STAMPA - articoli 1581-1600

SCANDOLARA RIPA D’OGLIO (CR)
Un altro cane, un segugio italiano, è stato trovato morto nei campi. Ucciso dai bocconi avvelenati. La carcassa, scorta nella campagna circostante Scandolara Ripa d’Oglio ieri l’altro dagli agenti della polizia provinciale, è stata immediatamente portata da un veterinario perchè venisse eseguita l’autopsia. L’obiettivo era capire cosa avesse ammazzato l’animale.
E il responso del professionista, ad esame eseguito, è stato preciso. Non ha avuto esitazioni, il medico. A stroncare il cane è stata una polpetta preparata con carne di manzo e intrisa di diserbante. Probabile che il segugio fosse a caccia in quella fetta di Cremonese quando ha mangiato il cibo killer per poi accasciarsi, morente tra dolori lancinanti, lontano dal padrone che non lo ha più ritrovato.
E così, il numero delle vittime aumenta: da quando sono emersi i primi casi, in seguito a una denuncia presentata ai carabinieri di Robecco d’Oglio ormai quasi un mese fa, sono più di trenta le bestiole accoppate nella porzione di Cremonese compresa tra Corte de’ Frati, Scandolara, Persico Dosimo e Robecco. E poche di meno sono quelle salvate in extremis, le ultime tre solo due giorni fa, nella campagna compresa tra Gadesco e Malagnino, poco distante dalla discarica, in località Cà de’ Quinzani.
Intanto, segnalato alla procura della Repubblica di Cremona il nuovo ritrovamento, gli agenti della polizia provinciale seguitano ad indagare a ritmo serrato. E nelle ultime ore, l’inchiesta è approdata a risultati importanti. Proprio tra Scandolara Ripa d’Oglio e Corte de’ Frati, non troppe distante da dove avevano appena individuato la carcassa del segugio italiano, gli uomini del comandante Mauro Barborini hanno infatti scoperto una decina delle polpette di cui quell’area è ricoperta.
Si tratta di bocconi di manzo e di pollo, ‘arricchiti’ proditoriamente di stricnina e diserbante: la conferma, ufficiale, a quanto già si supponeva. Anche di questo ritrovamento è stata informata l’autorità giudiziaria, già allertata nelle ultime settimane dall’esposto firmato dal legale e dai vertici di due associazioni ambientaliste, l’Aidaa e Bairo, subito in prima linea una volta appreso della strage senza fine in provincia di Cremona. Infine, le ipotesi investigative.
Restano le due di sempre: chi sta sterminando i cani lo fa involontariamente con l’obiettivo di sfoltire le volpi oppure, al contrario, intenzionalmente. In nome di una vendetta tra cacciatori.
Bottagna (La Spezia)
Uno spinone tedesco è morto avvelenato dopo aver ingerito bocconi di veleno per topi.
E' accaduto a Bottagna, dove l'animale, di proprietà di Mauro Comirano, vigile urbano a Lerici, era stato lasciato in libertà al di fuori del recinto dove di solito trascorreva intere giornate. Toby, questo il nome del cane avvelenato, era uno splendido spinone che trascorreva intere giornate con Chiara, la figlia del vigile urbano che ha 3 anni e non si sa dar pace per quanto accaduto. Quando il cane è tornato a casa, non si reggeva in piedi, così il suo proprietario si è subito allarmato.
Dopo essere stato visitato dal veterinario di Ceparana, Toby è stato immediatamente sottoposto ad un delicato intervento chirurgico. Flebo, catetere e l'operazione non sono tuttavia stati sufficienti per strapparlo ad un destino così atroce e ieri è morto dopo due giorni di agonia.
Ora è allarme in tutta la vallata del Magra perché si teme che qualcuno abbia seminato bocconi avvelenati. I proprietari dello spinone morto avvelenato si augurano che il triste "dazio" pagato dal loro quadrupede eviti nei prossimi giorni altre fini atroci a cani o gatti che girano per le vie del paese.
Maurizio Binzeschi
Signor direttore, con riferimento ai numerosi articoli apparsi sul quotidiano relativi all’avvelenamento di un grande numero di cani le associazioni animaliste cremonesi chiedono ai cittadini che hanno avuto il cane avvelenato, anche se non in modo mortale, di farsi avanti e di segnalare il fatto gravissimo alla Polizia Provinciale indicando con precisione il luogo in cui è avvenuto l'avvelenamento medesimo.
E' importante che i fatti vengano segnalati per consentire alla Polizia Provinciale di poter effettuare seri controlli nelle zone coinvolte e per restringere il numero degli eventuali autori dell'azione. Spargere bocconi avvelenati è un atto indegno e perseguibile penalmente per cui chi sa e non agisce si rende responsabile della morte di altri animali, sia di privati che appartenenti alla fauna selvatica.
Chiediamo a tutti coloro che sono stati colpiti, o che hanno anche solo visto i bocconi avvelenati, di muoversi e di agire per il bene di tutti gli animali che in questo modo possono essere salvati (cani, gatti, volpi, uccelli ecc.). Francarita Catelani (presidente dell'associazione di volontariato Una Cremona onlus) Enrica Boiocchi (vice presidente dell'associazione Gruppo Bairo onlus) Roberta Ferraro (presidente della sezione Enpa di cremona)
Polpette al peperoncino piccante per combattere i bocconi avvelenati che stanno provocando un’autentica strage di cani nel Cremonese.
Non si tratta di una ricetta fantasiosa ricavata da un manuale di cucina ma una tecnica già collaudata con buoni riscontri da tecnici e addetti ai lavori. Ne parla con cognizione di causa Giovanni Todaro, autore del libro ‘Bracconaggio e trappolaggio’, edito dalla Perdisa, in uscita a livello nazionale dal mese di gennaio 2006.
«Esiste — dice Giovanni Todaro — un modo per evitare che i cani mangino i bocconi avvelenati. Il metodo è quello di fare dei bocconi di carne avendo la cura di lavarsi bene le mani e coprire il proprio odore e quello della casa inserendovi un abbondante pizzico di peperoncino rosso. I bocconi vanno seminati sul campo su cui in un secondo momento si tornerà col cane da ‘addestrare’.
Quando il cane verrà portato sul terreno trattato con bocconi al peperoncino lo si lascerà mangiare abbondantemente le esche. L’effetto del peperoncino farà si che il cane colleghi in futuro qualsiasi boccone al bruciore provocato dalle polpette piccanti. Fondamentale è che il cane, animale intelligente, non capisca o sospetti che quel bruciore sia stato causato dal padrone.
L’unico inconveniente conseguente è che da quel momento il cane si fiderà di mangiare bocconi solo se gli verranno preparati dal padrone, mentre eviterà quelli dati da altri.
Quindi, se si è abituati a portare il proprio cane in pensione prima delle vacanze o a darlo a conoscenti, si metta in preventivo che il nostro ausiliare non accetterà cibo da estranei oppure se alla fine lo farà verranno vanificati tutti i nostri accorgimenti».
CORTE DE’ FRATI (CR)— Cani avvelenati: alle indagini, che restano serrate, si aggiungono l’appello della polizia provinciale, la presa di posizione perentoria delle associazioni animaliste che presenteranno un esposto in Procura, il racconto dell’ennesimo caso di intossicazione, per fortuna non letale.
E i sospetti di più di un cacciatore: la strage sarebbe la conseguenza di una faida tra seguaci di Diana. L’appello. Il messaggio degli uomini del comandante Mauro Barborini è esplicito: «Chi ha sospetti parli, chi ha visto qualcosa lo dica, chi sa dove sono stati sistemati i bocconi ci contatti allo 0372/406450, garantiamo l’anonimato.
Può essere importante per salvare altri cani». L’emergenza è talmente vera, e i numeri talmente preoccupanti (27 animali morti e una decina salvati in extremis nel giro degli ultimi quindici giorni), che gli stessi inquirenti si affidano pure alle segnalazioni dei privati. Anche perchè l’inchiesta non è affatto semplice. E scovare i polpettoni, piazzati nell’erba, nelle colture e tra le foglie, estremamente complicato.
Tanto che, anche ieri, il sopralluogo eseguito dagli agenti tra Corte de’ Frati, Persico Dosimo e Robecco, nel tentativo di bonificare almeno in parte quella porzione di territorio ricoperta di esche alla stricnina, è risultato vano. Nulla è stato trovato. Le associazioni animaliste.
Aidaa (Associazione italiana difesa animali e ambiente) e gruppo Bairo scendono in campo una a fianco dell’altro per denunciare «gli assassini dei cani della provincia di Cremona e il tentativo goffo, quanto gravemente dannoso e illegale, di utilizzare le esche velenose per ammazzare le volpi». Presenteranno nelle prossime ore un esposto alla Procura della Repubblica di Cremona e al Corpo Forestale dello Stato a Milano oltre che alla Polizia Provinciale di Cremona.
«Ci aspettiamo — ha argomentato ieri il presidente nazionale dell’Aidaa Lorenzo Croce — un’azione energica da parte delle autorità competenti e auspichiamo porti all’individuazione del colpevole o dei colpevoli. Siamo di fronte a una strage orrenda e ci costituiremo parte civile per chiedere i danni. I quattrini verranno destinati al fondo per la tutela dei cani abbandonati». I sospetti.
La prima telefonata in redazione alle dieci. La seconda a mezzogiorno.
L’ultima alle quattro del pomeriggio. Dall’altra parte della cornetta, cacciatori. Hanno lo stesso pensiero. «Bocconi per le volpi? No, in quella zona sono poche. I cani sono stati uccisi perchè è in corso una faida tra di noi».
Vendetta dopo uno sgarbo? Chi indaga sta compiendo verifiche anche in questo senso.
Ogni giorno, un nuovo caso. E i cani morti avvelenati, adesso, sono 27.
In sostanza, sta accadendo quel che si era temuto: ora che la vicenda è diventata di dominio pubblico, esce allo scoperto anche chi aveva trovato il proprio compagno di caccia morto e ne aveva preso atto amaramente senza raccontarlo. Per questo, il numero degli animali uccisi dai bocconi avvelenati nelle ultime tre settimane sembra destinato a crescere ancora nelle prossime ore. Ieri, intanto, si è saputo della fine atroce di un Bracco Italiano.
Storia identica a tutte le altre. Battuta di caccia nella zona di Corte de’ Frati, il tempo di tornare e, immediati, i primi sintomi: tremore e bava. Poi la corsa vana dal veterinario e il decesso, tra dolori atroci. Intanto, carabinieri e polizia provinciale seguitano ad indagare. Ormai, il quadro è chiaro. In ogni sua sfumatura. Le polpette killer. Analizzate in laboratorio, sono risultate composte da carne di pollo e di manzo.
Di tipi differenti il veleno utilizzato: stricnina, diserbante e liquido antigelo. Sostanze diverse. Ma ugualmente fatali: entro un’ora dall’assunzione, compaiono irrigidimento dei muscoli del collo e del viso, eccitabilità muscolare riflessa fino alla convulsione, salivazione eccessiva, arresto respiratorio.
Per i cani, non c’è scampo. Cambia solo, a seconda di forza e dimensione degli animali, la durata dell’agonia. La zona teatro della strage. Chi ha gettato le esche, presumibilmente più di una persona, lo ha fatto in un’area estesa: tutta la campagna tra Corte de’ Frati, Robecco d’Oglio e Persico Dosimo. Le ipotesi investigative. Sono essenzialmente due le piste seguite dagli inquirenti che, pare, potrebbero anche avere qualche sospetto preciso.
La prima, la meno verosimile: è in atto una guerra senza esclusione di colpi tra cacciatori di province limitrofe. Una guerra che prevede vendette senza scrupoli. La seconda, la più accreditata: i bocconi che hanno sterminato spinoni e pastori tedeschi, segugi e bracchi, erano destinati alle volpi.
I possibili sviluppi. Inquirenti e cacciatori stanno pensando a una bonifica. Operazione complicata: per la vastità del territorio coperto dal cibo avvelenato e perchè le polpette sono state sistemate in punti difficilmente individuabili. Se non dal fiuto delle stesse vittime designate.
CREMONA - L'odore dell'erba bagnata dalle prime gelate. Il ronzio delle bici, sulle lunghe strade sterrate.
Il campanile di pietre medievali di Monasterolo. Proprio le tranquille campagne della bassa cremonese, che sussurrano della dolce malinconia autunnale più che di delitti e orrori, sono il teatro di una strage ambientale. Ventisei cani uccisi nelle ultime 48 ore.
Morti, per aver addentato alcune polpette di carne avvelenata. I bocconi letali erano stati lasciati a ridosso dei fossi, lungo le stradine e in mezzo alle colture di una sorta di Triangolo delle Bermuda cremonese: quello compreso tra i paesi di Monasterolo, Corte de' Frati e Persichello. Piccole frazioni, minuscoli raggruppamenti di cascine, dove gli animali da cortile, soprattutto i cani, sono lasciati scorrazzare in libertà dai proprietari.
A farne le spese, non sono stati né i randagi né i segugi dei cacciatori, ma gli innocui cagnoni dei contadini della zona. I bocconi erano preparati con carne di manzo e pollo, stricnina, diserbante e liquido anti- gelo: un mix di sostanze che uccide l'animale tra atroci sofferenze.
Le morti sono state denunciate ai Carabinieri della zona, che indagano. Intanto, alcune associazioni animaliste insorgono: « Temiamo che dietro queste morti » , denuncia il presidente nazionale di Aidaa, « ci sia il tentativo di uccidere animali sotto protezione, come le volpi, o altra fauna selvatica che popola questi zone boschive. Non dimentichiamo che il cremonese è una delle zone storiche per la produzione di pellicce di volpe.
Queste morti mi sembrano sospette, non le credo opera di un pazzo isolato, che mira ai cani » .
Per questo Aidaa provincia Cremona e Brescia e l'associazione verde Bairo hanno sporto denuncia contro ignoti alla Procura di Cremona, alla Polizia Provinciale e al Corpo forestale: « Chiediamo di verificare se dietro queste morti c'è il tentativo di attentare alla fauna forestale » , aggiunge Croce, « e chiediamo anche a chi è a conoscenza di morti analoghe di denunciarle.
Più siamo in questa battaglia, meglio è » .
Chiara Rizzo
Qualcuno, negli ultimi quindici giorni, ha disseminato di bocconi avvelenati la porzione di campagna compresa tra Corte de’ Frati, Persico Dosimo, Barbiselle e Persichello.
E’ probabile volesse uccidere nutrie e volpi, presenti in gran numero in quella zona. Ma ha ammazzato una ventina di cani, alcuni da caccia, altri da guardia, altri ancora da compagnia: tutti sono morti tra atroci sofferenze, tra le colture e i loro serragli, con le pareti dell’intestino bruciate.
E il bilancio avrebbe potuto essere anche più pesante non fosse stato per l’intervento dei veterinari che hanno salvato almeno altri dieci animali. Sulla strage indagano i carabinieri di Robecco d’Oglio, competenti per territorio: a loro, lo scorso sabato mattina, ha presentato denuncia il proprietario di un bastardino sopravvissuto grazie alle cure tempestive e alla lavanda gastrica. E loro, ora, compieranno accertamenti: un sopralluogo, nell’area dove presumibilmente sono state buttate le polpette killer, sarà eseguito nei prossimi giorni, una volta che si sarà sciolta la neve.
Si attendono riscontri anche sul tipo di veleno utilizzato: per ora, dal momento che nessuno dei cani trovati cadavere è stato sottoposto ad autopsia, e visto che le polpette non sono state trovate e dunque non è stato possibile analizzarle, si ragiona sulla base di ipotesi.
Ma il sospetto, suffragato dai sintomi e dal tipo di morte degli animali, è che possano essere stati usati liquido anti-gelo, un glicoetilenico che molto spesso risulta letale, o diserbanti. Alla stregua di un veleno potentissimo. L’unica pista che gli inquirenti si sentono di escludere è quella dell’atto intimidatorio volontario rivolto ai cacciatori: ad essere colpiti non sono stati solo cani da caccia e le colture dove tutti i cani si erano spinti poche ore prima di morire non sono frequentate esclusivamente da ‘doppiette’. Insomma, verosimilmente, chi ha sparso i bocconi non voleva ‘avvertire’ chi ama la caccia.
E nemmeno cercava vendette. Sta di fatto che ha seminato morte in una fetta di provincia molto vasta, suscitato i timori proprio dei cacciatori che ora si spingono nelle campagne con maggiore diffidenza, e provocato la rabbia dei padroni dei cani morti.
Senza contare che il numero delle vittime potrebbe anche essere superiore a quello conosciuto sino ad ora.
SAN SEVERO (Foggia) - Erano molto vivaci quei cani che stazionavano da anni in piazza Cavalieri di Vittorio Veneto, a ridosso di via San Paolo. Briciola, Sasha e Bricco erano diventati padroni del quartiere. Un motivo più che valido secondo qualcuno che, con fredda determinazione, l'altra sera ha deciso di avvelenare i tre animali. Due sono già morti: il terzo, forse, ce la farà. Decisa la rabbia dei residenti.
«Abbiamo visto i tre cani - commentano alcuni residenti in quel quartiere -, in preda a tremori e convulsioni e, temendo il peggio, abbiamo chiesto aiuto all'Asl ed ai volontari dell'Enpa. I cani non davano fastidio a nessuno, erano completamente integrati nel quartiere.
Erano sterilizzati e forniti di microchip e, con la loro presenza, contribuivano a tenere lontani i randagi presenti nelle campagne circostanti». Non è il primo episodio di avvelenamento che si verifica in città. Intanto i dirigenti dell'Enpa hanno presentato denuncia contro ignoti, «Anche in questo caso - commenta Felice Altamura, veterinario di turno presso dell'Asl Fg/1 che ha soccorso i cani -, il decesso degli animali è stato probabilmente causato dall'ingestione di polpette infarcite con erbicida o veleno per topi.
Le carcasse dei due animali sono state trasferita all'Istituto zooprofilattico di Foggia per gli esami del caso». Prosegue, intanto, la raccolta di firme avviata dal comitato spontaneo di cittadini che si propone di tutelare i cani randagi presenti in città.
Da settimane il comitato guidato da Giuseppe Albanese, ha iniziato una raccolta di firme allo scopo di sollecitare il sindaco Michele Santarelli e l'assessore alla salute, Roberto Fanelli, ad impegnarsi maggiormente per garantire la realizzazione del canile sanitario e del rifugio del cane.
Veroli (Frosinone) Veleno per gatti nel cortile della scuola. Le maestre della scuola elementare di Colle Berardi a Veroli hanno richiesto, ieri, l’intervento dei veterinari della Asl di Frosinone perché durante la mattinata avevano trovato in giardino un cucciolo di gatto in fin di vita.
L’animale era in preda ai conati e agli spasmi. I medici, intervenuti subito dopo la chiamata, hanno prelevato il gatto e lo hanno soppresso con un’iniezione.
Gli stessi operatori della Asl hanno riscontrato, però, l’avvelenamento del gatto e lo hanno comunicato al corpo docente. Preoccupazione tra i genitori e le maestre della scuola, anche considerato che i numerosi alunni della scuola di Colle Berardi usufruiscono spesso dello spazio esterno all’edificio anche per l’attività didattica. Stando a quanto riferito delle insegnanti l’avvelenamento del felino sarebbe stato causato dopo una lite tra vicini di casa.
Una delle residenti, infatti, avrebbe ripetutamente sfamato i gatti del quartiere, provocando l’aumento della popolazione felina e il disagio dei suoi vicini. «Siamo preoccupate per i nostri bambini – hanno sottolineato le maestre – E’ una questione di sicurezza. Gli alunni e le loro famiglie devono contare su un ambiente sicuro».
Clauzetto È allarme a Clauzetto per la moria di gatti nel centro del capoluogo comunale.
A denunciare la presenza di qualche scellerato, che ha sparso del veleno in giro per il paese, è stata una cittadina, che ha anche affisso alla bacheca un appello rivolto ai compaesani per vigilare su quanto sta accadendo e segnalare ulteriori casi di animali avvelenati o deceduti in modo sospetto.
«Nelle ultime ore - ha spiegato la donna - sono morti sulla pubblica via, tra dolori atroci, tre gatti che erano soliti aggirarsi docilmente in piazza (un quarto caso è stato segnalato alla prima periferia del paese, ndr). L'agonia è stata terribile e a nulla sono valse le cure che i passanti hanno portato agli animali: il decesso è avvenuto prima ancora che potesse arrivare il veterinario. Alcuni cittadini hanno anche rinvenuto delle palline colorate che sono indiziate di essere intrise di veleno per gatti.
Chi ha fatto questo gesto non solo ha ucciso i gatti, ma ha anche messo in pericolo i nostri bimbi, visto che sarebbe anche potuto accadere che qualche piccolino - incuriosito da quelle palline che sembrano caramelle o gomme da masticare - le assaggiasse, con le immaginabili conseguenze».
Informato dell'accaduto, il sindaco Giuliano Cescutti ha condannato apertamente il gesto, disponendo indagini del persone addetto per verificare le segnalazioni, bonificare se necessario l'area interessata dalla presenza di veleno per animali e cercare di risalire agli autori dell'avvelenamento, segnalandoli all'autorità giudiziaria: «Va subito ricordato che stiamo parlando di un reato di tipo penale (le sanzioni sono state inasprite negli ultimi mesi e oltre ai maltrattamenti riguardano anche l'abbandono, ndr).
Detto questo, voglio rammentare ai cittadini che qualora fossero avvistate delle colonie feline indesiderate, basta contattare il Comune o l'Azienda sanitaria affinché si proceda, verificata l'incidenza del problema, alla sterilizzazione, modalità che in poche settimane risolve il problema ed evita la proliferazione dei gatti randagi.
Spiace constatare che qualcuno abbia preferito farsi giustizia da sé, anche perché fino ad ora nessuno ci aveva segnalato gatti randagi e meno che meno felini pericolosi».
Lorenzo Padovan
Capistrello (AQ) La fiduciaria dell’Enpa Marsica di Capistrello, Paola Lustri, ha segnalato ai livelli superiori dell’associazoone che mercoledì 12 ottobre, a Capistrello, sono statirinvenuti cinque cuccioli di cane avvelenati.
Molta la rabbia fra i cittadini nel dover vedere la persona che accudiva questa cucciolata che, con la madre di cagnolini, assisteva impotente a questa terribile scena. L’Enpa Marsica, al contrario, non intende più assistere ad atti di tale crudeltà, inciviltà e violenza e sta rafforzando l’opera di sensibilizzazione e di controllo per identificare gli autori di queste uccisioni.
La recente legge, fra l’altro, prevede una sanzione amministrativa fino a 22 mila euro e la reclusione fino ad un anno. Un motivo in più, questo, per aiutare questa benemerita associazione.
L’Enpa, peraltro, si è attivata con campagne nelle scuole elementari della Marsica per infondere nelle nuove generazioni i principi di alto valore morale come il rispetto nei confronti degli animali, con la speranza, mai doma e sopita, in un mondo migliore.
Un breton di quattro anni, una femmina, è stato avvelenata nel recinto dove era custodita. Il fatto è stato denunciato ai Carabinieri nella fine settimana quando è stato accertato che il decesso è avvenuto a seguito di un purtroppo classico "boccone" contenente una sostanza letale. In particolare è stato appurato che la povera bestiola è stata stroncata da un potente ratticida contenuto in un alimento evidentemente buttato nel giardino dove viveva la cagnetta.
Ad accorgersi di quanto era accaduto sono stati i proprietari, la famiglia Del Moro, che hanno immediatamente soccorso l'animale portando in tutta fretta dal veterinario. Una corsa risultata però vana perchè la morte aveva già portato via la loro fedele amica a quattro zampe.
Una cattiveria certamente, ma tra le ipotesi anche il gesto scellerato di qualcuno che forse in questo modo ha voluto punire l'abbaiare del cane, che tuttavia viene descritto dai proprietari come non fastidioso.
Già in passato a Montemagno più volte i cani sono finiti nel bersaglio di assassini con esche avvelenate o addirittura torturati.
Un episodio anche questo che ha suscitato sdegno e ripugnanza per la viltà e la crudeltà dell'atto, privo di ogni giustificazione.
CALCI MONTEMAGNO (PI). Hanno avvelenato Cora, il cane più popolare del paese.
Cora, un bell’esemplare di breton femmina di tre anni e mezzo dal manto biancoarancio, è spirata tra atroci sofferenze. Il killer ha agito indisturbato andando a colpire nel recinto dove la bestiola era custodita con dedizione dai suoi proprietari. Un gesto barbaro che si commenta da solo.
È l’ultimo, in ordine di tempo, degli episodi criminosi ai danni degli amici dell’uomo a quattro zampe. Stavolta nel mirino della crudeltà umana è finito un cane davvero speciale.
Cora era amata dalla gente anche perché docile e dolcissima. Tranquilla, difficilmente abbaiava, pronta invece a far festa a chi l’avvicinava. Impossibile non essere conquistati dalla simpatia che trasmetteva attraverso i grandi occhi, metteva tutti di buon umore con la coda perennemente in movimento. «Al mattino non aveva niente - racconta Federica, la padroncina - l’avevo condotta a fare una passeggiata insieme a mio padre, con l’intento anche di raccogliere funghi nel bosco. Cora era vivace, allegra, felice di vivere come sua abitudine.
Nel pomeriggio qualcuno le ha dato un boccone avvelenato gettandolo nel recinto dove era custodita. Un medico veterinario, che ha effettuato l’esame istologico, ha dato il responso inequivocabile: il decesso è avvenuto per ingestione di veleno per topi consumato attraverso il cibo». Immaginarsi il dispiacere di Federica e dei suoi familiari, ma non solo. L’intera comunità di Montemagno è rimasta turbata dal fatto ed esprime viva condanna per l’accaduto.
Ai carabinieri della caserma di Calci è stato inoltrata denuncia contro ignoti. Se verrà scoperto chi ha avvelenato Cora rischia grosso. «Adesso - fa notare Federica - è un reato, perseguibile per legge, maltrattare gli animali, anche i propri.
Figurarsi quando si infierisce contro gli animali fino ad ucciderli».
Roma Una decina di cani e un gatto avvelenati: quattro sono morti, gli altri stanno ancora subendo gli effetti dell’intossicazione. Una vera e propria strage, consumata fra le viuzze e le piccole costruzioni fatiscenti dell'Idroscalo.
Dopo il ritrovamento dell'ultimo cane morto e di altri tre in gravi condizioni, i residenti non sembrano avere più dubbi: c'è qualcuno che uccide gli animali della zona con bocconi avvelenati. E mentre il bilancio delle morti sospette cresce gli abitanti parlano di "giallo".
Qualcuno che spera in questo modo di liberarsi dei tanti cani randagi che popolano questo tratto della sponda sinistra del Tevere? O un folle che odia gli animali? Difficile da dire almeno fino a quando non verrà fuori qualcuno in grado di raccontare dettagli più precisi su queste “spedizioni punitive”. «L'ultima carcassa - racconta una donna - è rimasta sul ciglio della strada coperta da un telo per diversi giorni. Altri cani che non erano randagi ma che si erano trovati per strada per sbaglio, si sono sentiti male ma i loro padroni se ne sono accorti in tempo e li hanno curati».
In alcuni casi i cani erano in effetti proprio dei randagi ma in molti altri no. «A una mia amica - racconta un'altra donna alla fermata dell'autobus - hanno avvelenato il pastore tedesco nel giardino di casa. Probabilmente lanciandogli qualcosa al di là del muretto. Stessa sorte è toccata al gatto della mia vicina. E se quel cibo fosse stato raccolto da un bambino cosa sarebbe accaduto?».
Il "folle" sembra avercela indistintamente con cani di razza e non, di piccola taglia o più grandi. Qualche volta, evidentemente, nella sua trappola sono finiti anche dei felini che però non sembrano essere la sua preda preferita. All'Idroscalo, dove il fenomeno del randagismo ha sempre avuto un peso rilevante, non è comunque la prima volta che qualcuno se la prende con i cani.
Un paio di anni fa raid di questo tipo li ricordano anche i residenti di Ostia Ponente. Nell'arco di pochi giorni, utilizzando del cibo avvelenato, vennero uccise decine per difendere i randagi". SERGIO TACCONE e di bestie. Il responsabile non venne mai individuato. Solo qualche mese fa vittima di un macabro scherzo è stato invece un vecchio pitbull. L'animale, episodio che anche in questo caso sono in molti a ricordare, venne legato al collo e appeso a uno scoglio immerso nell'acqua. Lo ritrovarono alcuni abitanti del quartiere. Morto.
«Se esiste un pazzo che fa queste cose - denunciano un gruppo di giovani donne - va fermato. Ci dispiace per gli animali ma a questo punto qui si corre anche un rischio peggiore, per esempio quello che per sbaglio si avveleni anche un bambino che sfruttando la distrazione della mamma raccolga quella robaccia mettendola in bocca». Sulla vicenda verrà coincolta anche la Asl.
Pare invece che nessuna denuncia sia stata fatta a polizia e carabinieri. Anche questo potrebbe invece essere utile per permettere alle forze dell'ordine di organizzare qualche controllo in zona e magari per prendere il killer dei cani con le mani nel sacco evitando che questa strage vada avanti.
MONTALTO (VT)
Bocconi avvelenati, pronti per l’uso, sono stati rinvenuti dalla Vigilanza Ambientale del Comune di Montalto, in località «Quattro Poderi». Che si tratti di veleno, anche se solo le analisi di laboratorio saranno in grado di accertarlo, pare non ci siano dubbi.
«Li abbiamo trovati durante il normale servizio di controllo del territorio — ha dichiarato la guardia ambientale Mauro Vetrallini — erano fatti con delle fette di mortadella legate con dei filacci e collocati nell’erba. Le fette erano arrotolate, e al loro interno c’erano altre sostante di colore scuro a forma di biglia. Crediamo si tratti di bocconi avvelenati, forse per cani randagi o per cani da caccia.
Li abbiamo prelevati e li abbiamo portati ad un laboratorio analisi, che ci dirà cosa effettivamente contenevano questa specie di involtini. Il fatto che fossero addirittura legati fa capire l’intenzione di chi li ha collocati in quel posto».
Quella dei bocconi avvelenati, a Montalto, è una storia che si ripete da sempre. Di recente è stato trovato un cane che prima è stato avvelenato, e poi finito a bastonate.
Sarebbero una quarantina i cani avvelenati nell'ultimo anno nella zona di Formello e Campagnano di Roma.
La denuncia viene dal circolo di Legambiente "Terra Etrusca" di Campagnano. Legambiente ha sporto anche una formale denuncia alla Procura della Repubblica di Tivoli dopo gli ennesimi episodi di avvelenamento registrati negli ultimi giorni. Le zone dove sono avvenuti gli avvelenamenti sono quelli intorno alla strada di Monelupoli nei pressi della Valle del Sorbo e quello della località La Porcineta, zone tra Campagnno e Formello all'interno del Parco di Veio.
Gli animali avvelenati sono tutti di proprietà: cani che vengono portati a spasso dai padroni nelle zone dove trovano la morte, probabilmente in seguito all'ingestione di bocconi avvelenati. I volontari, giorni fa hanno anche trovato un secchio contenente carne in via di decomposizione e guanti di gomma usa e getta. Probabilmente lasciato lì inavvertitamente dagli avvelenatori. «Una strage inammissibile - si legge nella denuncia di Legambiente - che oltre a colpire gli animali domestici, ha sicuramente arrecato gravi danni alla fauna e rappresenta una gravissima minaccia per i numerosi abitanti della zona, soprattutto i bambini più piccoli che inavvertitamente possono venire a contatto con i bocconi letali».
La denuncia di Legambiente che ha precisato di costituirsi parte civile nei confronti di eventuali responsabili che venissero individuati, è stata anche inviata ai carabinieri di Campagnano, di Formello, al Corpo Forestale dello Stato di Castelnuovo di Porto e all'ente Parco di Veio. «E' un fatto gravissimo - ha detto la vicepresidente del circolo Legambiente, Francesca Biffi - che va perseguito anxche perché chi avvelena gli animali è un individuo pericoloso.
La strage da un anno questa parte non si è fermata e i casi di avvelenamento si sono intensificati nelle ultime settimane». L'ultimo caso registrato riguarda un cane a spasso qualche giorno fa nella zona della Valle del Sorbo insieme al suo padrone.
E' quasi certo che la causa degli avvelenamenti, verificati e riscontrati dai veterinari della zona, siano "polpette" avvelenate piazzate in modo strategico. Non visibili ai padroni ma facilmente rintracciabili dal fiuto dei cani.
La Procura delle Repubblica di Tivoli aprirà un'indagine sul caso, mentre è probabile nei prossimi giorni un sopralluogo da parte degli agenti del corpo forestale.
PORTOPALO (Siracusa).
Tornano purtroppo i casi di di avvelenamento di cani. Un randagio infatti è morto ieri mattina, probabilmente avvelenato.
A denunciare questo fatto increscioso sono Giovanni e Lella Petralito, titolari di un esercizio commerciale e strenui difensori degli animali, che sottolineano l'inciviltà di un gesto non altrimenti qualificabile. "Il cane, che era stato preso in cura da un veterinario, in seguito ad un'iniziativa del Comune - afferma Lella - già nella serata di mercoledì presentava i sintomi dell'avvelenamento: lingua in fuori, tremori e nervosismo atipico. Abbiamo capito subito che stesse succedendo qualcosa di grave. E purtroppo abbiamo avuto conferma delle nostre supposizioni.
E' morto in un crescendo di sofferenza e dolore. Mi chiedo come possano esservi persone che non esitano a dare la morte in questo modo atroce ed incivile". Non è la prima volta, purtroppo, che questo avviene nel centro abitato portopalese. Di recente la stessa situazione si è registrata al porto. In quella occasione a segnalare l'uccisione di un randagio era stato il proprietario di un ristorante.
Anche in quella circostanza si sarebbe trattato della solita polpetta avvelenata. A farne le spese della follia di qualche stupido (non troviamo un altro aggettivo) sono cani non certamente aggressivi, se non addirittura innocui. "Spero che gli avvelenatori vengano individuati - prosegue Lella - e paghino come si deve. Non è giusto, anzi è indecente e indegno di una comunità civile".
Le polpette mortali verrebbero lasciate in posti dove vengono notati randagi. "Va detto che chi uccide un cane si espone anche al rischio di una denuncia di natura penale - aggiunge Lella - e anzi spero che l'autore, o gli autori, di queste azioni contro i randagi vengano presi e puniti ai sensi della legge". L'amministrazione comunale si sta muovendo per affrontare il problema attraverso il supporto di un medico veterinario.
"Ci fa piacere notare l'attivismo dell'assessore Mirarchi - sottolinea Lella - e spero che si possa fare qualcosa di concreto per difendere i randagi".
SERGIO TACCONE
Polpette avvelenate. Questo il sistema usato da qualcuno in via Calisse per “liberarsi” di cani che forse abbaiano un po’ troppo.
Un sistema odioso e pericolosissimo, visto il “killer” in questione non esita a gettare bocconi di carne ripieni di stricnina in giardini dove giocano abitualmente dei bambini. A denunciare gli attentati, che nella centralissima strada hanno già provocato la morte di due cani (il 13 dicembre del 2004 e il 10 settembre scorso) tra atroci sofferenze sono i residenti proprietari degli animali uccisi. In una lettera al Messaggero , gli interessati, oltre che dirsi addolorati per la scomparsa delle loro bestiole, sono giustamente allarmati per quello che potrebbe accadare ai loro figli e a tutti i bimbi della zona.
«Da qualche tempo - scrivono i due cittadini - a via Calisse si aggira un “malato di mente” o peggio un assassino che lascia per strada bocconi avvelenati alla stricnina. E non contento li lancia all’interno di giardini di proprietà dove vi sono cani».
E se uccidere delle bestie è certo un «atto criminale», mettere a repentaglio la vita dei bambini lo è molto di più. «La stricnina - dicono ancora i due residenti di via Calisse - è un veleno potentissimo che, se ingerito, può uccidere animali ed esseri umani in un lasso di tempo che va dai cinque minuti alle due ore senza possibilità di salvezza.
Chi utilizza questo sistema è una persona senza scrupoli. Nei giardini, infatti, giocano spesso dei bambini che potrebbero toccare quei bocconi e poi mettere le mani in bocca o addirittura mangiarli, visto che a volte sono avvolti in fagottini di prosciutto».
L’uccisione dell’ultimo cane è stata denunciata ai carabinieri, ma gli interessati con questa lettera-appello sperano che casi del genere non si ripetano più. Soprattutto per scongiurare che venga messa in periocolo la vita dei bambini di via Calisse.
Fontane Bianche (Siracusa) Un serial killer dei gatti a Fontane Bianche? Probabile.
Nell'ultimo mese all'interno del "Complesso Bianca", 7 gatti sono morti con i sintomi di avvelenamento alimentare. A piangere le vittime di questa vera e propria strage di animali domestici alcune delle famiglie che trascorrono le vacanze nella zona e che da anni accudivano queste simpatiche bestiole. «Tutto è cominciato il giorno di ferragosto - racconta Luigi Cassia, proprietario di uno dei felini uccisi -.
Cleo, il nostro gatto, era strano. Era privo di vitalità, non voleva giocare e non rispondeva alle nostre sollecitazioni. Aveva la pancia gonfia e difficoltà di movimento. Il giorno successivo è morto. Il veterinario ci ha detto che forse è stato avvelenato». «A distanza di pochi giorni abbiamo trovato i cadaveri di quattro dei nostri gatti nel giardino - dice Aristide Germano -. Da 25 anni abito qui e un fatto del genere non era mai capitata.
Forse a qualcuno davano fastidio questi animali e li ha soppressi dando loro cibo avvelenato. Siamo davvero dispiaciuti ed indignati per quanto accaduto. «Non si capisce che cosa possa spingere una persona ad un gesto così crudele".
Analoga sorte è toccata ad almeno altri 2 gatti della zona. Insomma è giallo al «Complesso Bianca». E come in tutti in gialli che si rispettino si cerca già di tracciare l'identikit dell'autore di questa strage. In molti si interrogano, soprattutto gli amici dei mici e un brvido di inquietudine corre lungo la schiena dei proprietari di cani. Si ipotizza che sia qualche vicino che non gradisce la presenza di questi felini, ma è evidentemente difficile trovare le prove a sostegno di questa tesi.
«È indubbio che si tratta di una persona gravemente malata, un disadattato - spiega lo psicologo Roberto Cafiso -. È un soggetto che sfoga la propria aggressività repressa prendendosela con animali indifesi. Si potrebbe pensare che questa carneficina sia una bravata di qualche banda di ragazzi che si 'diverte' uccidendo i gatti. Ma il fatto che gli avvelenamenti si siano verificati in un'area limitata fa propendere fortemente verso l'ipotesi che l'autore di questo crimine sia un vicino cui i gatti arrecavano disturbo».
Emiliano Fruciano