STAMPA - articoli 801- 820
(14 febbraio 2003 - 21 febbraio 2003)

     


 

 

 

820. Moria di uccelli, la Lipu: «Avvelenati in pineta».

 

 

Quattro cornacchie morte, due vive portate in gravi condizioni al centro di recupero Lipu, un'altra con evidenti sintomi di avvelenamento che, però, è volata via. Un merlo morto.

La moria si è verificata tra l'altro ieri pomer iggio e ieri mattina ad Ostia nel tratto di pineta compreso tra via Mar Rosso, la caserma della Guardia di Finanza e l'ospedale Grassi.

I volontari della Lipu hanno raccolto della terra e del cibo per poi mandarli ad analizzare. I risultati sono attesi per la prossima settimana. «I sintomi - affermano i responsabili del Centro habitat mediterraneo in una nota - denotano un chiarissimo stato di intossicazione, in grado di portare gli animali alla morte in pochissimo tempo».

Oggi, intanto, ci sa rà un nuovo sopralluogo per scoprire se altri volatili hanno subito la stessa sorte.


Il Messaggero-21 febbraio 2003

(torna all'indice)

 

 


 

 

 

819.  Cagnetta avvelenata Rabbia a Casalserugo.

 

 

CASALSERUGO. Francesco Zanetti, responsabile del Wwf di Padova, segnala un triste epoisodio avvenuto nei giorni scorsi a Casalserugo.

Ha per protagonista una ragazza che abita a Casalserugo che l'estate scorsa ha avuto in dono un cucciolo di un bastardino femmina nero fuocato, di nome Snoopy. «Mi ci sono subito affezionata - racconta la ragazza -.

Nonostante i rimproveri d ei miei genitori e dei miei nonni per l'impegno che un cane avrebbe potuto comportare, dopo pochi giorni invece è diventata la cocca di casa. Simpaticissima, vivace, allegra, piena di vita, capace di restituirci il sorriso in ogni momento».

«Mi aspettava quando tornavo da scuola - aggiunge la ragazza - per salire sulla pedana dello scooter. Era diventata indispensabile per me come io per lei. Era una della famiglia. Purtroppo sembrava troppo bello per esser e vero. Giovedi l'ho trovata senza vita nella sua cuccia. Con le lacrime agli occhi l'ho portata in istituto per sottoporla all'esame autoptico che ha confermato i miei sospetti: avvelenata. I medici mi hanno riferito che la sostanza tossica che ha causato il decesso è più forte del veleno usato per i topi.

Qualcuno ha voluto ucciderla nel modo piu meschino e doloroso. Continuo a domandarmi perchè ha agito in questo modo... Forse per una pantofola che la mia cucciola aveva portato in giro... o forse perchè quando vedeva una qualsiasi persona gli correva incontro scodinzolando e facendogli le feste... non sapeva nemmeno abbaiare.

I suoi occhi erano felici e innocenti. Non ho la minima intenzione di puntare il dito contro nessuno ma voglio solo esprimere tutto il mio disprezzo per un gesto di simile cattiveria. Il responsabile di ciò si renda conto che il cucciolo era a contatto con bambini e il veleno avrebb e potuto essere pericoloso anche per le persone, perciò oltre a non avere rispetto per gli animali, questa persona (se può ancora esser definita tale) non ha rispetto nemmeno per la vita umana.

La ringrazio della splendida idea di spegnere l'allegria che circondava la mia famiglia».


Il Mattino
-21 febbraio 2003

(torna all'indice)

 

 


 

 

 

818.  PORTO CESAREO/ Barbaro avvelenamento di cani.

 

 

Porto Cesareo - (Lecce) Amici degli animali in lacrime per i barbari contemporanei che avvelenano bestie indifese desiderose solo di una carezza e di un boccone di cibo.

Nei giorni scorsi è stata la signora Isabella Scardia ad accorgersi di quanto accaduto ed a denunciare ai carabinieri la barbarie dei soliti ignoti. «Sono proprietaria di una casa estiva a Porto Cesareo - dice la signora - e due volte alla settimana vado lì perché ci sono alcuni cani randagi che accudisco ed ai quali porto da mangiare.

Avevo particolarmente a cuore le sorti di una cagna di colore cognac di grosse dimensioni che ho fatto sterilizzare e vaccinare». Un brutto giorno, però, la signora Isabella trova la sua cagnona ferita sul dorso.

Forse a causa di una lotta con altri cani. La accudisce, la disinfetta, la saluta e poi va via. Ritorna dopo 48 ore e la ritrova morta. «Aveva la schiuma in bocca - dice tra le lacrime - l'hanno avvelenata».

Su l posto trova tre scatole di cibo per animali, diverso da quello che portava lei in genere. Segno che un «piano», ordito da chissà chi, era stato architettato nei minimi partcolari.

«Sono andata alla Masseria Colmonese - continua Isabella - e lì mi hanno detto che anche i loro cani stavano male mentre altri mancavano all'appello. Abbiamo preso i due cani ancora vivi e li abbiamo trasportati presso il servizio veterinario della Asl Lecce 1.

Con l'antidodo e l'Atropina ora dovrebbero cavarsela». b.v.


La Gazzetta del Mezzogiorno
-21 febbraio 2003

(torna all'indice)

 

 


 

 

 

817.  Cani avvelenati o maltrattati Esposto dei Verdi alla Procura.

 

 

Troppi cani avvelenati e troppo forte il sospetto che continuino a svolgersi, nel territorio provinciale, combattimenti tra cani.

I Verdi hanno deciso di chiedere l'intervento diretto della magistratura, presentando un esposto in Procura. «Abbiamo voluto – sottolinea il portavoce Antonio Lacognata – fornire un ulteriore stimolo alla repressione del crudele e vergognoso fenomeno».

Nell'esposto depositato in Procura, il coordinamento provinciale dei Verdi sottolinea i numerosi casi di avvelenamento di cani che si sono registrati su tutto il territorio e alla periferia della città.

«Abbiamo inteso sottolineare – chiarisce Lacognata – che la gravità di questi gesti va oltre alle sofferenze degli animali ed al conseguente dolore dei proprietari, in quanto, spargendo poltiglie avvelenate per le vie pubbliche, si mette a rischio la salute e la sicurezza di tutti i cittadini».

Oltre al fenomeno dell'avvelenamento di cani con polpette disseminate nelle campagne, ma anche in città, i Verdi hanno chiesto d'intervenire per stroncare il fenomeno dei combattimenti clandestini tra animali.

Lo spunto è stato offerto dal ritrovamento, nella discarica di Canicarao, di numerose carcasse di cani Rottweiler e Pit-bull, che, secondo quanto denunciato dalla Lav, vengono gettati in discarica ancora vivi. Nell'esposto, oltre a rimarcare «la gravità dei fenomeni criminali legati alle scommesse sui combattimenti clandestini dei cani», i Verdi hanno segnalato come «alle spalle di questo fenomeno esiste certamente una rete di convivenze ampie e, quindi, forse individuabili».

Lacognata si rende conto «delle evidenti difficoltà che qualsiasi azione investigativa incontrerà», ma ha ritenuto di «segnalare la necessità di lanciare un segnale forte contro quei comportamenti che diventano sempre più diffusi e pericolosi".


Gazzetta del Sud
-21 febbraio 2003


(torna all'indice)

 

 


 

 

 

816. Bocconi avvelenati, come salvare i cani.

 

 

Ogni anno nel modenese sono centinaia le segnalazioni, sia ufficiali sia ufficiose, di avvelenamenti di animali domestici.

L'aumento di episodi di avvelenamento e la diffusione di bocconi avvelenati in aree pubbliche e private sono al centro dell'incontro tecnico "Un boccone a rischio, l'avvelenamento degli animali domestici" che si svolgerà a Modena domani sera, alle 20.30, nella sala Gradoni di via Cialdini 1.

L'iniziativa - rivolta alla salvaguardia della salute pubblica e alla sensibilizzazione al benessere animale - è promossa dalla Provincia di Modena in collaborazione con Ordine dei medici veterinari, Azienda Usl, Istituto zooprofilattico e Comune di Modena.

Interverranno all'incontro Pier Paolo Famigli Bergamini, della facoltà di Medicina veterinaria di Bologna e Stefano Bassi dell'Istituto zooprofilattico dell'Emilia Romagna.

L'obiettivo dell'iniziativa - che sarà ripetuta venerdì 7 marzo alle 20,30 presso la Comunità montana di Pavullo - è quello di favorire una più diffusa partecipazione degli operatori interessati, intendono approfondire l'aspetto sintomatologico ed epidemiologico, al fine di riconoscere in modo precoce i casi di avvelenamento.

Nel corso delle serate sarà presentato il protocollo operativo per la realizzazione di un osservatorio provinciale sulle tipologie di avvelenamento degli animali.


Gazzetta di Modena-20 febbraio 2003

(torna all'indice)

 

 


 

 

 

815. Il giallo dei bocconi avvelenati.

 

 

SEGROMIGNO IN MONTE — Immaginate la classica «polpetta avvelenata». Quella, cioè, che viene purtroppo lanciata a volte, da mani assassine, ad un cane o a un gatto perché ritenuto troppo molesto e noioso.

Oppure, semplicemente, per un'atroce ritorsione al padrone dell'animale. Insomma, la classica eliminazione che lascia, ogni volta che accade un fatto del genere, sconcertati.

Alcuni misteriosi episodi di questo genere sono avvenuti nei giorni scorsi in una corte di Segromigno in Monte, nella zona di Piaggiori. Alcuni cani e gatti sono rimasti intossicati.In particolare uno sfortunato cane, di cui è proprietaria una signora, è stato trovato morto. Nessun dubbio: un boccone avvelenato, la cui esca non ha lasciato incertezze ai veterinari e agli agenti di polizia giudiziaria intervenuti dopo il fatto.

Adesso, sul caso, sono in corso gli accertamenti di rito. E, soprattutto, il servizio veterinario dell'Asl 2, sta attendendo il responso delle analisi di laboratorio, che dovranno accertare il tipo di veleno somministrato allo fortunato cane. Sembra che si sia trattato di un pericoloso lumachicida, forse a base di metaldeide acetica.

Sull'episodio, è stato aperto un fascicolo alla Procura della repubblica. La cosa che lascia attoniti, sta nel fatto che, ancora oggi, si debbano usare metodi così estremi: occorre architettare l'intervento, pianificarne il gesto. Senza considerare che, per la proprietaria dell'animale, il fatto ha determinato un dispiacere notevole.

«Quando ci siamo recati sul posto – afferma il responsabile del servizio veterinario dell'Asl 2, dottor Ambrogio Pagani -, abbiamo notato l'esca; si trattava di un unico esemplare e, al di là del fatto che stiamo attendendo l'esito analitico, possiamo ipotizzare che l'autore del gesto abbia adoperato un comune lumachicida, ovvero un prodotto chimico usato in campagna per debellare le lumache».

Ma un conto è usare il prodotto in agricoltura e rimanerne vittime casualmente. Altro è l'intenzionalità di chi compie un simile atto.
Prosegue Pagani: «La morte per avvelenamento, è la terza causa nella statistica dei decessi; a volte, a causa dell'uso di «topicidi», altre, a seguito dell'impiego dei fitofarmaci: tuttavia, l'atto in sé e grave».

Valutato che si è trattato di un solo caso di decesso, gli ufficiali veterinari non hanno ritenuto necessario imporre una bonifica dell'area in cui si è consumato l'avvelenamento. Pagani, infine, esclude che il boccone letale avrebbe potuto creare pericolo agli uomini, se ingerito casualmente.

di Maurizio Guccione


La Nazione-20 febbraio 2003

(torna all'indice)

  

 


 

 

 

814.  Bocconi avvelenati, un altro cane morto.

 

 

Non si placa la mania dei bocconi avvelenati, una catena che sembra non avere termine e che ha per vittime cani e gatti.

Dopo lo sconcertante episodio di via S. Fris a Ceneda, due cani sono morti fra dolori atroci, un altro fatto analogo viene segnalato a S. Giacomo in via Margogne dove la vittima è una cagnetta di nome Mara, una piccola e vivace bastardina che l'altro ieri mattina il proprietario Bernardino Alpago aveva fatto uscire dal cani le perchè gli tenesse compagnia mentre era al lavoro nel vigneto.

«Quasi subito - racconta Alpago - mi so no accorto che Mara stava addentando qualcosa e rammentando episodi precedenti l'ho rinchiusa nel cani le». La precauzione si è purtroppo rivelata inutile e solo tre ore dopo la cagnetta è stata trovata nella sua cuccia priva di vita.

«Un atto voluto da qualche delinquente che si diverte a far morire questi poveri animali fra dolori atroci - prosegue Alpago - Non ci sono dubbi a quanto affermo poichè sul campo ho notato un altro involucro di pelle di pollo del tutto simile a quello ingoiato dal cane e che certamente conteneva dell'altro veleno».

Via Margogne è una strada che si apre verso la campagna, adiacente alla pista ciclabile, una zona dove spesso la gente va a passeggiare con i cani e dove, purtroppo è stata più volte segnalata la presenza di bocconi avvelenati.

Giorgio Marenco


Il Gazzettino (web)-20 febbraio 2003

(torna all'indice)

 

 


 

 

 

813. Scurcola, avvelenati quattro cani nella zona S. Quirico.

 

 

SCURCOLA. Si ripete il fenomeno dei cani avvelenati a Scurcola. Nella zona S. Quirico sono stati ritrovati quattro randagi morti, di cui due adulti e due cuccioli.

Gli animali farebbero parte di un gruppo, di sette o otto esemplari, che si aggirava nella zona già da qualche tempo. Si presume che, ancora una volta, il metodo utilizzato per sopprimerli sia stato quello dei bocconi avvelenati. Non si conoscono i responsabili.

I Vigili Urbani hanno avvertito la Asl, che ha rimosso i cani morti e si occuperà pure di catturare gli altri randagi. Quello del randagismo è un fenomeno molto diffuso che il Comune sta cercando di affrontare attraverso una convenzione con il Centro Cinofilo di Trasacco.

Inoltre la Regione ha obbligato la registrazione dei cani, di età superiore ai quattro mesi, all'anagrafe canina della Asl. I cani registrati vengono dotati di microchip che, in caso di abbandono, permette di rintracciare il proprietario in tempo reale. A Scurcola, nel 2002, sono già stati registrati cento cani.

Una nuova campagna è prevista nel 2003. (a.c.)


Il Centro
-20 febbraio 2003

(torna all'indice)

 

 


 

 

 

812. Cani avvelenati a Cusano (Benevento).

 

 

Le guardie zoofile dell’Enpa hanno effettuato un intervento a Cusano Mutri, a seguito di segnalazione degli abitanti circa l’avvelenamento di alcuni cani.

La carcassa di un animale è stata rinvenuta nei pressi di un torrente. Avviate le indagini.

Per chi volesse contriuire: Enpa 0824316744; 3391400972.


Il Mattino-19 febbraio 2003

(torna all'indice)

 

 


 

 

 

811.  "Noi non avveleniamo cani".

 

 

ARMENO .Sono amareggiati, i cacciatori del Novarese. Sulle pendici del Mottarone sono stati avvelenati undici cani: c´è chi ha ipotizzato che fosse stato proprio qualche cacciatore a spargere i bocconi spesso mortali.

Sandro Bellan, presidente provinciale di Federcaccia (sono iscritte duemila doppiette novaresi), invita a una riflessione: «Crediamo che a spargere quei bocconi sia una persona, o più persone, con problemi particolari. Magari un po´ fragile di mente o arrabbiata.

I cacciatori sono i primi a rispettare i loro cani e quelli altrui. Sarebbe incauto il cacciatore che fa ricorso al veleno». Sono comparsi cartelli, nella zona degli avvelenamenti, che mettono in guardia i proprietari di cani.

Bellan invita tutti a collaborare: «Occorre fermare chi ha agito in un modo tanto insulso e crudele. Per quanto di nostra competenza, ci siamo già attrezzati».

Innanzitutto Bellan ha dato disposizione al comandante delle guardie Federcaccia di adoperarsi per maggiori controlli e indagini: «Tra i compiti delle nostre guardie c´è proprio quello di vigilanza specifica sul territorio al fine di tutelare l´ambiente e la fauna.

Ci sono elementi che provano quanto i nostri obiettivi non siamo drastici o spietati, anzi. Nella zona di Armeno la Federcaccia ha spinto gli ambiti territoriali investire nel complesso 15 mila euro per ripristini ambientali.

Chi è cacciatore e rispetta le regole, sa che cosa si intende per tutela del territorio e di chi lo abita, cani e altre bestiole incluse».


La Stampa-
19 febbraio 2003

(torna all'indice)

 

 


 

 

 

810. Nel mirino bracconieri e polpette killer.

 

 

PERUGIA — Bilancio 2002 della Polizia provinciale: 686 le infrazioni di natura amministrativa riscontrate e 74 le comunicazioni di reato trasmesse all'autorità giudiziaria.

Dati che confermano l'andamento degli illeciti rilevati nel 2001. Comunque, entrando nel dettaglio degli interventi portati avanti dalla Polizia provinciale, emergono soprattutto i reati a danno degli animali — ben 39 — che consistono per lo più in maltrattamenti e avvelenamenti a cani e gatti tramite l'immissione sul territorio di bocconi killer.

Inoltre sono state riscontrate anche irregolarità in materia di caccia, dove spiccano le denunce per l'abbattimento di specie selvatiche in periodi non consentiti; l'uso di «lacci» persino nelle aree protette; ed infine l'uccisione di un lupo all'interno di un Parco.

Tra i reati scoperti dalla Polizia provinciale vengono segnalati anche nove casi di abbandono sul suolo e nelle acque superficiali di sostanze inquinanti come gasolio, calcesstruzzo e scarti della lavorazione della ghiaia.

Ma non di soli controlli vivono gli uomini della Polizia provinciale: infatti sono stati effettuati anche una trentina di interventi di pronto soccorso — trasporto di malati — nella zona del lago Trasimeno.

Nicola Bossi


La Nazione-18 febbraio 2003

(torna all'indice)

 

 


 

 

 

809. Uccisi dalle polpette con scaglie di vetro.

 

 

CASTELLARANO - Uno stupendo esemplare di pastore tedesco, otto mesi, di nome Paco, è morto domenica pomeriggio, un'ora dopo aver mangiato un boccone di carne avvelenata.

Il proprietario. Roberto Ravazzini, 40 anni, artigiano, residente a Rubiera in via Ungaretti, approfittando della bella giornata, in compagnia di alcuni amici aveva portato il cane, un cucciolone nato in un allevamento selezionato di Carpi. nei dintorni di Castellarano per una passeggiata. L'avvelenamento è avvenuto nella zona Monte della Croce.

«L'ho sciolto e Paco ho iniziato la sua lunga camminata - racconta Ravazzini -. Poi all'improvviso ho visto che barcollava, mi sono avvicinato e ho visto il cane in preda alle convulsioni, vomitava, aveva la bava alla bocca. L'ho preso in spalla e l'ho caricato sulla macchina. Respirava a fatica e l'ho portato subito al Centro veterinario, in piazza a Castellarano.

Hanno provato tutto per salvarlo, l'hanno intubato, gli hanno fatto una puntura al cuore, ma non è servito a nulla, il cane non si è più ripreso».
Quasi un'ora di agonia. «Il veterinario Arrigo Galvani non ha avuto dubbi - prosegue Ravazzini -, il mio cane è morto per aver ingerito un boccone avvelenato». Il proprietario ha denunciato l'episodio ai carabinieri.

«E' ovvio che pensiamo che a mettere i bocconi siano stati dei bracconieri - dice Ravazzini -, gente ''malata'' che non si rende conto delle conseguenze dei suoi gesti. Chi ha messo questi veleni dovrebbe pensare alle conseguenze che può causare agli altri.Questi veleni restano attivi per anni, quindi sono una minaccia per chiunque voglia passeggiare con dei cani, ma anche con dei bambini, nei boschi intorno a Castellarano».

Paco era un cane speciale. Tanto che era inserito nel programma di addestramento come cane da ricerca di superficie del Soccorso Alpino di Castelnovo Monti. «Per questo il rammarico è ancora maggiore - conclude Ravazzini -. Proprio sabato e domenica prossima avrei dovuto partecipare con lui a un'esercitazione sul Cusna. Per prepararsi ad aiutare gli altri».

Venerdì un altro cane era sopravvissuto, dopo aver ingerito anch'esso un boccone avvelenato, sempre nei dintorni del paese.

di Giuseppe Debbi


Il Resto del Carlino-18 febbraio 2003

(torna all'indice)

 

 


 

 

 

808.  Uccisi dalle polpette con scaglie di vetro.

 

 

Sarroch C’erano persino frammenti di vetro in quel boccone al veleno che ha ucciso Wolf, il pastore tedesco di quattro anni.

Il “lupo” l’altra mattina aveva seguito il suo padrone, Vittorio Caboni, dall’appartamento di via Primo Maggio al posto di lavoro, un cantiere distante poche centinaia di metri.

Poi, da solo, ha preferito rientrare verso casa. E sulla strada qualcuno gli ha regalato una polpetta micidiale. «Neppure il veterinario è riuscito a far nulla, per noi è una sofferenza atroce», dice Iolanda Cugis, la sua padrona.

«Era una cane buono, gli hanno distrutto lo stomaco con il veleno e quei pezzi di vetro». Esattamente come è accaduto ad altri animali nel giro di una settimana. Uno solo è riuscito a salvarsi. Più “fortunato” perché il boccone lasciato in strada aveva solo stricnina o chissà quale altro micidiale miscuglio, ma non le scaglie di vetro che devastano la parete di stomaco e intestino.

I veterinari sono riusciti a impedire al veleno di ammazzare, ma adesso a Sarroch, tra i proprietari di cani, c’è la paura che quelle polpette possano ancora una volta uccidere. «Wolf - dice Iolanda Cugis - aveva il suo microcips, era in regola con l’anagrafe canina».

Quattro anni, giovane e pieno di energia. Conosciuto da tutti nella via Primo Maggio. Ma qualcuno ha deciso che doveva morire.


L'Unione Sarda-18 febbraio 2003

(torna all'indice)

 

 


 

 

 

807. Uccide due cani con bocconi alla stricnina.

 

 

GIAVENO. Un operaio è indagato dai carabinieri per l'uccisione di due cani meticci, in borgata Grange Marin di Giaveno.

L'uomo, V.R. 43 anni di Giaveno, avrebbe avvelenato i cagnolini nel cortile di due abitazioni, usando la stricnina. Un testimone avrebbe visto lo strano personaggio aggirarsi con fare sospetto, lungo la recinzione del cortile delle case che si trovano a circa duecento metri di distanza una dall'altra.

L'uomo non è nuovo a questo genere di fatti, anni addietro aveva confessato di aver ucciso sempre con la stessa tecnica sette cani. In quell'occasione aveva disseminato in un prato, frequentato dagli animali, in località Gran Turna, bocconi di carne sempre conditi con il micidiale veleno.

All'epoca avrebbe dichiarato ai militari, che non sopportava l'abbaiare dei cani e che aveva deciso di eliminarli.


La Stampa-16 febbraio 2003

(torna all'indice)

 

 


 

 

 

806. Cinque cani uccisi dal veleno.

 

 

PEDEROBBA. Un atto assurdo da parte di qualche nemico degli animali, o di qualche cacciatore «impegnato» nella cattura di volpi presenti in zona? Qualunque possa essere il movente per disseminare bocconi infarciti di veleno senza rendersi conto delle gravi conseguenze, rimane un atto da condannare a priori. Azioni che in questi giorni hanno avuto effetti mortali su cinque cagnolini.

Stando alle prime segnalazioni sono cinque gli animali morti in questi giorni e un altro di taglia più grande è attualmente ricoverato in una clinica specializzata, dopo aver subito un intervento d'urgenza per gli effetti derivati dall'ingestione del veleno.

Sembrava un caso isolato quello del bastardino che, al rientro da una passeggiata con il suo padrone, si è accasciato a pochi metri da casa privo di forze, con le bave alla bocca. Un episodio che non è rimasto isolato visto che, a distanza di poche ore, si sono registrati altri quattro decessi nella zona.

L'allarme è scattato quando il proprietario di un labrador, resosi conto delle condizioni in cui versava l'animale, ha dovuto far ricorso a un centro specializzato per tentare di salvare l'animale. Nel caso del primo bastardino l'avvelenamento, a detta del sanitario che l'aveva preso in cura, sarebbe stato causato da un prodotto chiamato «Therich», usato come diserbante nella coltivazione delle barbabietole.

Non essendo una coltivazione comune in questa zona, verrebbe da pensare che la dose velenosa - che si presenta come dei grani di pepe nero - occultata in un bocconcino di affettato, possa essere stata acquistata intenzionalmente. Attivato tempestivamente l'ufficio veterinario dell'Usl, la documentazione dei fatti è stata inoltrata all'Istituto Zooprofilattico per eventuali procedimenti giudiziari nei confronti di ignoti.

«Un tempo si usavano fiale specifiche per la cattura di questi animali; in questo caso credo possa trattarsi di qualche ripicca personale, che va assolutamente condannata», ha puntualizzato il presidente della riserva di caccia di Pederobba, Livio Grotto.

«Qualunque sia la matrice di queste inqualificabili azioni, pericolose anche per l'umano, gli autori vanno perseguiti dalle autorità competenti» dicono i proprietari dei cani.


Tribuna Treviso-16 febbraio 2003

(torna all'indice)

 

 


 

 

 

805.  Cresce il numero dei casi di avvelenamento di animali domestici.

 

 

Cresce il numero dei casi di avvelenamento di animali domestici. In tutta la provincia di Firenze nel corso del 2002 sono stati ben 164.
Erano 152 l' anno precedente, addirittura 47 nel 1997.

Nel Chianti il numero complessivo di casi di animali domestici colpiti da bocconi avvelenati sono stati 14, 21 se si considera anche il Comune Impruneta, vista la contiguità dei confini con Greve e San Casciano. Qui i casi di avvelenamenti sono stati ben sette a San Casciano e quattro a Greve in Chianti.

I dati sono quelli del lavoro svolto dalla polizia provinciale nel corso dell'anno che ha anche individuato undici autori. Un'attività difficile, quella della polizia provinciale, di grande impegno contro un fenomeno tristemente in crescita.

Ad essere i più colpiti dalle esche avvelenate sono i cani, 127 casi, seguiti dai gatti, 77. A poco sembrano valere anche le misure prese da alcuni Comuni, come Barberino Val d'Elsa dove nel 2002 sono stati registrati tre avvelenamenti.

Qui il sindaco Bazzani ha emanato un'ordinanza con cui il Comune avrebbe potuto vietare ogni attività cinofila e cinofilo-venatoria per un anno, come avviene per le zone colpite da incendi, se gli avvelenamenti si fossero verificati nei pressi di boschi o di campi coltivati.

Nell'ordinanza, inoltre, come accade anche in altri Comuni, si prevede l'obbligo per i veterinari di denunciare tutti i casi di avvelenamento e di dichiarare sia il tipo di veleno usato che la zona dove si sono verificati. Nel corso dell'anno appena concluso, la polizia pr ovinciale ha effettuato 44 sequestri di veleni e 21 di esche già pronte con il loro carico mortale.

Dagli accertamenti effettuati sugli animali vittime di avvelenamento è stato accertato che in prevalenza, 42 casi, si è trattato di inibitori delle colinesterasi seguiti da 15 episodi per gli effetti della stricnina.
Andrea Settefonti


La Nazione-15 febbraio 2003

(torna all'indice)

 

 


 

 

 

804. Gatti avvelenati dall'acqua.

 

 

TORREGLIA. Ventitré gatti sono morti nei giorni sco rsi in un casolare sui Colli, pare per aver bevuto acqua di una sergente che si trova a Torreglia Alta contaminata da sostanze chimiche. Il fatto è allarmante se si tiene conto che la zona dove la falda sarebbe inquinata è quella nelle vicinanze del «Calto freddo», sulle pendici del Roccolo.

Il rio, un tempo famoso per i gamberi d'acqua dolce, nasce sulla sommità del Venda e scende verso la sorgente Regina, punto di ristoro per tanti ciclisti.

A lanciare l'allarme è Alda Miani, una donna con un'immensa passione per gli animali che risiede in un rustico immerso nel verde, al civico 33 di via Abate Barbieri. Nel giro di una decina di giorni ha dovuto far abbattere dal veterinario oltre una ventina di gatti in preda a dolori atroci, trovati con il fegato spappolato. Nello stesso periodo anche un cane belga-maremmano si è sentito male.

«Tutto è iniziato il 23 gennaio, quando per la prima volt a ho sentito che l'acqua del rubinetto emanava uno strano odore - spiega la donna - La nostra abitazione non è collegata all'acquedotto, è da sempre rifornita da una sorgente che non ci ha mai creato problemi. Nel pomeriggio mi sono accorta che uno dei miei oltre trenta gatti soffriva da morire. Ho deciso di portalo dal veterinario, che non ha potuto far altro che abbatterlo. La stessa fine hanno fatto il giorno dopo altri quattro animali.

A quel punto , dopo aver informato l'Arpav e l'Ufficio tecnico del comune di Torreglia, ho deciso di far effettuare a mie spese (200 euro) nel laboratorio privato Programma ambiente di Padova le analisi su un campione d'acqua prelevato dal pozzo. I risultati evidenziano una forte concentrazione di benzotiazolo (un solvente chimico), di composti fenolici e un grado di ossidabilità al di fuori della norma, dovuto all'anomala concentrazione di manganato. Di quanto accaduto ho informato anche i carabinieri di Teolo.

Per capire da dove arrivano queste sostanze chimiche mi è stato detto che bisognerà attendere l'esito dell'accertamento tossicologico sui gatti abbattuti, che è in corso all'Istituto zooprofilattico di Legnaro. Intanto non usiamo più l'acqua della sorgente: andiamo a prendere quella potabile in paese con le taniche». Tra le ipotesi avanzate, c'è quella che l'inquinamento arrivi dalla ex base aeronautica 1º Roc d el Venda, che si trova poche centinaia di metri a monte.

«Questo dubbio mi è venuto dopo che ho parlato con i tecnici del Parco Colli - afferma Alda Miani - Sulla cima del Venda gli impianti sono nel più totale abbandono: potrebbe aver ceduto qualche vecchia cisterna». Il sindaco di Torreglia, Mario Bertoli, manifesta la sua preoccupazione anche per le conseguenze che tale problema, se accertato, potrà creare a valle. Soprattutto sulla fonte Regina e sul rio Calcina.


Il Mattino di Padova-15 febbraio 2003

(torna all'indice)

 

 


 

 

803.  Analisi del Comune sulla fonte avvelenata.

 

 

TORREGLIA. Il sindaco Mario Bertoli vuole capire se la causa dell'atroce fine dei ventitré gattini della signora Alda Miani, che abita a Torreglia Alta, in via Abate Barbieri, siano davvero le sostanze chimiche scoperte in un campione d'acqua prelevato dalla sorgente a ridosso del «Calto freddo», nella vallata tra il Roccolo e il Venda, che veniva utilizzata per l'alimentazione di persone e animali.

Il primo cittadino, preoccupato della presenza di benzotiazolo e di una forte concentrazione di manganato, dati che emergono dal referto di un laboratorio di analisi a cui si è rivolta in forma privata la signora Miani, ieri ha affidato gli accertamenti del caso all'Arpav (l'Agenzia regionale per l'ambiente).

Contestualmente ha fatto preparare un'ordinanza che vieta, nella zona dov'è avvenuta la moria di animali, l'utilizzo dell'acqua di sorgente per scopi alimentari.

«Per quanto concerne la potabilità di fonte Regina, la nota sorgente che si trova sulla strada per Castelnuovo ben a valle del "Calto freddo" - afferma Bertoli - aspettiamo i dati delle analisi. In base a quello che emergerà dagli accertamenti dell'Arpav prenderemo i provvedimenti necessari.

Oggi non abbiamo alcun elemento che ci autorizzi a vietare l'uso dell'acqua della fonte. Oltre a capire quale tipo d'inquinamento sia presente sulla sorgente dove attinge acqua la famiglia Miani, è importante verificare da dove provenga.

La zona è molto isolata e non presenta, tolta l'impiantistica in disuso sulla sovrastante ex base militare 1º Roc del Venda, insediamenti tali da giustificare quanto è accaduto».

Qualcosa di certo sulla causa della morte delle povere bestiole si saprà dall'esame tossicologico che verrà eseguito dall'Istituto zooprofilattico di Legnaro. Secondo le indicazioni del veterinario, tutti i gatti sarebbero deceduti per malattia del fegato.


Mattino Padova-15 febbraio 2003

(torna all'indice)

 

 


 

 

 

802. Bocconi al veleno per i cani.

 

 

LASA. Allarme rosso tra i proprietari di cani a Lasa, specialmente per quelli che abitano tra la zona della stazione e quella industriale. Sempre più spesso si sentono casi di cani avvelenati.

L'ultimo, due se ttimane fa. Durante il 2002 sono stati ben otto gli animali morti in seguito all'ingerimento di sostanze letali. Dall'esame autoptico eseguito su uno di loro è risultato che il cane aveva ingerito bocconcini intrisi di veleno per lumache e dai referti dei veterinari si sospetta che sia stato usato anche del veleno per topi.

I proprietari degli animali deceduti si sono resi conto, confrontandosi, che i loro fidi amici prima di morire avevano accusato gli stessi sintomi tipici di un'intossicazione e dunque deceduti tutti per lo stesso motivo.

Dopo la serie di decessi, i proprietari di alcuni cani a Lasa, hanno istituito una sorta di servizio di vigilanza. Ciascuno, per quanto e come può, si presta a segnalare la presenza sospetta di «bocconi» sospetti o di persone che potrebbero «seminarli» qua e là sul terreno. Purtroppo, fino ad ora, nonostante anche la collaborazione de carabinieri del paese, sensibili alla problematica, a Lasa non si è ancora riusciti a d individuare con esattezza l'autore o l'autrice di questi atroci atti che si traducono in crimini contro gli animali.

Gli autori di simili gesti sono persone prive di coscienza, senso morale e civile e non si rendono conto che morte atroce tra sofferenze e lenta agonia fanno queste povere bestiole lucide fino all'ultimo. Per la maggior parte dei veleni usati non vi è antidoto. L'animale che ingerisce il boccone avvelenato, dunque, va sicuramente incontro alla morte.

Per quanti si macchiano d i tali crudeltà, la legge prevede condanne severe. Infatti, è mutata la sensibilità nei confronti di simili reati. Ci si è resi finalmente conto che l'animale da compagnia, è un soggetto dotato di propria sensibilità fisica e psicologica, perciò per coloro i quali li maltrattano, li uccidono, li torturano o li abbandonano sono previste pene fino ad un anno di reclusione o ammende fino 10.000 euro (poco meno di 20 milioni delle vecchie lire).

Inoltre chi viene accusato di organizzare, gestire, scommettere combattimenti di cani rischia di incorrere in pene ancora più severe. Dai 2 ai 4 anni di reclusione e da 5.000 a 25.000 euro. Fino a qualche tempo fa il termine di prescrizione del reato era solo di due anni, oggi invece questo termine si alzato fino a sette anni.

Il consiglio che si dà ai proprietari di cani colpiti e quello di denunciare sempre l'accaduto in modo che le forze dell'ordine possano intervenire e farsi un quadro preciso della situazione.


Alto Adige
-15 febbraio 2003

(torna all'indice)

 

 


 

 

 

 801. Una clinica veterinaria comunale per i randagi feriti.

 

 

La istituzione «di una clinica veterinaria comunale (Comune ed Asl) che svolga il servizio di pronto soccorso veterinario pubblico per animali feriti» viene proposta dalla Lav «solo per animali randagi, abbandonati e comunque non per animali di proprietà», precisando che «gli animali potranno essere raccolti e portati in ambulatorio dalle associazioni animaliste o dai privati» e che dopo le cure «gli animali verranno adottati o condotti nei rifugi per un periodo di convalescenza».

Specificatamente per i cani randagi, la lega antivivisezione suggerisce «il servizio di reimmissione nel territorio di prelievo dei cani accalappiati non riconosciuti morsicatori, privi di padrone e per i quali non sia stato richiesto l'affidamento», precisando che «tale servizio deve essere realizzato in collaborazione con l'Asl 2 che deve assicurare la preventiva sterilizzazione dell'animale, la dovuta identificazione (microchip) per l'anagrafe canina e la dovuta profilassi sanitaria» anche perchè «l'esperienza dimostra che tale misura costituisce una straordinaria opportunità per arrestare l'incremento demografico della popolazione randagia, per garantire il benessere degli animali, per dimezzare l'impegno economico della pubblica amministrazione e per favorire la diffusione di sentimenti non zoofobi presso la collettività».

La Lav chiede poi «di consentire al personale qualificato dell'associazione di poter svolgere sopralluoghi ed ispezioni nelle strutture autorizzate dal Comune alla cattura e alla custodia di cani e altri animali per accertare il rispetto delle normative di tutela degli animali» impegnandosi «a relazionare prontamente circa l'attività di controllo svolta».


La Sicilia -14 febbraio 2003

(torna all'indice)

 

 


 

   (torna alla pagina d'inizio)