STAMPA - articoli 1601-1620

(dal 9 gennaio 2006 al 9 febbraio 2006)


1620. Già tre le bestiole avvelenate con dei bocconi.

Torre S. Maria (SO) - C'è chi gli animali li ama, c'è chi invece che, pur di liberarsene, arriva persino ad avvelenarli.

Questo è quanto è accaduto qualche giorno fa nella frazione di Cristini, presso il comune di Torre di S. Maria, dove alcuni gatti sono stati avvelenati. Le sfortunate bestiole sono state tre in tutto; due di loro, prontamente portate da un veterinario e curate, sono sopravvissute, la terza purtroppo è morta, nonostante le cure prestatagli.

«Nella zona in cui è avvento l'avvelenamento – afferma chi ha segnalato l'accaduto – vive una colonia di gatti che definire randagi è scorretto, in quanto gli animali in questione, circa una decina, vengono regolarmente e abbondantemente sfamati, curati, anche sterilizzati grazie alla sensibilità e al buon cuore di alcune persone che credono non possano essere negati un minimo di dignità e amore a queste sfortunate creature altrimenti destinate alla morte».

«Morte – prosegue chi ha raccontato la vicenda - che è comunque in agguato per la presenza di altre persone che, diversamente da quelle sopraccitate, considerano gli animali semplicemente delle bestie e, nel caso dei gatti randagi, bestie che danno fastidio solo perché “passeggiano” nelle loro proprietà o trascorrono qualche ora di riposo nei loro fienili».

I tre sfortunati mici, si sono imbattuti, da quanto riportato da chi ha reso nota la vicenda, in alcuni bocconcini avvelenati, messi appositamente per procurar loro la morte. «La settimana scorsa – racconta Anna Tosi dell'Empa – esattamente il 31 gennaio, una signora del posto ha portato dal veterinario una micia avvelenata che è fortunatamente stata salvata. Purtroppo però il fatto si è ripetuto dopo pochi giorni, precisamente il 6 febbraio.

La stessa signora, trovato un micio avvelenato l'ha portato dal veterinario e anche questo è stato salvato». Sorte peggiore è toccata al terzo gatto avvelenato, che purtroppo è morto nonostante le cure.

«Questi individui – afferma la Tosi – si sfogano su animali indifesi, procurando loro una morte lenta e molto dolorosa». A quanto sostenuto dal veterinario, ad avvelenare i gatti sarebbero stati dei bocconcini in cui è stato inserito del veleno per lumache che, data la neve e la stagione, non poteva certo trovarsi li per caso, ma che è stato messo appositamente con un fine molto crudele.

La Provincia di Sondrio - 9 febbraio 2006
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1619. Civitanova, donatrice a quattro zampe.

CIVITANOVA (Macerata) - Dona il sangue e salva una vita. Cose che si sentono tra gli uomini, ma questa è una storia a quattro zampe.

Protagonisti Shommy, una dolcissima meticcia di sei anni, e un cucciolo, bastardino anche lui, a cui la curiosità stava per essere fatale.

Il cagnolino, approdato nella sua nuova casa da pochi giorni, razzolando all’esterno ha trovato e ingerito veleno per topi. Ieri mattina, una corsa contro il tempo per salvarlo e all’Sos dell’ambulatorio veterinario hanno risposto Shommy e la sua padrona, Paola Macerata.

Di stazza robusta, ma docile, la bestiola si è fatta bucare la zampa e, stesa sul lettino, ha pazientemente atteso che le prelevassero il sangue per donarlo al curioso e pestifero cucciolo, nel frattempo sottoposto ad intervento chirurgico.

Ora è convalescente, ma sta benone, grazie al veterinario e alla generosità di Shommy. Che, dopo avere fatto il suo dovere, ha divorato una scatoletta di carne rifiutando però il dolce, un cioccolatino.

Poi, sognando una bella bistecca al sangue come premio, se ne è tornata nella sua cuccia, festeggiata e coccolata. Lei, dopotutto, ne sa qualcosa di affetto e solidarietà. Quattro anni fa l’incontro coi suoi padroni, che l’hanno sottratta al destino del canile.

Da allora vive in una casa, nella campagna di Civitanova. Non è stata l’unica fortunata. A scorrazzare in quel giardino oggi sono in dieci: Leon, Nocciolina, Nestore, Rex, Furia, Fiorella, Bimba, Rusty e l’ultimo arrivato, Mosè, un piccolo - si fa per dire - San Bernardo. Una storia, quella di Shommy, straordinaria nella sua semplicità. Una “trasfusione” di generosità, di esempio anche per gli umani.

L’Avis li attende.

Il Messagero - 7 febbraio 2006
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1618. Avvelenato Spillo, il simbolo del ricordo di Jessica.

Scardovari (Rovigo) Avvelenando Spillo, un bastardino, è come se avessero voluto spegnere il ricordo di una giovane, Jessica, morta alcuni anni fa in un incidente stradale. Vittima della stupidità e della cattiveria è stato il cagnolino di Rolando Boscolo, residente in via Cavazzini seconda strada.

«Il cane - racconta Daniela Vendemmiati, madre di Jessica - l'aveva fortemente voluto mia figlia nell'ottobre del 1995, quando l'animale aveva due mesi di vita. Spillo era la compagnia di Jessica.

In camera sua ci sono ancora le foto che lei scattava a quel bastardino cui era molto affezionata». Spillo già qualche settimana fa era stato avvelenato, ma le cure di un veterinario l'avevano salvato. Peggio era andata ad Antonio, altro bastardino, morto sotto gli effetti devastanti del veleno.

Ora Spillo non ce l'ha fatta. Forse ancora indebolito dagli effetti dell'episodio precedente, non è riuscito a superare il nuovo avvelenamento ed è morto, lasciando nello sconforto i propri padroni, «Non prenderemo altri cani, perché Spillo era troppo legato al ricordo di Jessica, deceduta in un incidente d'auto».

Quella tragica mattina la strada era ghiacciata, Jessica aveva perso il controllo dell'auto, schiantatasi in un fossato. Non è la prima volta che in via Cavazzini seconda strada accadono fatti di questo genere. Qualche tempo fa era stato ucciso uno splendido huskie.

Forse il killer dei cani abita nei dintorni e non sopporta la presenza degli animali. L'ingiustificata crudeltà, nel caso di Spillo, ha toccato sentimenti profondi e ricordi indelebili.

Luca Crepaldi

Gazzettino di Rovigo - 7 febbraio 2006
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1617. Bocconi avvelenati fanno strage di cani.

Sono una decina i cani trovati morti sulle colline di Soave dopo aver ingerito bocconi avvelenati. Si moltiplicano le denunce ai carabinieri, che hanno aumentato i controlli in zona. Appello del presidente della Strada del vino anche per «evitare danni all’immagine della zona».

«Fermiamo la follia di chi vuole fare della culla del Soave la collina dei veleni»: sarà con questo appello che Paolo Menapace, presidente della Strada del Vino Soave nonchè penna nera soavese, aprirà lunedì l'assemblea dei soci della Strada e martedì il consiglio del gruppo alpini del paese. «Sono dispiaciuto, rammaricato e solidale con i proprietari dei cani uccisi sulle colline.

Quella che si sta delineando è una situazione gravissima che oltre a rovinare l'ambiente rischia di creare danni notevoli all'immagine della zona. Si è investito molto sulla collina», spiega Menapace, «per renderla appetibile ai percorsi pedonali, e non è ammissibile che ora per colpa di pochi rischi di rimetterci tutto il paese».

Stamattina, di buon'ora, sulle colline attorno a Castelcerino torneranno anche gli agenti della Polizia provinciale, sempre più presenti assieme a quelli del comando stazione del Corpo forestale dello Stato di Tregnago.

E forse anche nel corso di questo sopralluogo sarà possibile trovare alcuni dei bocconi killer che, com'era stato martedì mattina sul Monte Tenda, saranno inviati al laboratorio della Forestale per le analisi che sveleranno l'esatta natura del veleno e con esso qualche traccia sui responsabili.

Se i controlli quindi si sono intensificati, l'impennata delle segnalazioni e del verificarsi di casi di avvelenamento potrebbe però molto concretamente comportare dei danni economici indiretti che oggi qualcuno già intravvede: «Aziende agrituristiche come la mia sono nate perchè vantavano come plus l'essere in mezzo alla natura. I miei clienti, e quelli di molti altri agriturismo vengono quassù appositamente perchè sanno che sono strutture dove i cani sono ben accetti», fa presente Filippo Filippi a Castelcerino.

E aggiunge: «Posso anche pensare di recintare i 40 ettari della mia proprietà, richiesta che ho già inoltrato, ma nessuno può assicurarmi che i bocconi non vengano comunque gettati all'interno. Che dovremmo fare», si chiede il giovane imprenditore, «far girare i cani nei boschi con addosso la museruola? E' paradossale ma vero, in città i cani sono molto più protetti».

La parola d'ordine per tutti, quindi, è attenzione e coraggio di denunciare: «Solo segnalando morti sospette o strani via vai sulle colline, nei boschi o nei campi, possiamo cercare di chiudere il cerchio attorno agli autori di questi gesti», conclude Filippi. Gli fa eco Menapace: «Sia come presidente della Strada del Vino che come alpino invito tutti i cittadini alla massima attenzione.

Gli alpini saranno allertati, sorveglieremo anche noi il territorio ma è necessario che la gente esca dal silenzio».

L'Arena - 4 febbraio 2006
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1616. Cani uccisi col veleno Rabbia e paura a Collerisana.

SPOLETO (PG) - Nessuno sa dire di quale colpa si siano macchiate le due povere bestiole.

Due cani, il primo meticcio e l’altro un pointer da caccia, sono stati ritrovati avvelenati l’uno a poca distanza dall’altro nella zona di Collerisana.

Ad accomunare le due morti, lo stesso metodo barbaro utilizzato: quello dei bocconi avvelenati con un potente anticriptogamico, che gli ignari animali hanno ingerito senza che nessuno potesse fare nulla per impedirlo.

Inutile sottolineare che la morte dei due poveri animali è avvenuta tra indicibili soffrenze. Il piccolo meticcio, di proprietà di un medico, era solito gironzolare nel condominio dove qualche anno fa venne trovato ed adottato. «Una bestiola – dice la padrona – che non avrebbe mai e poi mai fatto del male a nessuno, ma che era diventata la mascotte di tutta la zona».

Il pointer, invece, era stato lasciato libero di scorazzare un mezzo ai campi per prepararsi all’ultima battuta di caccia in programma per oggi.

Re.Be

Il Messaggero - 2 febbraio 2006
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1615. TRE CANI UCCISI DALLE POLPETTE AVVELENATE.

Prima se ne sono andati, assieme, Leo e Nebbia, gigante buono il primo, uno scricciolo il secondo.

L'altro ieri, a distanza di quattro giorni, è morto anche Ringo, che con loro spartiva il giardino. Ad ammazzare i tre cani sono state delle polpette avvelenate che uno sconosciuto sicuramente poco amante degli animali ha gettato nel cortile della casa in cui abita Pier Giovanni Fornasier, in via Frigimelica 11 a Cavarzano.

Piangeva, ieri mattina, il signor Fornasier quando è venuto in redazione a raccontare la "bestialità" di cui sono stati vittime i suoi cani e quello dei vicini. «Non davano fastidio a nessuno, non hanno mai creato problemi - ha spiegato - non vedo chi possa aver compiuto un gesto così vigliacco.

Cosà dirò, adesso, a tutti quelli che si fermavano per strada, quando andavo in passeggiata, per accarezzare Leo? Cosa dirò ai bambini che al parco si mettevano a cavalcioni sopra di lui?» Leo era un Pastore del Caucaso, il "piccolo" Nebbia, invece, un beagle: vivevano in via Frigimelica da cinque anni.

«Era capitato al massimo che qualche volta abbaiassero con insistenza, ma episodi sporadici - racconta Fornasier -. Sospetti? Qualche giorno prima che li trovassi morti in giardino un signore che non conosciamo si era fermato al cancello di casa dicendo "Quei cani mi hanno mangiato le pecore, li ammazzo". Ma non è possibile, non l'avrebbero mai fatto e nessuno vicino a casa mia ha pecore».

Pier Giovanni Fornasier ha immediatamente sporto denuncia per l'avvelenamento dei suoi cani: sul posto sono intervenuti polizia e operatori del canile.

«Se per caso ci fossero dei testimoni che possono darmi informazioni utili - dice - si metta in contatto con me. Darò una ricompensa a chi mi aiuta a trovare quell'essere abietto che ha ucciso i miei cani».

Elisabetta Gavaz

Il Gazzettino di Belluno - 1 febbraio 2006
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1614. UNA STRAGE DI CANI E GATTI.

OFFIDA (Ascoli Piceno) - Una moria di cani tutt'altro che naturale si sta verificando in questi giorni in alcune vie e piazze di Offida.

Lungo via Roma, via Garibaldi, piazza della Libertà, Borgo Cappuccini si sta ripresentando un problema verificatosi anni addietro in altre zone della cittadina. Da qualche giorno a questa parte, infatti, sono stati ritrovati alcuni gatti, ma soprattutto cani morti (nove) e altri agonizzanti.

Nei loro corpi si sono riscontrate tracce di veleno che in genere viene usato per le lumache.

Bocconi avvelenati che non danno scampo. Amareggiati e alquanto adirati sono, naturalmente, i padroni degli animali uccisi che, tra le altre cose, temono anche per l'incolumità delle persone.

Ora i cittadni hanno sporto denuncia ai carabinieri perchè vengano identificati i responsabili.

Franco Pavan

Corriere Adriatico - 31 gennaio 2006
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1613. Tre cani uccisi da bocconi avvelenati.

E’ mistero a Monticelli per l’avvelenamento di alcuni cani ad opera di ignoti. Nel giro di pochi giorni nel popoloso quartiere, tra viale della Libertà e largo dei Gerani sono stati uccisi almeni tre animali.

E tutti con bocconi avvelenati lasciati in un giardino. «Il misterioso avvelenatore ha preso di mira lo spazio verde in fondo a viale della Libertà» racconta Diana Marinelli, che ha segnalato l'episodio.

«I cani che hanno ingerito i bocconi avvelenati sono morti in meno di tre ore, nonostante l'intervento tempestivo dei veterinari». Una morte atroce. Un veleno potente, letale per gli animali, tutti di piccola taglia e con regolare padrone.

«Padroni educati e puliti, rispettosi delle regole e che sono ancora sgomenti e increduli per l'accaduto» continua la donna.

«L’episodio mette in allarme tutti noi proprietari di cani. Sicuramente non porteremo più i nostri animali in quel parco, dove ancora girano i bocconi incriminati avvolti in fazzoletti di carta.

Il veleno con il tempo perderà la sua efficacia, ma ci chiediamo che conseguenze potranno esserci per i tanti bambini del quartiere che solitamente giocano nelle aree verdi.

C’è pericolo per loro? Cosa accadrebbe se dovessero raccogliere questi bocconi, maneggiarli e magari ingerirli?». Diana Marinelli lancia un appello a tutti i residenti del quartiere a sporgere, in questi casi, regolare denuncia alle autorità competenti, accompagnato dall'invito rivolto all'amministrazione comunale di regolamentare gli spazi verdi.

«Sono episodi che dovendo applicare le nuove leggi vedrebbero gravi sanzioni penali per i responsabili, ma che però rimangono senza colpevoli in un quadro di crescente intolleranza nei confronti di animali incolpevoli, che spesso costituiscono l'unica compagnia di persone anziane e sole».

Il Messaggero - 29 gennaio 2006
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1612. Killer dei cani: spuntano due sospettati.

Como Due volti e due nomi. Tanti sono, infatti, i sospettati nella lista stilata dalla protezione civile, l’ultima istituzione scesa in campo per incastrare «l’avvelenatore», il serial killer che in queste settimane ha fatto strage di quattordici animali nel parco della Spina Verde.

Gli indiziati sarebbero due individui residenti nelle vicinanze dell’area boschiva, entrambi già noti alle forze dell’ordine proprio per avere dei precedenti legati al maltrattamento di animali.

Ed ora è caccia all’uomo: l’Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali) non è più sola nella ricerca dello squilibrato che disperde polpette avvelenate nella boscaglia e nei pressi delle abitazioni. Dopo la morte di Rasty, l’ultimo dei cinque cani deceduti per aver ingerito un boccone alla stricnina, è scattato un vero e proprio piano d’emergenza.

Oltre alla taglia di 2mila euro istituita dall’Enpa, come detto, ora s’è fatta avanti anche la protezione civile.

Nei prossimi giorni, in Procura avrà luogo un vertice, al quale parteciperanno l’ente animalista, i "rangers" della protezione civile e i gestori della "Baita Monte Croce". Questi ultimi infatti, dal loro locale situato al centro del parco, sono quelli con le maggiori possibilità di notare movimenti sospetti.

I rangers invece perlustreranno palmo a palmo l’area, in cerca di altre polpette e di, eventualità molto probabile, altre carcasse, specie di animali selvatici. L’obiettivo è quello di tracciare una mappa, segnando i luoghi dei ritrovamenti su una pianta del parco.

Così, forse, si potrà avere un quadro dei movimenti dell’«avvelenatore», e percorrere a ritroso le sue orme sino a individuare il punto da cui è partito.

La Provincia di Como - 28 gennaio 2006
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1611. SERIAL-KILLER UCCIDE 14 CANI. TAGLIA DA ENPA COMO.

Como Indagini sono in corso per risalire al serial-killer che, in poche settimane, ha provocato la morte di ben 14 cani, usando polpette avvelenate.

Gli episodi si susseguono nella zona della cosiddetta 'Spina Verde' e stanno creando allarme fra i proprietari di animali.

L'ultimo caso, qualche giorno fa in via Ronchetto, alle porte della citta': e' stato assassinato un meticcio. Secondo le analisi veterinarie, il killer utilizza stricnina, veleno che provoca convulsioni negli sfortunati animali e provoca il loro decesso nel giro di pochi minuti.

L'Enpa provinciale ha messo una 'taglia' di 2mila euro per chi dara' informazioni utili a risalire al folle.

La Repubblica - 24 gennaio 2006
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1610. Due grifoni morti avvelenati in Parco del Pollino.

Due grifoni sono stati trovati morti nel Parco del Pollino. Secondo quanto viene ipotizzato, il decesso dei due animali sarebbe avvenuto per avvelenamento. Le carcasse dei due animali sono state trovate nelle gole del Raganello, una delle zone piu' suggestive del Parco.

E' stata disposta l'effettuazione di esami tossicologici per stabilire con esattezza le cause della morte dei grifoni. Il presidente dell'Ente Parco del Pollino, Francesco Fino, ha espresso ''sdegno e preoccupazione per quanto e' accaduto.

Se l' ipotesi dovesse essere confermata riteniamo sia necessario sensibilizzare l' opinione pubblica contro simili episodi, che minano la vita stessa del Parco.

Crediamo molto nel progetto di reintroduzione dei grifoni nel Parco del Pollino ritenendolo strategico per la valorizzazione del territorio''.

Animali e animali - 23 gennaio 2006
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1609. Toscana avvelenata: cronistoria di un evento.

Quando il mio cane muore avvelenato i sospetti si appuntano immediatamente su una carcassa di pecora che giace da qualche giorno nel bosco. Le autorità vengono informate e viene ripetutamente chiesto ai vigili di Barberino Valdelsa (FI) di rimuoverla e sequestrarla. Ciò non avviene e la carcassa infine scompare e con essa le prove dell’avvelenamento.

Ecco la cronistoria.

 

 

Domenica 15 gennaio ore 10,30 Camminando nel bosco di Poppiano, nei pressi della strada sterrata che porta a un bosco di mia proprietà. scopro il cadavere di una pecora. La carcassa si presenta integra e non si notano segni di aggressione da parte di predatori tipo cani. Si nota un buco sulla pancia, quasi perfettamente rotondo, di circa 15 cm di diametro in corrispondenza del quale le interiora sono state apparentemente mangiate da animali. A pochissimi centimetri dalla carcassa c’è un agnellino appena nato, anch’esso morto. Penso che probabilmente la pecora è morta di parto in quel luogo e che in seguito qualche animale ha cominciato a cibarsi delle interiora.

Lunedì 16 gennaio ore 11.00 L’amico Luciano, venendo a raggiungermi al bosco, vede una Panda della Polizia Municipale parcheggiata sulla strada sterrata nei pressi del luogo dove ieri ho visto la carcassa della pecora. Vede anche un vigile fuori dalla macchina camminare lungo il ciglio della strada. Presumo che sia stato a vedere il corpo della pecora. ore 16.00 Mi incontro in quella zona con un amico e lo porto a vedere la carcassa della pecora che, nell’occasione fotografo. Il corpo è stato ormai in gran parte divorato da predatori, manca l’agnellino e anche una gamba, che però giace poco distante.

Martedì 17 gennaio ore 11.00 Mentre lavoro nel bosco il mio cane si assenta. Quando me ne accorgo vado a cercarlo verso la strada, distante poche centinaia di metri e lo chiamo.

Arriva subito proveniendo dalla direzione dove stava la pecora. Sembra avere qualcosa in gola che lo infastidisce e che tenta di espellere ripetutamente.

ore 11,30 Il cane sembra tremare e appare un po’ strano. Faccio un giretto con lui per vedere come sta. Le reazioni sono abbastanza normali, ma i movimenti non sono così sicuri. Metto gli attrezzi sul furgone e decido di tornare a casa. ore 12,15 Arrivato a casa vedo che il comportamento del cane è sempre più strano e i suoi movimenti imprecisi. Mi consulto con mia moglie e decido di andare da un veterinario. ore 12,45 Parto per Poggibonsi per cercare un veterinario.

ore 15,15 Dopo ben 2 ore e mezzo di ricerca finalmente il mio cane è visitato da un veterinario. che riscontra sintomi di intossicazione grave e applica la terapia del caso.

ore 17.00 Il veterinario mi rimanda a casa non essendoci più niente che lui può fare. Non mi da molte speranze. Il cane sta molto male e non cammina più. Entro in casa portandolo in braccio e sento che mia moglie è al telefono coi vigili che lei aveva avvisato della concreta possibilità che l’avvelenamento del cane fosse da collegarsi con il cadavere della pecora. Era quasi buio e parto immediatamente verso il bosco per agevolare i vigili nella ricerca. Incontro sul posto il vigile Dainelli. La pecora c’è ancora, ma non è più nello stesso posto e risulta spostata di una quindicina di metri. Ho chiesto con insistenza al vigile di sequestrare il corpo della pecora. Mi ha risposto con varie motivazioni di non poterlo fare. Allora gli ho detto che qualunque fosse il destino della carcassa io chiedevo che essa fosse analizzata per il forte sospetto che potesse essere stata avvelenata. A questo ha risposto che se fosse risultato che il mio cane era stato avvelenato ciò sarebbe sicuramente avvenuto.

ore 18,30 Ritorno a casa. Il cane è ancora cosciente, ma sta sempre peggio ore 22,30 Il cane inizia una lenta, spasmodica agonia.

Mercoledì 18 gennaio ore 4,50 Accudito da me fino alla straziante fine, il mio cane muore. ore 6,45 Suona la sveglia per la giornata di scuola e mia moglie e i due bambini vengono informati. Ci ritroviamo tutti a piangere nel soggiorno davanti al cadavere di Rasta coperto da un telo. ore 9,45 Caricato il corpo in furgone e ripulito tutto con l’aiuto di un amico, chiamiamo un veterinario per sapere la procedura da seguire per fare eseguire l’autopsia. Il veterinario dice che si informerà e ci farà sapere.

ore 11,45 Il veterinario ritelefona informandomi della procedura. Parto per Poggibonsi, passo dal veterinario per riempire un modulo e firmare. Il veterinario timbra e controfirma e infine porto il corpo a Siena all’ Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana per l’autopsia. Spiego i miei dubbi alla dottoressa Maria Gabriella Perfetti e durante la conversazione lei mi dice che se ho dei dubbi sul fatto che la pecora sia stata avvelenata ricercassi su di essa la presenza di minuscoli “pallini blu”.

ore 13.45 Al ritorno da Siena, con mia moglie torniamo a vedere il cadavere della pecora e di fatto scopriamo sulla carcassa aperta, nella zona della spina dorsale, un’area ben coperta di minuscoli granuli blu, di cui riusciamo a prelevare, con un fazzolettino, un piccolo campione.

ore 16,00 circa. Mia moglie chiama i vigili e racconta del consiglio del veterinario di Siena e del nostro ritrovamento dei granuli blu. Chiede che il corpo della pecora venga rimosso, ma il vigile risponde che non è loro compito e di avere informato la ASL. ore 16,45 Mia moglie chiama i Carabinieri e racconta anche a loro. Essi rispondono che è compito dei vigili intervenire

ore 17.00 Decido allora di prendere io la pecora per portarla a Siena il giorno dopo a farla analizzare. Poco dopo mia moglie telefona ai vigili per comunicare la mia intenzione. I vigili le dicono che la cosa è assolutamente vietata e che vado incontro a problemi legali se procedo.

ore 17,15 Mia moglie mi chiama sul telefonino e mi riferisce la conversazione coi vigili. Ero già sul posto e la pecora era ancora là. Sono combattuto, oltre che affranto dal dolore e confuso per la stanchezza. Sento che se non prenderò la carcassa questa sparirà e con lei le prove che qualcuno l’ha avvelenata e d’altro canto non me la sento di andare contro le insistenze di mia moglie. Decido infine di desistere e non tocco nulla.

Giovedì 19 gennaio ore 8,30 Mia moglie avvisa dell’accaduto la Polizia Provinciale. Si dimostrano interessati al caso e ci dicono di attendere le analisi e poi sporgere denuncia presso di loro.

ore 9,30 Torno sul luogo dove giace la pecora per prelevare un nuovo campione della sostanza blu, ma la carcassa, come presentivo, è sparita e addirittura è stata raccolta per bene anche la lana, che prima era sparsa per molti metri all’intorno.

ore 11,00 circa L’amico Luciano chiama per me i vigili per avere notizie sulla segnalazione alla ASL. Il vigile con cui parla è al corrente del caso e dice che la pecora è stata rimossa dal proprietario, informato da loro, come richiede la legge. Durante la conversazione dice anche che essendo praticamente impossibile risalire agli avvelenatori, loro non ci provano nemmeno, né vengono raccolte e archiviate le prove degli avvelenamenti. Nella stessa mattinata mia moglie chiama la ASL e le dicono che il loro tecnico è stato sul posto, ma non ha trovato la carcassa, la cui attuale ubicazione è ignota.

ore 14,30 Parto per Siena per portare il campione di granuli blu raccolto assieme a mia moglie dalla carcassa, all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana. Dall’Istituto, il campione sarà spedito a Firenze per essere analizzato assieme al contenuto dello stomaco del cane.

In conclusione, una pecora morta è rimasta per giorni a giacere in un luogo facilmente raggiungibile anche dopo che c’erano ottime ragioni per ritenere che la carcassa fosse stata avvelenata.

Quando il ragionevole dubbio diventa una certezza ancora non si fa nulla, fino a che le prove dell’avvenuto avvelenamento della carcassa scompaiono con la stessa. Malgrado le nostre insistenze che l’animale venisse sequestrato, l’operato dei vigili ha finito per agevolare la sparizione delle prove favorendo quindi la possibilità per l’avvelenatore di farla franca.

Charlie Holmes, Vico d' Elsa 2003 gennaio 2005

Internet news - 23 gennaio 2006
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1608. SI SOSPETTA AVVELENAMENTO PER GRIFONI MORTI NEL PARCO DEL POLLINO.

(Adnkronos) - Il grande avvoltoio, dall'apertura alare di quasi tre metri, e' tornato a volare tra le pareti rocciose del canyon del Raganello, nel versante calabro del Parco nazionale del Pollino, dall'estate del 2002. Il fine della reintroduzione e' quello di ovviare alla scomparsa della specie avvenuta per cause antropiche.

Gli esemplari vennero rilasciati nell'ambito del progetto dell'Ente parco ''Ecologia e conservazione dei rapaci nel Parco nazionale del Pollino''.

Adnkronos - 21 gennaio 2006
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1607. Altri quattro scoiattoli morti torna l'allarme per il topicida.

Nervi (Genova) Trovati altri quattro scoiattoli morti nei parchi di Nervi.

L'ultimo, inquietante, episodio è stato segnalato da alcuni passanti, mentre è toccato ai volontari dell'Enpa (ente nazionale per la protezione degli animali) accertarsi della situazione e recuperare le carcasse. A prima vista non sembrano esserci dubbi che anche questi roditori siano stati vittima del warfarin, un topicida molto potente, che agisce in trentasei ore e non lascia scampo agli animali.

Uno delle quattro carcasse, tra l'altro, è stata anche sbranata da un cane, evidentemente lasciato libero di scorrazzare tra i viali. Ancora una volta, la zona del ritrovamento è quella di Villa Gropallo, la più a ponente delle tre ville che formano i parchi.

Qui, nelle ultime quattro settimane, era già stata recuperata una dozzina di scoiattoli ammazzati: in tutti i casi, uccisi dal veleno. Una decina di giorni fa, era anche arrivato il referto dell'istituto sperimentale di zooprofilassi di Brescia, cui è stato dato l'incarico di compiere l'autopsia sulle carcasse: «Abbiamo trovato tracce di warfarin, che è un veleno utilizzato per l'opera di derattizzazione. Mentre sono state escluse altre patologie virali o batteriche, così come l'ipotesi che i roditori siano stati uccisi dal freddo».

Dopo l'allarme e la conferma dell'avvelenamento, un periodo di tregua aveva fatto ben sperare. Si pensava, cioè, che esche di veleno fossero scomparse o che il potenziale avvelenatore avesse rinunciato.

La realtàè, però, ben diversa. Almeno stando alla cronaca: «E' chiaro che non si può più andare avanti così - dice Rosanna Zanardi, responsabile Enpa - anche perché il topicida è pericoloso anche per gli altri animali, a cominciare dai cani, ma anche per i bimbi, che inavvertitamente potrebbero ingerirne». «Anche noi vogliamo vederci chiaro - commenta Luca Dallorto, assessore all'Ambiente - perché, effettivamente, tanti scoiattoli morti in così breve tempo non possono essere un caso».

Edoardo Meoli

Il Secolo XIX - 20 gennaio 2006
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1606. Strage di animali: una taglia sul killer.

Como L’avvelenatore di animali che nelle scorse settimane, nel parco della Spina Verde, ha fatto strage di creature innocenti con la stricnina, potrebbe avere le ore contate. Perché adesso, sulla sua testa pende una taglia.

Di ben duemila euro. Chiunque sarà in grado fornire informazioni, che siano fattivamente utili all’identificazione di colui che sparge polpette al veleno, avrà diritto di riscuotere la cospicua somma. L’iniziativa è attiva già a partire da oggi, grazie all’impegno di diverse associazioni animaliste presenti sul territorio comasco, che hanno unito i loro sforzi per mettere insieme il denaro necessario per offrire la ricompensa.

Marco Marelli, presidente dell’Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali), ha spiegato il progetto: «Non potevamo osservare passivamente questo sterminio, e limitarci alla conta delle carcasse.

Con questo provvedimento miriamo, quantomeno, a mettere sotto pressione questo delinquente». Delinquente che, secondo Marelli, non è un sadico che si diverte a seminare la morte per gioco, ma una persona mossa da interessi assai più concreti.

La Provincia di Como - 19 gennaio 2006
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1605. Riaperta l’area recintata: due mesi fa una chiusura per esche avvelenate.

L’anno nuovo parte con una grossa soddisfazione per animalisti perugini, amici degli animali e, perché no, gli stessi ”migliori amici dell’uomo”. Anche se, malgrado la loro fedeltà, spesso vengono ingiustamente maltrattati o abbandonati improvvisamente durante i periodi delle vacanze.

Adesso una area verde, all’interno del Parco della Pescaia, torna ad essere disponibile per i cani in libertà, senza guinzagli, corde e lacci. Un campo recintato dove gli animali possono finalmente correre e muoversi senza vincoli, senza il rischio di finire sotto una automobile o di creare problemi.

La buona notizia è stata data dal vicesindaco Nilo Arcudi, con delega all'Ambiente, che però sottolinea: «A soli due mesi di distanza dal grave episodio verificatosi presso il Parco pubblico della Pescaia, nell'area per cani in libertà, rappresentato dalla presenza di esche avvelenate, si è nuovamente verificato nello stesso luogo il ritrovamento di bocconi di carne macinata frammisti a vetro.

Il ritrovamento, da parte di guardie giurate del Wwf, ha necessariamente indotto l'Amministrazione comunale alla chiusura dell'area per motivi di sicurezza». Questa volta nelle esche, oltre ai pezzi di vetro, non è stata trovata alcuna traccia di veleno.

Così l’area riservata ai cani liberi è stata di nuovo riaperta al Parco della Pescaia. Ma tutta la vicenda suscita però anche rammarico e domande. La preoccupazione nasce dal fatto che si ripetano simili barbari atti di inciviltà contro cani domestici, che non fanno del male a nessuno e stanno a correre e giocare dentro ad uno spazio recintato, in un quartiere residenziale densamente popolato.

Si tratta di una situazione del tutto diversa dai casi di avvelenamenti di cani in zone di caccia o di ricerca del tartufo. Adesso vigili e forze dell’ordine aumenteranno nella zona i controlli per scoprire chi getta questi bocconi nei prati del parco pubblico.

Sono gesti gravi, perseguibili anche in base alle leggi. La polizia munipale è stata invitata ad effettuare periodici controlli e indagini sull'accaduto presso la zona segnalata, in modo da costituire un deterrente per i teppisti.

L’obiettivo è quello di garantire una maggiore sicurezza per chi frequenta il parco, adulti, bambini e anche animali. Ma soprattutto si chiede una maggiore collaborazione alla gente che frequenta il parco ed ai residenti nella zona: è importante segnalare subito movimenti strani o personaggi sospetti che si aggirano nella zona.

Il Messaggero - 16 gennaio 2006
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1604. Era stata chiusa dal Comune di Perugia dopo il ritrovamento di polpette con frammenti di vetro.

PERUGIA - Dopo il secondo atto di grave inciviltà che ha visto i cani vittime di persone intolleranti e senza scrupoli, verrà riaperta l’area per cani in libertà al Parco della Pescaia. A darne notizia è il vicesindaco Nilo Arcudi, con delega all’Ambiente.

Due mesi fa nel parco erano state trovate delle esche avvelenate. Ora, delle guardie giurate del Wwf hanno rinvenuto delle polpette contenenti frammenti di vetro. Invitabile, quindi, la chiusura dell’area da parte dell’amministrazione per motivi di sicurezza.

Preso atto che nei bocconi rinvenuti non è stata trovata traccia di veleno, però, ieri mattina l’area per cani è stata riaperta al pubblico per consentirne il legittimo utilizzo.

La vigilanza è stata invitata ad effettuare periodici controlli e indagini sull’accaduto presso la zona segnalata in modo da costituire un deterrente per l’ulteriore verificarsi di azioni gravi e sconsiderate come queste.

Umbria news - 14 gennaio 2006
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1603. A Ruvo cibo avvelenato forse per «sbarazzarsi» dei randagi.

Non si è spenta ancora l'eco della storia a lieto fine del cane labrador Diego, scomparso e ritrovato, grazie all'amore del suo proprietario, che si torna a parlare di cani in senso negativo.

Teatro della vicenda, questa volta, la zona artigianale dove nella rotonda di Piazza Meucci è stato ritrovato cibo per avvelenamento topi intorno a quello per cani che quotidianamente un socio della locale sezione della Lega nazionale per la difesa del cane, deposita per cani randagi tranquilli e innocui.

Si teme per la morte un cospicuo numero di animali. Il caso è stato denunciato dalla presidente della Lega, Maria Scarongella alle autorità competenti che stanno provvedendo agli accertamenti dovuti su alcuni indizi pervenuti.

I responsabili di tale gesto incivile rispondono penalmente secondo quanto previsto dalla legge 189 del 20/07/2004. «Viene ancora una volta - ribadisce la sig. Scarongella - evidenziata l'inciviltà e l'ignoranza presente nel nostro paese, nel rapporto uomo-animali. Tali comportamenti di maltrattamento non sono affatto giustificabili in quanto non è il modo giusto per combattere il randagismo e perché tali azioni fanno solo soffrire animali indifesi senza risolvere il problema di fondo».

«Piuttosto che intraprendere simili iniziative immorali e incivili, invito quella gente che vuole "liberarsi" di tale problema - suggerisce la sig. Scarongella - a rivolgersi alle autorità regionali, provinciali e comunali che quotidianamente ignorano tale problematica, sollecitandole ad intervenire con campagne di sterilizzazione, di adozione e di controllo sull'abbandono degli animali domestici affinché si risolva il problema.

Intanto, domenica, alle 10, in Cattedrale, vi sarà la benedizione degli animali. Ma, a quanto sembra, sono più gli uomini che devono essere redenti!

Angelo Tedone

Animali e animali - 13 gennaio 2006
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1602. Ucciso da bocconi avvelenati il cane del difensore civico.

CASTELLARQUATO (PC) - Ritorna l'incubo dei bocconi killer. Nick, uno splendido esemplare di fox terrier a pelo ruvido con mantello tricolore di quattro anni e mezzo, è stato avvelenato a Bacedasco.

Il cane era di proprietà della dottoressa Cinzia Cavalli che risiede a Fidenza, dove esercita l'incarico di difensore civico, e che stava trascorrendo un periodo di vacanza nella villa di campagna in località "Granelli".

Libertà - 11 gennaio 2006
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1601. PARCO NAZIONALE DELLA SILA: RINVENUTO UN ESEMPLARE DI LUPO ITALIANO, UCCISO PER AVVELENAMENTO.

L’animale, che non presentava segni di aggressione o ferite da arma da fuoco, è stato rimosso e trasportato presso il CRAS di Cosenza per i dovuti accertamenti.

Non è la prima volta che si verificano simili episodi tanto che soltanto poche settimane prima, nella stessa zona, è stato rinvenuto un altro esemplare di lupo, anch’esso morto per avvelenamento, mentre delle persone residenti nella zona hanno denunciato l’avvelenamento dei propri cani.

Nei giorni scorsi, in località S. Nicola Silvana Mansio (Parco Nazionale della Sila) i volontari dell’Ente Protezione Animali di Crotone e dell’associazione Explora hanno rinvenuto il corpo di un esemplare di lupo italiano, molto probabilmente deceduto a seguito dell’ingestione di cibo avvelenato. I volontari hanno immediatamente allertato il Corpo forestale dello Stato che è prontamente intervenuto sul posto confermando che si trattava di un lupo, specie protetta, e che non presentava segni di aggressione o ferite da arma da fuoco.

L’animale è stato rimosso e trasportato presso il CRAS di Cosenza per i dovuti accertamenti.

Non è la prima volta che si verificano simili episodi tanto che soltanto poche settimane prima, nella stessa zona, è stato rinvenuto un altro esemplare di lupo, anch’esso morto per avvelenamento, mentre delle persone residenti nella zona hanno denunciato l’avvelenamento dei propri cani.

News Internet - 9 gennaio 2006
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