STAMPA - articoli 1641-1660

Barberino Val d'Elsa, 19 maggio 2006 Il Sindaco di Barberino, Maurizio Semplici, ha incontrato nei giorni scorsi le associazioni dei cacciatori e dei tartufai del territorio. All'ordine del giorno il tema dei bocconi avvelenati.
All'incontro erano presenti rappresentanti di Arcicaccia, Federcaccia, e Enalcaccia, oltre al Comitato Unitario dei Cacciatori, e l'Associazione Tartufai della Valelsa.
"Abbiamo richiamato ognuno alle proprie responsabilità - ha commentato il sindaco Semplici - e al rispetto di regole di comportamento e di convivenza. Insieme abbiamo discusso del fenomeno dei bocconi avvelenati e di quanto sia possibile fare tutti assieme per stroncare questo barbaro costume che costa la vita a tanti animali. Abbiamo avviato un percorso e una riflessione comuni, consapevoli che la strada da fare non è breve, ma che è indispensabile percorrerla tutti assieme".
La vicenda dei bocconi avvelenati a Barberino Val d'Elsa, con i due casi registrati negli ultimi mesi, si presta comunque ad un altro genere di valutazioni. "Non vorremmo proprio che dietro a questa storia vi fosse un tentativo di strumentalizzazione - dichiara il sindaco Maurizio Semplici - È difficile altrimenti spiegare l'attenzione che la questione ha sollevato mettendo in primo piano il nostro territorio, il quale - stando ai dati ufficiali forniti dalla Provincia di Firenze - ha registrato negli ultimi anni un numero di animali uccisi da bocconi avvelenati molto inferiore ad altri realtà territoriali vicine, come Montespertoli, Tavarnelle, Greve o San Casciano.
Chi ha interesse a mettere in una luce non veritiera Barberino? E per quali motivi? Ci piacerebbe che si affrontasse il problema nei suoi termini reali, con una limpida volontà di affrontarlo e darne soluzione".
Cremona - Torna nel cremonese l'incubo dell'avvelenamento degli animali. Nel comune di Spinadesco nel giro di 15 giorni sono stati avvelenati sei cani, di cui uno e' morto mentre gli altri sono stati salvati in extremis dai veterinari.
A Pasqua il primo caso. Le cartelle mediche parlano di "grave avvelenamento da diserbante". Ma attualmente e' difficile stabilire un'unica causa scatenate. Della vicenda sono stati informati l'amministrazione comunale e il servizio veterinario dell'ASL.
Mesi fa un'altra zona della provincia, quella al confine con il bresciano, era stata teatro di episodi simili: in quei casi gli animali erano morti dopo avere mangiato delle "polpette" avvelenate trovate nei campi durante passeggiate o battute di caccia.
Si era parlato addirittura di una faida tra cacciatori cremonesi e bresciani.
(AGI)
RICCIONE (RN) - Se sia veramente un “animal killer” lo potranno dimostrare solo ed esclusivamente le analisi. Quelle che saranno effettuate sulle polpette che l’uomo aveva con sè lunedì sera, quando è stato visto aggirarsi nei dintorni del parco della Resistenza da un poliziotto in borghese.Il sospetto stava camminando in viale Cervino a ridosso del parco e soprattutto delle due aree di sgambamento in cui ogni giorno decine di riccionesi portano i loro cani a correre.
Gli animalisti considerano quell’area, così come tutti i parchi della città, aree a rischio e ogni volta che ricevono una segnalazione per sospetto avvelenamento, se l’animale è stato al parco, consigliano subito una visita approfondita dal veterinario. Quell’uomo, che si aggirava con area sospetta proprio tra le due aree di sgambamento, aveva anche una borsa sotto braccio piena di polpette.
E questo ha insospettito il poliziotto. Ha osservato i suoi movimenti e poi ha telefonato ai carabinieri della stazione di Riccione. Questi l’hanno immediatamente fermato e dopo avere controllato il contenuto della sua borsa hanno deciso di non prendere a cuor leggero il caso.
Ovviamente, per capire se le polpette siano state o meno farcite di un qualche veleno sarà necessario attendere l’esito delle analisi, ma nel frattempo la paura corre tra i proprietari dei cani. “Già l’anno scorso - spiega Michela Ronci dell’associazione K. Lorenz, che gestisce il canile comunale - c’era stata una segnalazione di sospetti casi di avvelenamento nella zona del parco della Resistenza. Non ha avuto seguito, ma come accade tutte le volte che ci sono sospetti del genere invitiamo i proprietari a correre da un veterinario.
La prudenza non è mai troppa visto che se i cani sono stati avvelenati, magari con un topicida, vanno incontro a una morte terribile, tra le più lunghe e dolorose che si riescano a immaginare”.A Riccione i casi accertati sono pochi “perchè il fenomeno è molto più comune nelle zone rurali e soprattutto dove si caccia, nelle aree insomma in cui i cani possono disturbare”.
La mappa nera per le morti da avvelenamento, infatti, si concentra in Valconca e in Valmarecchia. Ciò non significa che a Riccione non ci siano precedenti preoccupanti: “Qualche anno fa - continua Ronci - siamo stati contattati dai veterinari a cui abbiamo dato alcuni nostri cani adulti e di taglia medio-grande. Hanno prelevato loro il sangue per una trasfusione ad altri cani, vittime di polpette avvelenate”.
A volte questo è l’unico modo per salvare chi cade nella trappola dell’ “animal killer”. Se i carabinieri dovessero accertare che l’uomo controllato passeggiava veramente con una scorta di polpette avvelenate sotto braccio, allora rischierebbe grosso: la legge 189 prevede il carcere per i responsabili di maltrattamenti, uccisioni crudeli o senza necessità.
Stefania Parmeggiani
Tre cani ed un gatto sono morti nei giorni scorsi nel Kirchheimer Gewann "Tobel". Poiché tutti gli animali erano di proprietà dello stesso contadino, la Polizia pensa sia stato fatto appositamente.
Comunque tutti i proprietari di cani che vanno a passeggio con i loro quattrozampe nelle vicinanze del parcheggio, nella direzione di Schlierbach, devono fare attenzione. KIRCHHEIM.
Giovedì pomeriggio il contadino di Kirchheim ha telefonato alla Polizia comunicando che nuovamente sono stati avvelenati due suoi cani. Come si è potuto apprendere solo ora, già la scorsa settimana degli sconosciuti avevano avvelenato un suo cane ed un gatto. I due giovani cani da gregge avevano mangiato sul terreno del contadino di Kirchheim dei bocconi con veleno per ratti e sono morti poco dopo in modo atroce.
La polizia ha controllato il terreno che è situato proprio vicino al parcheggio da passeggio e dintorni. Comunque tutti i proprietari di cani che vanno a passeggio in quella zona facciano molta attenzione. "anche il minimo contatto con questo veleno è pericoloso, poiché provoca la distruzione degli organi interni", spiega il commissario capo di Kirchheim Heinrich Herrmann. I quattro animali del contadino sono morti in modo atroce.
Effetti fatali si potrebbero verificare anche se un bambino addentasse un boccone. La morte dei due cani giovedì, si sussegue ad una serie attentati agli animali ed alla proprietà del contadino: La scorsa settimana, mercoledì 26 aprile è stato avvelenato un cane ed il giorno successivo ha trovato anche il suo gatto morto di veleno per topi. Nella notte tra sabato e domenica, degli sconosciuti hanno svuotato il suo trattore di 110 litri di diesel che aveva nel serbatoio (togliendolo con una pompa).
La Polizia ha accolto le denuncia"facciamo tutto ciò che possiamo fare per poter trovare il colpevole in tempi brevi", promette Heinrich Herrmann. Quindi il terreno di proprietà del contadino verrà tenuto sotto controlloin modo più accurato.
Negli anni passati la masseria e gli animali del contadino di Kirchheim erano già stati presi di mira da sconosciuti.
Tra l'altro furono distrutti macchinari agricoli e incendiate balle di fieno.
Un cane di razza Jack Russel è morto, tra atroci sofferenze, dopo aver mangiato qualcosa che - secondo il veterinario che ha tentato invano di salvarlo - conteneva stricnina o veleno simile.
Il cane era stato a passeggio al parco dell’Uliveto: stiano attenti i padroni id altri cani ma anche i genitori dei bambini che frequentano il giardino.
LA LEGGE 968 del 1977 vietava qualsiasi utilizzo di veleni verso la cosidetta "fauna nociva" ma ancora oggi sono molti i casi di intossicazione. I veleni più usati sono il cianuro (libera un gas letale che provoca una paralisi totale ed istantanea dei centri nervosi e dell’ apparato circolatorio e respiratorio), gli organofosforici o carbamati (principi attivi che producono paralisi muscolari respiratorie e morte per insufficienza respiratoria), stricnina (provoca la paralisi del cuore con contratture dolorose senza perdita di coscienza che culminano con il decesso), usata in dosi da 10 - 15 grammi, mentre per provocore la morte dell’ uomo ne servono 30.
E ancora metaldeide o antilumaca ( porta perdita della coordinazione motoria, tremori muscolari e convulsioni che causano la morte per insufficienza respiratoria) o rodenticidi ( sostanze ad attività anticoagulante, agiscono dopo 5 - 10 gorni dall’ ingestione). LA RIFLESSIONI In Toscana Troppi Gridano: “Al cane!” COLLE - La Toscana piace a troppi: a chi la coltiva e crea le ordinate distese di vigne e oliveti, a chi vi cerca una natura ancora incontaminata, meglio se un po’ selvaggia.
I Cacciatori vorrebbero spazi aperti per la caccia, i coltivatori e pastori spazi recintati contro l’ invadenza degli animali predatori e saccheggiatori. Un bel groviglio di conflitti di interesse, insomma. Il contadino da sempre prova a difendere, con veleni e trappole, i propri raccolti dagli animali che li minacciano: talpe, caprioli, cinghiali. Gli allevatori proteggono le proprie bestie da predatori come volpi, ermellini, donnole e cani o abbandonati o lasciati momentaneamente liberi. I tartufai e i cacciatori possono essere tentati di scoraggiare la concorrenza con la soluzione più semplice e meno rischiosa, che consiste nell’ avvelenare i luoghi di raccolta e caccia.
Da qualche tempo l’ elevata importanza commerciale di pratiche come la raccolta di tartufi e la caccia viene sostenuta da istituzioni provinciali che cercano di guadagnarsi il voto degli interessati.
E’ da considerare che un cane da tartufo può valere dai 5 ai 20 mila euro. Tanti casi di avvelenamento di animali domestici negli ultimi anni sono stati segnalati all’ interno della proprietà privata e delle mura domestiche, episodi che fanno pensare a vendette mirate. Contadini, pastori, cacciatori, tartufai, quest’ ultimi anni che per reciproca rivalità, sono le categorie di solito additate come responsabili dei bocconi avvelenati. Ma ne possiamo aggiungere anche un’ altra: quella delle famiglie che, andate volontariamente ad abitare nella Toscana profonda, vivono a contatto diretto con campagne semincolte e boschi degregati, frequentati da troppi animali abbandonati - cani, gatti - che fanno paura. Insomma vogliono la Toscana selvaggia, ma a misura del loro domestico quieto viviere.
Tutti costoro probabilmente non si rendono conto che gettare un’ esca avvelenata a terra è come piazzare una mina: è un’ arma con la quale non si può sapere chi si va a colpire L’ANALISI Il degrado spesso è dovuto a chi si professa interessato alla salvaguardia delle aree boschive, ma si comporta in modo diverso TANTE GRAZIE AGLI “AMANTI DEI BOSCHI” Colle - La Toscana è formata per il 47% da boschi, per un totale di oltre un milione di ettari: una bella estensione che, negli anni, ha fatto della nostra regione il polmone verde d’Italia, oltre che la terra in cui natura e civiltà si sono fuse con maggiore equilibrio. Passeggiando nella Valdelsa si presenta, però, uno scempio che smentisce questa immagine.
La manutenzione del sottobosco (che potrebbe assicurare una fonte di energia alternativa) è pessima o assente. Dappertutto si vedono rifiuti - cartacce, profilattici usati, mozziconi di sigaretta, sacchetti di plastica, scatolette di cartone, escrementi mal coperti da fazzoletti di carta - che non solo danneggiano gravemente l’habitat degli animali selvatici, ma favoriscono, per l’assenza di controlli delle autorità, episodi di incendi colposi e dolosi, caccia e pascolo illegali e, infine abbandono di esche avvelenate. Favoriscono, inoltre, l’abbandono di animali domestici. In poche parole, un atto sconsiderato di inciviltà tira l’altro e crea un circolo vizioso di abusi da cui, senza un deciso intervento, è impossibile uscire.
Il terreno è inoltre disseminato di buche, a testimonianza del passaggio di cani da tartufo. Sono proprio i cacciatori, i tartufai ed i cercatori di funghi - che più di tutti si professano amanti di quei boschi - i maggiori responsabili del degrado. Questi appassionati sono spesso portati a considerare l’ambiente prediletto come il proprio parco giochi e si dimenticano che la natura fa parte di noi, esattamente come noi facciamo parte di essa. E che quindi rispettare la natura significa anche rispettare se stessi. Il ragionamento degli inquinatori è opposto: un cacciatore pensa che l’arte di sterminare la fauna sia cosa di gran lunga più nobile ed importante che salvaguardare il nostro patrimonio ambientale.
Tutto si riduce così ad una questione di proprietà, in cui il divertimento occupa il primo posto poichè rappresenta, come dicono spesso i diretti interessati, il nostro bagaglio culturale.
Provincia di Rieti È ancora il canile di Castel Franco a far discutere. Stavolta a puntare il dito sulla struttura data in gestione alla Tecnovet srl è l’associazione Canili Lazio nella persona della presidente Maria Cristina Salvucci, che non esita a parlare di un ipotetico avvelenamento dei cani a causa del cibo o peggio ancora a causa di agenti provenienti dall’esterno del canile, con box non a norma e col serbatoio dell’acqua situato all’esterno della struttura.
Come avevamo già raccontato la scorsa settimana, i cani all’interno del "ricovero” hanno cominciato a morire, lasciando interdetti i volontari ed il personale del canile. Le prime ipotesi si orientavano o su una intossicazione alimentare o su una patologia di natura virale. La Salvucci si è recata personalmente al canile di Colle Arpea facendo accorrere gli uomini della Forestale e il comandante dei Vigili Urbani Tulumello.
Viste le condizioni precarie di alcuni cani inspiegabilmente più malconci degli altri e di alcuni decessi dopo spasmi agonici confermati dalla stessa veterinaria del centro, la volontaria ha chiesto il permesso di portare via due cani per curarli alla Asl e al proprietario del canile, permesso puntualmente negato accordato solo dal Comandante Tulumello e dal dott. Grillo.
Ancora una volta dunque Tecnovet e Asl da una parte, e volontari dall’altra, ma stavolta, i cani, nonostante al situazione col tempo si sia stabilizzata, hanno rischiato e rischiano più del solito di morire.
La Salvucci insiste sul passaggio di consegne che ha subito il canile: «La Damiani, signora che ha gestito il canile fino al 2005, anno della scoperta del "lager” sotterraneo che a suo tempo ha ottenuto dal sindaco Emili una autorizzazione ad ampliare la struttura con tanto di nulla osta igienico sanitario dalla Asl, ha poi venduto alla Tecnovet e la struttura, priva di box adeguati e di un ambulatorio a norma ha riottenuto l’autorizzazione sanitaria nel giugno 2005».
A questo punto l’ipotesi di un virus venuto dall’esterno non può che prendere sempre più corpo, anche se ci vorrà ancora del tempo per avere i risultati delle analisi del sangue sui cani.
VILLA CARCINA. Una mano ignota ha avvelenato nei giorni scorsi otto gatti e un cane Sterminata una colonia di randagi Indignata Carla Guerzoni: «Un disegno criminale premeditato» Villa Carcina (BS) - Otto gatti e un cane uccisi: è il bilancio di un raid messo a segno da alcuni ignoti che hanno preso di mira una squadra di randagi che trovavano da sempre un asilo sicuro in via Trento 48 a Villa Carcina, nell'abitazione della signora Carla Guerzoni, residente del 1980 con marito e due figlie, quasi ai bordi di un bosco retrostante.
La donna ha sempre manifestato un grande amore per i mici. Sul balcone di casa a pianterreno ne possiede cinque, mentre nel giardino ha costruito una casetta in legno per ospitare i quattro zampe cui «i casi della vita» non hanno consentito di avere un padrone.
Soprattutto d'inverno, la colonia cresce a dismisura. Carla Guerzoni gli offre un tetto e il cibo, ma non è la prima volta che qualcuno ne ha approfittato per gettare e abbandonare nella sua area verde qualche esemplare non più gradito. «L'amore per i gatti - spiega la signora - non è patrimonio di tutti, anche se i miei vicini di casa non si sono mai lamentati, almeno direttamente con me», ammettendo poi che «non è la prima volta che qualche animale, in passato, è stato trovato morto, vittima di bocconi avvelenati. Ma questa volta si è superato il segno. Qualcuno ha messo in atto un disegno criminale per fare, una volta per sempre, piazza pulita».
La signora evidenzia che i gatti hanno cominciato una quindicina di giorni fa a dare segni di nervosismo, rifiutando il cibo. Poi qualcuno è sparito nei campi vicini con analoga sorte per gli altri. Risparmiati, invece, i gatti di appartenenza perchè «seguiti nei loro movimenti». A farne le spese di questa moria anche un cane del vicino che, incautamente, ha mangiato un boccone avvelenato. Notata la sparizione, la signora Guerzoni ha telefonato all'Enpa e alla Protezione animali che, oltre a denunciare l'accaduto ai Carabinieri di Villa Carcina, hanno apposto dei manifesti per avvertire che nella zona erano stati sparsi dei bocconi avvelenati che potevano nuocere ad altri animali.
Carla Guerzoni aggiunge il rammarico per quanto accaduto: «Era mia intenzione di far sterilizzare gli 8 gatti dall'Asl. Purtroppo non ci sono riuscita. L'appuntamento con l'azienda sanitaria l'avevo fissato in precedenza. Purtroppo nel giorno stabilito, non mi è stato possibile trasportarli per l'intervento perchè, appunto randagi, andavano e venivano da casa», e, rivolta ai responsabili: «Hanno preso nel mirino dei poveri gatti che non facevano nulla di male, salvo qualche miagolio.
Mi piacerebbe conoscere il colpevole, augurandosi che simili episodi non si ripetano più. Ma più conosco gli uomini, più amo le bestie».
Sergio Botta
provincia di Verona Bocconi avvelenati, dalla Lessinia a Parona. Cani morti, ormai decine. L’ultimo in ordine di tempo, quello di una volontaria di Argo 91, uno dei gruppi cinofili veronesi.
Rosy era una labrador di un anno e mezzo, aveva appena superato il primo step, quello dell’abbaio, ed era pronta a festeggiare con la sua padrona e gli altri colleghi la piccola promozione.
Invece venerdì sera la cucciolona mentre passeggiava a San Giorgio di Valpolicella ha ingoiato un boccone avvelenato, forse con della stricnina. È morta in pochi minuti. Ieri i rappresentanti di Argo 91, delle unità cinofile della Protezione civile di Tregnago, dell’Ana, ospiti nella sede della Croce Bianca, ha tenuto una conferenza stampa per denunciare quello che sta accadendo da mesi e sottolineando la difficoltà per i volontari di intervenire nelle zone a rischio bocconi, temendo di perdere i loro animali.
La veterinaria Cristina Squaranti ha sottolineato che in alcuni casi, cioè quando vengono usati topicidi, c’è un certo margine di intervento per cercare di salvare gli animali, ma con la stricnina, a dosi anche molto basse, non c’è alcuna possibilità di impedirne la morte.
I volontari fanno appello alle forze dell’ordine, ai guardiacaccia affinché segnalino, controllino. Ma anche a chi ha perduto gli animali. Spesso non vengono sporte denunce, che invece permetterebbero l’avvio di indagini. La perdita di un animale è sempre dolorosa per chi li ama, ma in questo caso si tratta di animali che servono a salvare la vita degli umani.
Che invece gliela tolgono chissà per quali insensate ragioni.
Veglie (LE) - Continuano gli atti di inaudita violenza sui cani. Ritrovati in fin di vita, a causa di un avvelenamento, tre cani di taglia media (un meticcio, un maremmano, un husky) in via Carmiano.
«Spino» è il nome dell'unico sopravvissuto alla carneficina, un piccolo cane da caccia. A dare l'allarme venerdì scorso alle 17,30 ai vigili urbani, intervenuti tempestivamente, è stato Giovanni Potì che, insospettito dalla lunga assenza dei cani dal quartiere, si è imbattuto nell'agghiacciante scoperta. «E' stata un'esperienza atroce, che non auguro a nessuno - dice Potì - una violenza terribile contro animali indifesi». Sul posto è intervenuto anche il veterinario Fabio Donateo.
«La causa del decesso - commenta Donateo - è un potente veleno per topi, una morte lenta, atroce. Questo tipo di veleno crea carenza di ossigeno ed emorragia interna; dalla bocca e dalle narici usciva sangue. Il cane sopravvissuto al massacro è in laboratorio sotto osservazione. Le sue condizioni fanno sperare in una guarigione». Bocconi farciti di topicida per garantire una morte dopo grandi e atroci sofferenze.
L'uccisione dei cani sta mettendo grande preoccupazione agli amanti degli animali. Sul posto è intervenuta anche l'avvoco Anna Maria Mattia dell'associazione «VeglieAmbiente» che, immediatamente, ha provveduto a denunciare l'accaduto alla Procura della Repubblica per il tramite della stazione dei Carabinieri di Veglie.
Katia Manca
FIRENZE - Cianuro, stricnina, inibitori della colinesterasi (che provocano paralisi respiratorie e muscolari), sono tra i veleni, che appositamente lasciati dall’uomo nell’ambiente in forma di «succulenti bocconi» continuano ad uccidere migliaia di animali (domestici e selvatici) con grandi sofferenze, in ogni parte d’Italia.
E’ un fenomeno barbaro in continua espansione anche in regioni dove la cultura ambientale ed il rispetto per la natura sembrerebbero più avanzati: accade in Emilia, come in Toscana, ed Umbria (queste ultime due Regioni uniche in Italia hanno anche una legge ad hoc in materia).
«In un anno hanno ammazzato una trentina di cani, ai margini delle foreste casentinesi, cinque erano miei» denuncia il professor, Enzo Boschi presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, a cui pochi giorni fa nel comune di Tredozio (Forli-Cesena), hanno ucciso un suo cane. La zona, tra l’altro, si trova ai margini delle foreste casentinesi con sentieri segnati per permettere passeggiate per entrare nel parco.
I motivi di questa pratica orrenda sono molti: gestione della fauna (gli animali carnivori – lupi, volpi – sono predatori e quindi competitori per i «cacciatori» nella caccia agli erbivori); rivalità tra i cercatori di tartufi che si uccidono i cani a vicenda, ma anche motivi banali come l’eliminazione di animali che disturbano o per fare un «dispetto» al vicino antipatico.
«E se solo un bimbo – continua Boschi – in questi sentieri disseminati di polpette scappasse all’attenzione di un genitore, cosa succederebbe? Tutto questo avviene nell´indifferenza generale: Finanza, carabinieri, benché sollecitati, si dichiarano impotenti. I cacciatori costituiscono una vera e propria mafia che nessuno sembra avere il coraggio di sfidare».
Tra l’altro alcuni di questi veleni (ad esempio la stricnina) persistono nell’ambiente, vanno nelle falde acquifere ed entrano nelle catene alimentari. Il danno complessivo è quindi difficilmente stimabile. Eppure le leggi ci sono. Il getto di sostanze tossiche su suolo pubblico è regolato dal Codice Penale (art. 674); poi c’è la legge nazionale 157/92 (quella che regola la caccia) che conferma il divieto dell’utilizzo di esche avvelenate già previsto dalla legge 968/77.
La legge regionale toscana 39/2001 dà competenze ed obblighi istituzionali ai Comuni (a partire da un registro dei trattamenti di derattizzazione in corso sul territorio comunale sia da parte di enti pubblici che privati), alle Province che ogni anno devono rendere nota la distribuzione e localizzazione degli episodi di avvelenamento, alla Regione che deve indicare una lista delle sostanze velenose che devono essere sottoposte a vendita in regime controllato tramite registrazione.
Purtroppo non sempre questi obblighi sono rispettati e poche volte gli organi di polizia sono riusciti a cogliere sul fatto i colpevoli anche perché è oggettivamente difficile.
Certo, è possibile inserire divieti ancora più stringenti (come il divieto temporaneo di attività collegate alla caccia nei territori rurali dove siano stati rinvenuti bocconi avvelenati, così come avviene già per le zone colpite da incendi) ma è sull’aspetto culturale che si appare necessario fare leva, cominciando con un’informazione capillare dei cittadini invitandoli a denunciare episodi sospetti.
PESCASSEROLI (AQ)- Dieci cani padronali trovati morti a Pescasseroli. Probabilmente sono stati avvelenati e dalla stessa mano. È polemica circa la mancanza di controlli da parte degli organi competenti.
È successo tutto nel giro di pochi giorni. A lanciare l’allarme è stata la veterinaria Vincenza Di Pirro. Secondo indiscrezioni le morti si sarebbero concentrate sulla strada che conduce agli impianti di risalita Monte Coste delle Vitelle.
I proprietari, per il momento, non hanno esposto nessuna denuncia ma si sono attivati per seppellire le carcasse clandestinamente.
«Tra qualche giorno - ha detto Di Pirro - si avranno i risultati dell’esame tossicologico su un cane che sono riuscita a recuperare ieri e che ho inviato presso l’istituto Zooprofilattico di Isernia».
Povegliano. (VR) - Mangia un boccone avvelenato e muore in pochi minuti. Questa l'atroce fine fatta da Chicca, una cagnolina di otto anni appartenente a Ferdinando Paganini. Il fatto è accaduto vicino all’isola ecologica del cimitero.
La famiglia Paganini stava facendo una passeggiata sulla strada dietro il camposanto quando Chicca si è avvicinata ad un boccone verde posto in bella evidenza sul ciglio della strada e l'ha assaggiato.
Dopo cinque minuti la bestiola si è fermata, bava alla bocca, in preda a convulsioni ed emoraggia. «Mi sono subito allarmato», spiega Paganini, «e sono ritornato a casa per correre da un veterinario, ma non ho fatto in tempo: Chicca è morta sotto i nostri occhi. La cagnolina godeva di ottima salute e, tranne quel pezzo di sostanza verde, durante la passeggiata non aveva mangiato nulla». Il veterinario ha subito ipotizzato la morte per avvelenamento.
«La conferma», informa Paganini, «è venuta dagli esami tossicologici compiuti dall'Istituto zooprofilattico di Padova dove hanno riscontrato la presenza di metomil, un parassitario altamente tossico».
Paganini, che ha sporto denuncia ai carabinieri di Villafranca contro ignoti per avvelenamento ed uccisione di animali, ha trovato in tempi successivi e nella stessa zona altri bocconi simili a quello ingurgitato dalla sua cagnolina.
«Siamo molto scossi», commenta, «la consideravamo a tutti gli effetti una componente della famiglia. La gravità dell'accaduto è accresciuta dal fatto che i bocconi sono stati abbandonati in un luogo frequentato. C’è anche chi raccoglie verdure nei campi.
L'autore del gesto deve essere un pazzo o un malato».
AVEZZANO (AQ) - Pochi mesi fa era stato salvato dalla strada dalla proprietaria della Pigi Plast, ora “Pedro” è stato ucciso da bocconi avvelenati, gettati nel recinto dell’azienda, mentre altri tre animali versano in gravi condizioni.
A denunciare l’ennesimo caso di avvelenamenti è la presidente dell’Enpa. «Ancora una volta ci si ritrova di fronte a comportamenti incivili e crudeli», afferma Filomena Schirripa, «dove protagonisti sono cittadini che rendono vittime della propria ignoranza e insensibilità i nostri amici a quattro zampe.
Nonostante l’immediato soccorso prestato dal dottor Ennio Di Carlo, nulla si è potuto fare per “Pedro”, mentre gli altri sono ancora sottoposti a specifica terapia per evitargli la stessa sorte».
L’odioso episodio è stato denunciato dalla donna e l’associazione ha deciso di costituirsi parte civile se sarà individuato l’autore del gesto, che rischia una sanzione di 22mila euro e fino a un anno di carcere.
La carcassa del cagnolino è stata trasportata all’istituto zooprofilattico di Avezzano per l’effettuazione degli esami tossicologici.
NOVAFELTRIA - Cinque gatti della colonia felina che da dieci anni vivono vicino al supermercato Tuo D di Novafeltria sono morti nel giro di un paio di giorni.
E se ne sono andati in una maniera straziante: per emorragia interna dovuta all’ingerimento di veleno per topi, come documentato dagli esami effettuati dal servizio veterinario dell’Ausl.
“Si tratta di una sostanza che provoca un’agonia lenta - ha spiegato la signora Cecilia, che insieme ad altre persone del posto si occupa dei 22 mici della colonia - e si consuma nel giro di poche ore.
Quattro gatti li abbiamo trovati già morti e per uno abbiamo fatto il possibile tenendolo sotto flebo. Purtroppo, una volta che il topicida entra nell’organismo, si presume camuffato nel cibo, non c’è scampo”. E’ la prima volta che in zona si verifica un episodio del genere.
“Non riesco a comprendere quale possa essere la matrice - aggiunge la signora -. Nei dintorni ci sono solo fabbriche, non credo ci sia il pericolo dei topi e quindi è presumibilmente un’azione mirata. Quei gatti non danno fastidio a nessuno, sono continuamente monitorati, grazie anche all’impegno dei dottori Angelini e Rossini”.
Il prossimo passo sarà quello di attivare le azioni necessarie a evitare che episodi simili si ripetano e per individuare i responsabili.
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I racconti dei padroni degli animali morti a Barberino. L'appello dei vigili Ha visto morire il proprio cane, Rasta, un bel pastore tedesco di sette anni e mezzo, con profondo dolore della moglie e dei due figli, a cui il cane era affezionatissimo. Charlie Holmes, inglese di origine ma da venti anni nel Chianti, racconta così la storia del suo cane, avvelenato dai famigerati ‘bocconi’, denunciandone il caso anche attraverso delle magliette.
Come è morto il suo cane? “Eravamo nel bosco di Poppiano quando Rasta si è avvicinato alla carcassa di una pecora. Poco dopo il cane ha cominciato a stare male: dopo una lunga agonia durata un’intera notte è morto. Ho subito sospettato della carcassa della pecora e abbiamo segnalato il caso ai vigili di Barberino: a quel punto abbiamno richiesto il sequestro della pecora perché fosse ispezionata”.
Che cosa ha riscontrato l’autopsia di Rasta? “La dottoressa Maria Gabbrielli Perfetti del laboratorio Zooprofilattico di Siena mi ha detto che se intorno alla pecora morta c’erano dei granuli blu. E c’erano… come c’era ancora la carcassa. Ne ho raccolti alcuni”.
E che fine ha fatto la carcassa? “E’ stata rimossa dal proprietario per essere incenerita, almeno così mi han detto i vigili, come mi han detto che solo che l’autopsia che il cane è morto per avvelenamento la pecora può essere sottoposta a sequestro”. Sospetti su chi mette i bocconi avvelenati? Tipo i cacciatori? “Non saprei… però vorrei che la caccia fosse bandita in tutto il comune di Barberino… da sempre sono un appassionato di birdwatching e della natura in genere. Conosco tante varietà di uccelli, sia stanziali che migratori”.
Che cosa chiede in merito alla morte di Rasta? “Che vengano applicate le leggi vigenti. Ho intenzione di andare a fondo alla cosa, non per ‘vendicare’ il mio cane ma per mostrare che le autorità competenti, siccome è praticamente impossibile trovare chi mette questi bocconi, non ci provano nemmeno. Ma soprattutto sono dispiaciuto che il mio caso non è isolato e sempre più frequentemente il fenomeno dei bocconi avvelenati si ripete. Vorrei che la legge sia applicata e che ogni volta che vengano trovate delle prove sicure i responsabili vengano veramente puniti dalla legge”.
BASTA ! Bocconi avvelenati: a Baberino Val d’Elsa in questo periodo gli animali muoiono (in `Foto Rasta, ucciso avvelenato) Abbiamo parlato con due padroni di cani morti di recente, analizzato ;a situazione interpellando il vererinario che ha compiuto l’autopsia dato conto dell’appello della polizia municipale. Altri casi di avvelenamenti da ‘bocconi’, ma anche casi di colpi d’arma da fuoco. Briciola, il cane di Claudia Caccetta, un incrocio tra un bassotto ed un setter, è morto dopo per avvelenamento da stricnina, dopo le analisi dell’autopsia da parte del veterinario di San Casciano.
“Intanto qui sono accaduti altri due misfatti: è stato sparato da breve distanza a un altro gatto senza padrone a San Lorenzo a Vigliano, che ha riportato un buco in una guancia grosso come una moneta e che dopo averlo portato alla clinica veterinaria del Galluzzo il veterinario gli ha diagnosticato una doppia frattura alla mandibola, poi alla Spinosa è stato rinvenuto lo scorso lunedì un altro gatto morto, probabilmente avvelenato con la stricnina, stiamo aspettando le analisi che confermino l’accaduto”, commenta assai arrabbiata Corinne Voss, portavoce del Comitato contro i bocconi avvelenati di San Lorenzo a Vigliano, che lo scorso maggio aveva denunciato il tiro al bersaglio con pallini di piccolo calibro ai gatti Nerina e Piccolina e che da molto tempo cerca di far emergere il problema dei bocconi avvelenati, specialmente nella zona in cui abita, a confine tra i comuni di Certaldo, Tavarnelle e Barberino.
E i vigili di Barberino chiedono a gran voce che coloro che hanno avuto un animale ucciso da un boccone avvelenato sporgano denuncia. Antonio Totaro, comandante della polizia municipale di Barberino Val d’Elsa, rivolge un appello ai padroni delle vittime dei bocconi avvelenati, “Abbiamo fatto una verifica e fino ad oggi nessuno si è rivolto ai vigili urbani di Barberino o al limite ai carabinieri di Tavarnelle per sporgere denuncia. Fare denuncia è invece un passaggio indispensabile affinché le autorità preposte possano venire a conoscenza dei fatti ed attivarsi.
Limitarsi a far presente la pur drammatica circostanza ai mezzi di informazione non ci mette nelle migliori condizioni di agire ed svolgere indagini. Oltretutto il Comune di Barberino Val D'Elsa e la Polizia Municipale vengono additati per la loro indifferenza e inoperosità su questa problematica… non è da escludere dunque un uso strumentale degli organi di stampa, oltre ad aver alcune informazioni distorte visto che alcuni casi non si sono verificati nel comune di Barberino”.
Mannucci Maurizio (Baberino Val d’Elsa)
BARBERINO - TAVARNELLE - CERTALDO Continua l’ allarme sulla morte di animali, per lo più cani, tramite la dispersione più o meno mirata sul terreno di bocconi avvelenati. Si sospetta con la stricnina, un alcaloide velenosissimo. Ieri è stata trovata un’ altra gatta morta ieri nella tenuta dove era stato avvelenato il cane di nome Briciola e dove una settimana dopo una gatta aveva accidentalmente assunto il veleno.
Terzo caso nelle poche centinaia di metri della valle di Scheto nel giro di due settimane e mezza. Si somma poi agli altri casi di cani morti o ridotti in fin di vita dal veleno: al di fuori di Scheto ma sempre in questo scorcio di Valdelsa, cinque casi almeno dall’ inizio dell’ anno. Dell’ ultima circostanza ha dato ieri notizia Corinne Voss del Comitato contro i Bocconi Avvelenati di San Lorenzo a Vigliano.
La gatta - dice Voss - ieri sera (l’ altra sera, ndc) era ancora viva e vegeta. Le è stato dato da mangiare. Girava sempre intorno alla cantina dove sono stati avvelenati anche gli altri animali. E’ stata trovata morta nel trattore dove di solito dormiva.
Dato che nel primo caso l’ autopsia ha confermato che si è trattato di stricnina, un veleno che non si annulla nel tempo - prosegue Voss - è probabile che lì sia pieno di boconi che finchè rimangono lì, continueranno ad ammazzare animali. Nella legge regionale 39/2001 contro i bocconi avvelenati è previsto che in casi di più avvelenamenti sullo stesso territorio il Comune possa chiedere alla Provincia una bonifica del terreno, coordinata da Comune, Asl e provincia.
La polizia provinciale e la polizia municipale hanno il compito di sovrintendere questa operazione. Sempre nella valle di Scheto qualche giorno addietro, era appunto morto il cane: i primi esami effettuati dal dottor Paolo Bandinelli, veterinario di San Casciano, avevano evidenziato la presenza di tracce di stricnina. Conferme erano giunte dagli istituti fiorentini.
Il triangolo fra Barberino, Tavarnelle e Certaldo si conferma dunque zona prediletta per le azioni di chi dissemina bocconi avvelenati. Veri e propri criminali come sottolineato la scorsa settimana dal titolare della tenuta dove sono morti gli ultimi animali. I sindaci (Maurizio Semplici per Barberino, Stefano Fusi per Tavarnelle, ed anche Ornella Signorini per San Casciano, assieme all’amministrazione di Certaldo), in seguito a riunioni sull’emergenza avvelenamenti hanno subito preso coscienza del problema e pubblicato un vademecum su come ci si deve comportare: le segnalazioni sono raccolte dalla polizia provinciale che conduce le indagini.
La polizia provinciale ha un servizio ad hoc: “Consiste in attività di polizia amministrativa e giudiziaria ai fini della prevenzione e repressione della pratica illegale di disseminazione di esche avvelenate per l’uccisione di animali. Il servizio è rivolto a tutti i cittadini che siano venuti in qualche modo a conoscienza di episodi d’avvelenamento di animali o che siano a conoscenza di situazioni relative alla preparazione, alla detenzione, all’utilizzo o all’abbandono di esche avvelenate”.
Nel recente rapporto pubblico, la polizia provinciale indica tra le possibili cause del “fenomeno”: dissidi, disturbo degli animali, raccolta tartufi e gestione fauna.
Sui tartufi nei giorni scorsi c’è stata la secca smentita del presidente dei tartufai della Valdelsa, Athos Signorini.
BELLARIA IGEA MARINA (Rimini) - Un copione che si ripete. Come successo anche lo scorso anno all’inizio della primavera, a Bellaria Igea Marina si è registrata una moria di gatti per avvelenamento, come confermato dal servizio veterinario dell’Ausl.
Il tutto è accaduto il 18 febbraio e il 5 marzo in via Giorgetti e via Montenero. In via Giorgetti, di una colonia felina composta da sei gatti, regolarmente censiti dall’Ausl, soltanto due risultano sopravvissuti. Due sono scomparsi, uno, ritrovato sofferente, anche se prontamente soccorso, è morto, ed un quarto gatto, con sintomi analoghi a quello deceduto, nonostante le terapie d’urgenza somministrate in un ambulatorio veterinario, è morto dopo una lunga agonia. Un gatto vivente in via Montenero, soccorso e sottoposto a terapia, è riuscito a sopravvivere.
I mici deceduti accusavano sintomi compatibili con una presunta indigestione di sostanze velenose: estero fosforici, usate come topicida. Onide Venturelli, delegato regionale dell’Associazione vegetariana italiana, chiede dunque, “che vengano avviate indagini per accertare chi, a che titolo, e per quale scopo, in pieno centro abitato e in cortili di civili abitazioni faccia uso di queste sostanze”.
E chiude: “Certi avvelenamenti sono causati dall’incoscienza e dalla leggerezza di certe persone che con l’uso indiscriminato di queste sostanze mettono a rischio sia animali che persone”.
TOLENTINO (MC) - Si torna a parlare di bocconcini avvelenati ai cani. Infatti, purtroppo, esistono ancora fenomeni di questo tipo che persone vigliacche e senza scrupoli mettono in atto per sfogare le proprie frustrazioni e manie.
A farne le spese, in questo caso, è stata una cagnetta di nome Virgola, di proprietà di un tolentinate. La cagnetta, una terrier tutta bianca che sfoggiava impermeabili, cappottini e cappellini durante tutto il periodo invernale, era un animale che si faceva volere bene. Sempre ubbidiente e affettuosa era diventata la vera mascotte del quartiere dove viveva con i suoi padroni, conosciutissima da grandi e bambini.
Il bocconcino avvelenato, probabilmente, Virgola lo ha preso sabato scorso lungo il tragitto che era solita fare al guinzaglio per tre volte al giorno oramai da sette anni: via Mameli, via Martin Luther King, via Nenni e via Proietti. Sulle prime Virgola non ha manifestato sintomi tali da preoccupare i proprietari, ma domenica mattina si è subito notato che c'era qualcosa che non andava.
Così, il padrone l'ha subito portata da un veterinario che ne ha disposto il ricovero di urgenza. Però, malgrado tutti i disperati tentativi di strapparla alla morte, dopo poche ore Virgola è spirata tra sofferenze atroci. La diagnosi del veterinario è stata spietata: avvelenamento da veleno per topi.
Anche in passato in città si erano verificati episodi simili, specialmente nelle zone di campagna, che però erano rimasti circoscritti e isolati. In questo caso resta difficile soprattutto comprendere le ragioni che possono aver portato a compiere un gesto del genere, tanto crudele quanto inutile, ai danni di un povero animale incapace di potersi difendere dalla vigliacchiera dei cosiddetti umani.
Anche cercare di risalire alla persona che ha messo in pratica questo atto di crudeltà appare estremamente difficile, per la vastità del tragitto percorso e per la mancanza di elementi concreti che possano stabilire dove, effettivamente, Virgola possa aver ingoiato il boccone fatale.
PRATO. Ha salvato la vita alla sua Peggy, una cagnolina Schwertz Schnautzer, che rischiava di morire dopo aver addentato un osso di zampa avvelenato. Con grande prontezza d’animo, e tantissimo amore, Bruno Gori non ci ha pensato due volte a rianimare Peggy, praticandole una respirazione artificiale («Le ho soffiato aria nei polmoni» spiega) e poi, senza perdere un attimo, ha trasportato la cagnolina all’ambulatorio veterinario della dottoressa Di Giorgi in via Roma.
Qui a Peggy, più morta che viva, è stata somministrata una soluzione fisiologica per depurare il sangue e un calmante per placare le convulsioni. Alla fine, con grande gioia del suo padrone, Peggy ce l’ha fatta.
Ecco il racconto della brutta avventura fatto dallo stesso Gori. «Nel primo pomeriggio di sabato scorso un mio amico ed io, in compagnia dei propri cani, siamo andati a trekking nella zona poco sopra Sofignano in località Fonte al Favo, risalendo il sentiero Cai che da Rimaggio porta al crinale dell’Aia padre sulla dorsale della Calvana.
Fin da subito - continua Gori - si nota che la zona, in gran parte confinante con l’area demaniale, è intensivamente battuta da cacciatori essendo tappezzata in buona parte da cartucce esplose. Persone “ignoranti” fra le quali se ne annida qualche che cosparge il terreno con esche avvelenate al solo fine di distruggere, nome curioso, i “nocivi”, cioè gli animali quali volpi e faine che gli possono far mancare al proprio carniere qualche capo, ma in questo caso, come in tanti altri verificatisi anche in altre zone, anche tanti cani, compresi anche quelli da caccia».
Ma veniamo all’avvelenamento della piccola Peggy. «Mentre risaliamo per il sentiero noto che il mio cane ha qualcosa in bocca - prosegue Gori - e gli ordino subito di sputarlo, cosa che fa immediatamente. Vidi che si trattava di un osso di zampa, (suina o bovina), segato in modo regolare di circa 5x5 centimetri per 1 di spessore, e cosa straba, aveva la carne fresca ancora attaccata all’osso.
Continuammo a camminare e mi accorsi che il cane era tornato sui suoi passi ed aveva raccolto lo stesso boccone che teneva saldamente in bocca, nuovamente gli ordinai di sputarlo ed a quel punto lo gettai. Sulla via del ritorno, proprio alla fonte del Favo, mi accorsi che il cane stava male, era rigido e sdraiato a terra su di un fianco, in preda a forti convulsioni, aveva la lingua blu, serrava i denti, schiumava e sbavava dalla bocca, non respirava. Pensai subito agli effetti della stricnina che causa gravi danni al sistema nervoso, provocando in primis un blocco respiratorio seguito poi dall’arresto cardiaco e dalla morte».
Dopo aver praticato la rianimazione, per far riprendere la respirazione al cane, Gori prese in braccio Peggy e corse alla sua auto. «Nel tragitto fino all’auto - ricorda Gori - seguirono altre due crisi, peggiori della prima in quanto il cane sembrava davvero morto, ma con le stesse tecniche riuscii a tenere in vita il cane ed a rianimarlo ogni volta». Prima di arrivare dal veterinario il cane ebbe altre tre crisi, tutte superate.
«Sono stato fortunato - conclude Gori - forse perché il cane non aveva ingerito il boccone avvelenato, forse per il mio prodigarmi nella rianimazione e fortunatamente perché la cura del veterinario è stata tempestiva ed efficace».
Dopo aver ringraziato la veterinaria e mandato a quel paese l’ignoto avvelenatore, Gori invita la magistratura a perseguire i responsabili.