in città (si ricordano casi analoghi scoperti poco tempo fa
nel Parco di Monte Mario, entro Roma). Col risultato che chi vuol fare una passeggiata
col proprio amico a quattro zampe, vive nel terrore di ritrovarselo agonizzante.
In altre stagioni e in altri luoghi l’uso dei veleni è stato adoperato per fare dispetti a cacciatori provenienti da località diverse e, in Sardegna, per evitare attacchi, d a parte di volpi e aquile, agli agnelli appena nati. Ma resta comunque un metodo, già severamente vietato fin dai primi anni ’70, che solo un generale decadimento delle regole e una carenza di controlli sta rimettendo purtroppo in auge.
Corriere
della Sera-1 marzo 2003
842. Bocconi avvelenati : la Provincia interviene.
CASTELLARANO (Reggio Emilia). Lo hanno trovato morto sul ciglio della strada, ma non è stata un'auto pirata a uccidere Charlie, un bastardino, l'ultima vittima di bocconi avvelenati «seminati» da bracconieri.
«E' successo
a cento metri da casa, in via Rontano - dice Valentina Toschi, proprietaria
del cane - ed è il quarto che mi uccidono così». La causa
del decesso è stata confermata dal veterinario: avvelenamento. Sul fenomeno,
la Provincia annuncia provvedimenti: come l'uso da parte di polizie municipali
e guardie ecologiche di «cani addestrati a trovare i bocconi».
Il «fenomeno»
si ripete puntual mente ogni qual volta la stagione della caccia si è
chiusa e arriva la primavera. I bracconieri usano le «polpette»
alla stricnina: la pratica è molto diffusa in tutta la zona collinare
e rappresenta un pericolo anche per molti bambini che giocano in campagna.
Purtroppo non si riesce a disinnescare questa specie di «bomba ad orologeria»
che sono i bocconi avvelenati.
I carabinieri, le poche
volte che ricevono qualche denuncia da cittadini, fanno quello che possono,
ma è praticamente impossi bile risalire ai responsabili di questi gesti
irresponsabili a meno di sorprenderli sul fatto. In provincia non è mai
accaduto.
Secondo diversi proprietari
di cani, specie nella zona della frazione di San Valentino, sembra che i bocconi
vengano gettati direttamente dalle auto di passaggio e finiscano così
nei fossati e nei campi vicini.
Cosa fare per fermare
la «pratica» dei bocconi avvelenati? Da circa un anno, la Provincia
ha istituito una speciale commissione che presto dovrebbe varare alcune norme
per arginare quel pericolo.
La prima misura sarebbe quella di addestrare cani alla ricerca dei «bocconi» e di affidarli a polizie municipali e guardie ecologiche. Scartata invece la richiesta dell'Enpa di vietare la caccia nel raggio di un chilometro dai luoghi dove sono state trovate «polpette» avvelenate.
Gazzetta
di Reggio- 1 marzo 2003
841. Uccidono animali per riti satanici.
ODERZO (Treviso). Quattro gatti e due cani sgozzati e mutilati, lasciati nel cortile con un fazzoletto intriso di sangue e scritte che inneggiano al demonio. Una famiglia di Camino, in via Verdi, ha denunciato all'associazione dei consumat ori Aduc, tramite internet, la preoccupazione che ci sia una setta satanica dietro la strage di animali negli ultimi 4 mesi.
Le uccisioni sono avvenute di notte
usando roncole e coltelli.
La prima uccisione è avvenuta
a ottobre dell'anno scorso, poi le altre si sono ripetute, a distanza di una
settimana l'una dall'altra.
Vittime gli animali domestici di una famiglia che abita in aperta campagna e che mantiene parecchi cuccoli ra ndagi, che vivono liberi nel cortile, e si avvicinano solo per mangiare. «All'inizio pensavamo allo scherzo perfido di qualche vicino di casa o addirittura ad un lupo - denuncia la famiglia - poi la cosa ci ha insospettito, perché accanto agli animali abbiamo trovato i fazzoletti intrisi di sangue e le scritte sul demonio, col simbolo di un crocefisso capovolto. Alcuni gatti erano stati anche sgozzati e dilaniati».
«Non possiamo escludere che sia solo la brava ta di qualche banda di ragazzacci - denuncia la famiglia di Camino - però abbiamo collegato i fazzoletti e le scritte a quello che abbiamo letto su certe sette che operano anche dalle nostre parti e la cosa ci spaventa molto». L'ultima uccisione è avvenuta all'inizio di febbraio.
La famiglia di Camino aveva pensato di organizzare degli appostamenti notturni per scoprire i colpevoli, ma gli animali sono stati uccisi anche a centinaia di metri di distanza dalla casa colonica, in mezzo alle viti, in un fossato, vicino ad una strada. Accanto a uno dei gatti uccisi è stata trovata una roncola da contadino macchiata di sangue. «Noi pensiamo che siano più d'uno quelli che mettono in atto questa strage - continua la famiglia nel suo sfogo su internet - perché questi animali non si facevano catturare facilmente, non erano addomesticati e facevamo fatica ad avvicinarli anche noi.
Forse prima li hanno addormentati o h anno usato dei sacchi per imprigionarli e poi dargli il colpo di grazia». A Piavon intanto un'altra famiglia, quella di Gabriele Tonon, ha denunciato ai carabinieri l'avvelenamento di quattro cani che hanno inghiottito dei bocconi avvelenati abbandonati lungo la strada. Un caso completamente diverso.
«Sospettiamo possa essere opera di qualche cacciatore disturbato dal fatto che i cani farebbero scappare la selvaggina - denuncia Tonon - anche se sarà difficile rintracciare i colpevoli».
La Tribuna di
Treviso-1 marzo 2003