FORUM:

DIBATTITO
ED APPROFONDIMENTO

 

In questa area presenteremo, di volta in volta, il contributo libero di tutti coloro
che sentono il bisogno di dibattere ed approfondire le tante facce
che compongono questo inquietante e drammatico fenomeno.

Questo è anche uno spazio a disposizione di tutti coloro che hanno subito l'insulto infame dell'uccisione
di uno o più esseri amati - che erano parte della loro vita - e che non intendono rassegnarsi
con accettazione passiva a questo orrendo comportamento criminale, ormai così diffuso.

 

Il primo contributo che apre questo FORUM è quello contenuto nel messaggio inviatoci da Lucia Elena Lepri il 16/3/2003 (messaggio n. 200).
Da Lucia Elena, con la quale abbiamo stabilito un rapporto di stima e di amicizia, ci attendiamo
presto nuovi contributi e stimoli alla discussione.

Tutti coloro che volessero prendere parte a questo dibattito,
a proposito di quanto affermato da Lucia Elena,
oppure con altri contributi nuovi,

SONO PREGATI DI INVIARE UNA E-MAIL AL NOSTRO SOLITO INDIRIZZO
SPECIFICANDO NEL SOGGETTO:
"SPAZIO FORUM"

barbi@dicos.unifi.it

 

 

 

 



CONTRIBUTO n. 9

 

Sara (Verona)

01/06/2006



L’ inverno appena trascorso è stato molto duro.
Faceva molto freddo. In quel 18 gennaio c’era aria di neve.
Poi il sole in inverno sorge tardi la mattina e il buio arriva presto già nel pomeriggio.
La mia casa si trova in una zona molto isolata: una piccolissima contrada di collina quasi disabitata circondata da frutteti e boschi. Molti mi hanno detto che sono matta ad abitarci, ma io credo che tutti siamo un po’ matti, anzi, siamo diversi ed è bello essere liberi di poterlo esprimere.

Comunque non ero proprio sola soletta….con me abitava Frugo il mio cane, caro amico e “difensore”.
Quel giorno alle cinque ormai era buio; ero partita a piedi con Frugo per la strada sterrata che scendendo in 20 minuti porta al paese dove avevo un appuntamento. A me piace camminare perciò approfitto di questi piccoli spostamenti per fare delle passeggiate.
La stagione della caccia stava per finire e l’atmosfera era già un po’ più tranquilla: il posto dove abito essendo molto isolato e terra di confine tra vari comuni lascia ai cacciatori veramente libertà di sbizzarrirsi in tutti i modi.

Dopo circa 10 minuti di discesa al buio intravidi poco più avanti a me il mio cane muoversi in maniera strana. Avvicinandomi mi accorsi che Frugo era sdraiato a terra e agitava le zampe come se stesse correndo, tutti i suoi muscoli erano molto rigidi e si muovevano a scatti violenti, non avevo mai visto una cosa simile.

Dopo qualche secondo si rialzò in piedi, ma evidentemente non riusciva a controllare il suo corpo, sembrava impazzito. I suoi occhi erano sbarrati, io lo chiamavo, ma sembrava non mi sentisse, era spaventato, come se non comprendesse cosa gli stava succedendo. Con pochi scatti si spostava qua e là, provavo a prenderlo, ma non si fidava nemmeno di me; era terrorizzato. Il suo corpo era incontrollabile. All’improvviso non lo vidi più. Restai nel silenzio del buio immobile per cercare di percepire qualche fruscio che potesse farmi capire la direzione in cui Frugo era scappato. Proprio in quel momento cominciò a nevicare e rimasi completamente smarrita sotto i fiocchi di neve.
Immaginavo cosa potesse essere successo….

Cercai Frugo nelle vicinanze, lo chiamavo sforzandomi di trattenere le lacrime poi mi sedevo per terra e aspettavo confusa. Sapevo che stava soffrendo enormemente in quei momenti e chissà per quanto tempo avrebbe dovuto sopportare quel dolore atroce, ma sapevo anche che io non avrei potuto fare nulla per salvarlo.
Sentii un breve pianto in lontananza…poi di nuovo silenzio; il cuore mi scoppiava nel petto.

Me ne tornai a casa con passo lento, piangendo, non volevo credere…

Nei giorni seguenti cercai il suo corpo tra i ciliegi e gli olivi coperti di neve.
Lo trovai a 300 metri da dove l’avevo visto stare male al margine di una strada a valle.
Aveva ancora la bava alla bocca e gli occhi sbarrati dal dolore.
Lo seppellii.

Frugo aveva tre anni, era un cane di media taglia, nero,
con una mascherina marrone intorno agli occhi: occhi innocenti e dolcissimi.

Avevo avvisato alcune famiglie in paese:”state molto attenti!”

Qualche giorno dopo seppi che anche il cagnone nero che spesso faceva la strada con me e Frugo fino a casa era stato avvelenato.
Poco dopo seppi di un altro cane morto nelle vicinanze del paese.
Nel giro di alcuni giorni scoppiarono altri casi anche in contrade lontane e a valle.
Morì il gatto di un bravo signore che conosco, era la sua unica compagnia.
Morì la cagnolina di un vecchietto mentre passeggiava proprio nel campo dietro casa mia.
Fu avvelenato anche il cucciolo di un cacciatore… il tutto nel giro di pochi giorni.
Un pomeriggio trovai un gatto rosso morto a fianco della strada sterrata che porta alla mia contrada, lo seppellii.
E poco dopo seppi che anche il gattone nero selvatico che raramente riuscivo ad avvicinare era morto nel campo avvelenato.
Questi sono i casi da me conosciuti avvenuti tutti in questo piccolo paese: cani, gatti che conoscevo.

Ma la mia storia purtroppo non finisce qui.

Il 25 aprile ero a casa. Avevo un cucciolo di soli cinque mesi con me. Dal pelo bianco e rosso, era stato chiamato Boris. Era destinato ad essere ucciso dal padrone se qualcuno non lo avesse portato via al più presto ed io avevo deciso di tenerlo con me fino a quando non avessi trovato una soluzione per lui.

Il terribile pericolo dei bocconi avvelenati sembrava finito, ma facevo in modo che Boris non si allontanasse dalla contrada e spesso lo portavo in città dai miei genitori.

Quella mattina Boris giocava davanti alla porta di casa, lo vidi mangiare un frammento scuro e duro simile ad un pezzo di corteccia… troppo tardi capii che era la vecchia carogna di un animale morto per aver mangiato un boccone avvelenato.

Dopo dieci minuti cominciò ad avere le convulsioni come aveva avuto Frugo.
Stavolta riuscii a prenderlo (era piccolo piccolo) e lo portai in casa per provare a dargli del sale e acqua per farlo vomitare, ma invano. Si dimenava così tanto che mi fece parecchi buchi coi denti nella mano. Da quando si stese a terra non si alzò più, ebbe convulsioni continue simili ad attacchi epilettici.
Si lamentava emettendo versi agonizzanti, combatteva nervosamente, per qualche secondo sembrava assente, ansimava, e poi subito i suoi muscoli tornavano ad essere rigidi e incontrollati.

Per più di un’ora ha sofferto così… un cucciolo di appena cinque mesi.
Un'agonia da non augurare a nessuno.
Io sono rimasta a guardarlo impotente, piangendo, aspettando che finisse di soffrire.
Se ne fossi stata capace lo avrei ucciso io. Era un cuccioletto molto intelligente e simpatico, faceva sorridere tutti; nonostante avesse solo cinque mesi posso giurare che ha combattuto per sopravvivere con tutta la grinta che aveva, ma il veleno non lascia possibilità.

Per me non è affatto facile trovare le parole per scrivere questa storia. Vorrei quasi poter essere insensibile come certa gente e superare il dolore che ancora mi porto dentro.
Ma credo sia giusto sforzarmi ed esprimere tutto quello che ho vissuto
sperando che qualcuno capisca cosa vuol dire avere un briciolo di cuore.

Sara
(Verona)

(sariosca@yahoo.it)




 

CONTRIBUTO n.8

 

Marco (Conegliano, Treviso)

12/06/2006



La mia Penny, una bassottina meticcia di due anni, è stata uccisa con alcuni bocconi contenenti "metaldeide" un potente antilumache usato in agricoltura. Non vi racconto i due giorni di agonia che l'hanno portata alla morte e nemmeno tutti gli sforzi che l'equipe medica della Clinica Veterinaria di Conegliano, ha fatto per poterla salvare.


Nella zona dove risiedo (come affittuario) ci sono molte villette con il loro bravo cagnolino nel giardino che corre felice. Solo a me è capitata questa sventura, un atto mirato? Una stupida vendetta di pseudo-vicini? Non l'ho ancora scoperto dopo due anni dal fattaccio.

Qui non mi conosce nessuno, tra l'altro, esco presto il mattino e rientro tardi la sera (quando c'era, la Penny era sempre con me, in auto e in ufficio, per cui non poteva nemmeno lei infastidire nessuno).

Ho denunciato il fatto ai Carabinieri, il Maresciallo comandante della stazione ha raccolto la mia denuncia con un sorriso ebete che ha scatenato la mia ira, bene, quel giorno ho rischiato di uscire dalla caserma con una denuncia per offesa a pubblico ufficiale, e poi uno non si deve incazzare.

Comunque sto indagando per conto mio, e se dovessi trovare io i responsabili dell'assassinio della mia Penny, il mio sguardo sarà quello della tigre, non certo quello da ebete di chi sapete.

Un saluto a tutti.

Marco.
(provincia di Treviso)

 

 

 


 

 

CONTRIBUTO n. 7

 

Paola (Chievo, Verona)

12/06/2006



Cari amici,
spero che la mia testimonianza e quella che scriverà Corinne, alla quale sono estremente grata per avermi appoggiata e consigliata nell'approccio in questa battaglia, possa servire anche a voi e possa essere uno stimolo e un incentivo per unirvi a noi nella lotta contro questa ignobile barbarie.

Il 16 maggio 2005 moriva Nash dopo 15 minuti di terribile agonia, la mattina seguente lo seguiva Olivia una boxerina di 7 mesi sua amica del cuore con la quale era insieme a correre
in un prato al Chievo 3 minuti da Verona.

Io e mio figlio cercavamo di tenergli la bocca aperta convinti fossero crisi epilettiche.
Mai avrei immaginato un orrore simile.
Nash si dimenava e involontariamente ha graffiato mio figlio di 16 anni. Il risultato? Ho lasciato là Nash senza vita sul lettino dell'ambulatorio, Olivia intubata e sono corsa al pronto soccorso perchè a mio figlio gli si era gonfiato il braccio e si sentiva male.

Ho passato una notte d'inferno, era un incubo.

All'ospedale hanno contattato il centro antiveleni di Pavia e ci hanno trattenuto fino al giorno dopo.
Mio figlio fisicamente l'ha scampata ma nel cuore ha subito una ferita profonda, perchè s'è visto svanire il sogno che cullava fin da quando era piccolo, in modo così atroce. Era il suo Amico del cuore...
alle 8 è arrivata la notizia che Olivia non ce l 'aveva fatta... Volevamo seppellirli insieme, amici com'erano, ma Nash ce l'hanno sequestrato perchè avendo"morso"... mio figlio dovevano fargli l'esame per la rabbia e così non ce l'hanno più ridato.

Tornassi indietro non glielo lascerei.

Io da quel giorno non ho mai smesso di indagare e di pensare a cosa poter fare. Con la scusa di comprare uova ecc sono andata dai contadini della zona, ho fatto denuncia alla forestale dove ho trovato una degna persona che aveva subito lo stesso scempio e che da allora tuttora sta indagando e collaborando.
Poi un giorno sono andata su internet e ho cominciato a documentarmi il più possibile. Ho trovato sulla rassegna stampa della mia città tutti i casi di avvelenamento, allora ho cercato gli indirizzi e ho contattato tutti.

Qualcuno si è tirato indietro per paura (dico bene: PAURA!), MA LA MAGGIOR PARTE HA ADERITO!

Ci siamo ritrovati non pensate che sia stupida ma ho chiesto a Nash ed Oly di aiutarmi e loro lo hanno fatto!! Hanno aderito in 15 ed abbiamo formato un comitato.
Abbiamo avuto la fortuna di trovare Maria Luisa un sindaco assessore provinciale (fatalità anche lei colpita!) che ci sta aiutando tantissimo.

Anche i giornalisti sono dalla nostra ed ora si è unita anche la protezione civile (stessa sventura).

I comitati della Toscana che da 10 anni lottano, ci sono stati di grande aiuto con materiale e suggerìmenti. Sono cominciate a pervenirci le segnalazioni e stiamo stilando la bozza di una legge regionale.

Sempre coi comitati Umbria Toscana abbiamo scritto a striscia la notizia ma per ora tutto tace.
Ora stiamo cercando più persone possibili che si iscrivano al comitato in modo da fare numero.
La nostra politica è moltiplicarci!!
Attivatevi anche voi!
Se l'Italia comincia A MUOVERSI verrà il giorno che le istituzioni non potranno più ignorare il problema!!

Io e Corinne vi diamo tutta l'assistenza possibile.
Possiamo inviarvi fax simili di volantini da distribuire, bozze di comitato, suggerimenti, quello che serve per attivarvi.

Basta poco, tanta buona volontà, e forza d'animo che ci danno loro col ricordo che hanno lasciato!!

Per qualsiasi chiarimento sono a vostra disposizione

Un abbraccio Paola

 

 

 


 


CONTRIBUTO n. 6

 

Emiliano (Firenze)

14/09/2005



Salve, sono un ragazzo di 22 anni e scrivo da Firenze.

Mi sono trovato a visitare questo sito e a leggere molti di questi messaggi
che mi hanno fatto riflettere e soffrire...

Anche io ho un cane di 10 mesi che é praticamente la mia vita.

Volevo solo dire a tutte quelle persone che hanno sofferto e che tutt'ora soffrono per la perdita dei loro amici a quattro zampe che mi dispiace per loro e che se anche non li conosco, sono vicino alla loro sofferenza e di farsi forza anche se credo che sia davvero un impresa difficilissima.

A quei carnefici che arrivano a tanto volevo solo dire che spero che la vita non gli riservi altro che dolori e sofferenze, perchè è questo che meritano.

Ma non ci sono parole per descrivere tutto cio' che vorrei dire. Ma se davvero qualcuno da lassu' ci osserva, spero che provveda a punirli nel giusto modo.

Grazie e scusate lo sfogo.

Ciao a tutti, Emiliano.

Emiliano (Firenze)

(memosfv@inwind.it)

 


 

 

CONTRIBUTO n. 5

 

Liliana
(dalla Provincia di Torino)

16/03/2004


Per Amelia, Robo e tutti gli altri



Complimenti per il sito.

E´ tristemente ricco di immagini che chi ha vissuto l´esperienza di vedere il proprio animale preda delle convulsioni, oppure l´ha sentito spirare fra le proprie braccia, non vorrebbe più vedere.

Eppure c´è ancora chi avvelena e vorrei raccontare brevemente la mia storia perchè anche i miei due gatti, Amelia e Robo (ma anche Dolfa, Cruno e Tomo) non vengano dimenticati.

Sono morti dopo lunghe sofferenze.

Robo, un gattone nero di 6 kg, ce l´ha fatta una volta, ma la seconda è spirato perchè il suo fegato era stato troppo danneggiato dal primo avvelenenamento.
Amelia invece era ormai troppo invasa dal veleno quando si son mostrati i sintomi, perchè il veterinario la potesse salvare.

Veleni diversi, con effetto a breve o lungo termine, ma entrambi letali.

Le mie sensazioni sono un misto tra rabbia per i colpevoli e delusione per la rete di omertà che si crea intorno a loro e impedisce di incriminarli.

Vivo in un piccolo paese dove tutti si conoscono e alla lontana sono parenti, molti anziani e contadini. La mia casa come altre non ha recinzioni, i gatti (ma anche i cani e i polli) hanno tutta la libertà di
girare per i cortili e tra prati e campi.

Quando i miei gatti (ma anche altri) sono stati avvelenati, c´è stato un moto generale di indignazione tra i proprietari; abbiamo affisso manifesti di protesta con evidenziate le punizioni a cui vanno incontro gli avvelenatori, ma niente è servito.

Un po' di calma, ma presto altri casi...

Apertamente tutti indignati.
Poi, tra una chiacchiera e l´altra, attraverso un giro del tipo " X mi ha detto che Y le ha detto che Z..., ma non dire che son stato io a dirlo...", sono risalita ai colpevoli.

Anziani ultraottantenni che quasi non si reggono in piedi, marito e moglie senza figli con uno stuolo di "amici" che li ricoprono di regali sperando nell´eredità.
Ebbene, questi signori esponevano, all´interno della loro proprietà, piattini prelibati per tutti gli animali affamati della borgata. Di sera colmi, al mattino nascosti e ririempiti, se necessario.

Perchè?
Per pura cattiveria... Secondo alcune voci sarebbe una vendetta contro i gatti ladri che mangiano la loro carne... loro infatti d'inverno tengono il cibo sul davanzale della finestra, in modo da risparmiare
elettricità per il frigorifero.

Questo solo per descrivere di che razza di individui si tratta...
ed in ogni caso non hanno scrupoli quando si tratta di aprire il portafoglio per veleni e carne trita!

Vista la rete di omertà non son riuscita a smuovere nessuno a denunciare, e nemmeno a fotografare o cogliere sul fatto i due vecchietti.

E´davvero triste, sembra che anche chi ha animali domestici, ma non è stato toccato direttamente dagli avvelenamenti, non sia interessato e non voglia grane.

Inoltre molte famiglie non hanno il minimo interesse per la cura degli animali; sebbene gentili e disponibili, per loro il cane deve fare "la vita da cane" e se sentono parlare di veterinari non porgono più attenzione.

Così, impossibilitata a seguire le vie legali della denuncia, priva di testimoni e prove, mi son ritrovata ad agire in prima persona in vie... poco legali.
Ho osservato bene i colpevoli e ciò che più mi ha spinta ad agire come ho agito è stata la loro assoluta ignoranza. Non voglio qui generalizzare nè ho intenzione di offendere le persone anziane. Mi riferisco soltanto alle 2 incriminate, che oltre a coltivare un piccolo orto passano la maggior parte del loro tempo sonnecchiando davanti alla tv.

Un bel giorno la signora avvelenatrice ha ricevuto una telefonata in cui le veniva molto lentamente spiegato che è risaputo ciò che sta facendo con il suo coniuge. Le è stato ripetuto che ciò è illegale e che viene costantemente osservata da una lega in difesa degli animali. Le è stato apertamente detto che se casi di avvelenamento si ripeteranno, immediatamente i carabinieri arriveranno alla sua porta.

So che si tratta solo di minacce che, ad una persona ragionevole, darebbero da pensare: perchè allora non sono già qui i carabinieri...? ma come fanno ad avere delle prove...?
Ma per una persona che sa di essere colpevole e oltretutto non è molto istruita su come funzionino le pratiche della giustizia, questo evidentemente è bastato...

Immediatamente dopo la telefonata i due vecchietti si son precipitati fuori di casa urlando in dialetto: "arrivano i carabinieri, avveleniamo i gatti, arrivano!" e si son precipitati nel capanno degli attrezzi, da cui hanno preso vari sacchi grandi e piccoli che hanno buttato nel canale di irrigazione che scorre vicino a casa loro. Dentro probabilmente c´erano veleni, esche e - a detta di alcuni - forse anche
qualche cadavere.
Non ho potuto ripescare nulla perchè il canale di irrigazione scorre immediatamente sotto un edificio, altrimenti avrei potuto ottenere finalmente delle prove.

Quello che ho ottenuto è stato probabilmete solo un inizio di infarto per entrambi,
ma soprattutto la cessazione delle morti...

Almeno momentanea...

Ma è necessario agire in modo illegale per ottenere un po' di giustizia...?

Io credo fermamente di no, ma come si può agire, senza prove e senza l'aiuto di nessuno,
di fronte a tanta ignoranza e cattiveria?
Oltretutto i veleni che hanno scaricato nel canale hanno inquinato sicuramente le acque di irrigazione che tutti usano per gli orti e i campi.

Oggi i due anziani sono (e mi dispiace dirlo senza un minimo di umanità) in cattive condizioni di salute, quindi spero che non abbiano più la possibilità di divertirsi con passatempi crudeli.

Ma chi mi dice che un altro vicino di casa, magari perchè i gatti salgono sul cofano della sua automobile, non ricominci ad avvelenare?

E´davvero una lotta difficile quella contro i bocconi avvelenati...

Ho raccontato la mia piccola storia, ma non ne vado affatto orgogliosa.

Ho agito nell´ombra come tutti gli altri, gli avvelenatori e chi non vuole esporsi a denunciarli.
Non vedevo altre soluzioni e sembrava che la sorte mi avesse premiata, visto che i casi non si sono ripetuti per molto.
Ma quest'inverno un'altra mia gatta è sparita, non l´ho trovata da nessuna parte e non posso escludere che sia stata avvelenata.

Anche per questo non vado fiera di ciò che ho fatto: non è una vittoria, chiunque potrebbe ricominciare...

O forse lo ha già fatto...


La lotta contro l´ignoranza è ben difficile da vincere.


Grazie per l´attenzione. Con affetto,

Liliana
(provincia di Torino)

(lilli@lillinet.org)

 

 


 

 

CONTRIBUTO n. 4

 

Lucia Elena Lepri (Pg)

08/01/2004

 

Caro dott. Barbi,

ho appena finito di leggere con orrore i nuovi messaggi e come sempre non posso far altro che esprimere a tutti coloro che hanno vissuto la tremenda esperienza dell'avvelenamento di un loro animale la mia comprensione, il mio abbraccio e il mio affetto.

Due mesi fa, dopo innumerevoli e-mail inviate al sindaco di Città della Pieve, mia madre è riuscita a contattarlo per telefono.
Non sto a dire tutte le parole di ovvia comprensione e dispiacere che ci ha rivolto dopo aver esposto quanto accaduto alla nostra canina e a molti altri cani della zona.
Parole scontate.
Mia madre ha infatti ricordato al nostro caro "primo cittadino" che le chiacchere, anche se ben formulate, non risolvono il problema.
Lui ha risposto che non aveva il potere giuridico di far niente.

Ovviamente l'ignoranza è una gran brutta malattia.
Trovo scandaloso che un sindaco non sia minimamente informato circa le sue competenze.
Il caro sindaco infatti non è a conoscenza della legge regionale per Toscana ed Umbria.

Due mesi fa Wolla è stata colpita da una fucilata che le ha causato la frattura di una zampina. Purtroppo il tutto è accaduto lontano dai miei occhi mentre si era allontanata nel nostro bosco per scorrazzare 10 minuti in santa pace.
Non ho chiaramente visto chi ha sparato.
Ora Wolla sta bene ma ha dovuto passare un mese e mezzo in casa.

In questi giorni abbiamo più volte contattato la guardia forestale perchè alcuni cacciatori stavano sparando molto vicino al nostro casolare, tanto vicino che più volte una pioggia di pallini è caduta sul tetto.

Due settimane fa mi sono trovata circondata da una ventina di cacciatori che, a meno di 50 metri dalla mia abitazione, si erano tranquillamente appostati per dar vita ad una battuta di caccia al cinghiale.
Stupefatta. Un campo di battaglia.
Circondata da un piccolo esercito.
Il mio ragazzo è andato subito a parlare con alcuni di questi "militari per gioco" ricordando loro che la distatnza minima è 150 metri e che se guerra doveva essere, visto l'avvelenamento e l'episodio della fucilata che ha colpito Wolla, alla fine avrebbe preso anche lui il fucile per giocare la partita ad armi pari.

Tra pochi giorni chiuderà la caccia e l'incubo dei bocconi avvelenati tornerà più di prima ad essere presente e, sebbene tutti i cacciatori con cui ho parlato affermino che sicuramente chi mette queste esche non fa parte della loro categoria, giocando a scarica barile con contadini, vicini di casa e addirittura gli animalisti (che, a sentir loro, metterebbero i bocconi per far ricadere la colpa sui cacciatori e quindi per attirare verso questi le inimicizie della popolazione o addirittura per eliminare gli stessi cani da caccia... - mi permetto di dire che casomai questi citati fantomatici animalisti, se il termine animalista è da questi geni cacciatori ben compreso, potrebbero cercare di sparare a loro e non di far fuori degli animali...).
Stranamente in tutti i mesi in cui i cacciatori scorrazzavano liberi e felici non è stato denunciato nessun caso di avvelenamento nella zona. Chissà perchè?!?

Nella speranza di sentirla presto, le invio i miei più cari saluti.

Lucia Elena Lepri

(wolla77@libero.it)






 

 

 

CONTRIBUTO n. 3

 

Lucia Elena Lepri (Pg)

23/07/2003


Caro dott. Barbi,

ho letto gli ultimi messaggi inviati al sito.

Non sopporto il sentimento di impotenza che mi pervade quando leggo nuove notizie di scempi del genere.
Impotenza che non mi è propria ma che nasce dall'inerzia altrui.
Ho letto di tutte le denunce che sono state fatte e ho visto che nessuno ha avuto la gioia di vedere che giustizia è stata fatta.

E' molto di moda in questo periodo la parola "pacifismo", moltissime sono le bandiere arcobaleno che sventolano dalle finestre, e molti sono quelli che giustamente dicono no alle guerre.
Bene.

Voglio però ricordare a tutti che la guerra non è solo quella che si mette in atto con le armi, la guerra non è solo quella di cui si parla alla televisione, la guerra è anche quell'azione clandestina e impunita che fa vittime sacrificali che solo pochi piangono, quella che nel nostro paese dilania i cuori di centinaia e centinaia di persone che perdono dei "familiari" senza che per questo venga mosso un dito.

La guerra è anche quella fatta di grida silenziose di esseri innocenti che muoiono tra le nostre braccia senza avere glorie e onori.

La morte è il prezzo che loro pagano per essere nostri fedeli compagni di passeggiate, di bagni o di semplici giochi in giardino.

Se facciamo un elenco dei nomi di tutti gli animali che sono stati uccisi da "bombe" al veleno,
non saremmo forse di fronte ad un "bollettino di guerra"?

Allora quello che io dico è questo: è giusto volere la pace per le guerre che si combattono fra uomini,
ma è anche giusto combattere la guerra che silenziosa e vigliacca perdura incontrollata e inascoltata all'interno di quello che è considerato un paese "in pace".

Non sarebbe possibile organizzare un incontro tra le persone che hanno scritto per cercare, tutti insieme,
di fare qualcosa per fermare queste nefandezze?
Ognuno potrebbe esprimere le sue idee e forse qualche idea potrebbe essere proposta a chi avrebbe il dovere di intervenire.

Da bambina mi dicevano che l'unione fa la forza, mi piacerebbe crederci!

Cordiali saluti
Lucia Elena Lepri

(wolla77@libero.it)

 


 

 

CONTRIBUTO n. 2

 

Lucia Elena Lepri (Pg)

27/04/2003

 


Caro dott. Barbi,

sono stata veramente felice di vedere le novità del sito, e molto triste nel leggere i nuovi messaggi.

Volevo informare tutti che nel giornale "il corriere dell'Umbria" è uscito, un pò di tempo fà, un articolo drammatico nel quale si denunciava la strage di cani che sta avvenendo a San Sepolcro per mezzo di esche avvelenate presenti anche nei prati fuori le mura.

Nel giornale "Prima Pagina" di Chiusi (Si), al quale avevo inviato la mia lettera, a Marzo si è parlato di altri casi di cani morti sempre a causa di bocconi avvelenati.

L'opinione pubblica, se dovutamente informata e stimolata, ne parla, le associazioni animaliste ne parlano, le leggi contro simili crudeltà ci sono, gli organi competenti al controllo ci sarebbero, e allora io mi domando perchè ancora quando si denuncia un caso del genere la comprensione è tanta ma l'azione poca?
perchè le autorità giudiziarie informate del fatto non si adoperano per stimolare il Comune e la Forestale per fare in modo che siano intensificati i controlli almeno nelle aree dove questi fenomeni si sono verificati?

Solo una risposta mi so dare: non importa niente a nessuno!

A nessuno tranne a tutti coloro che condividono i nostri sentimenti, tranne a tutti coloro che leggendo i messaggi su questo sito non riescono a trattenere le lacrime, tutti coloro che leggono il linguaggio universale dell'amore verso essere indifesi
che altro non fanno nella vita che darci gioia e amore.

A Marzo ho scritto al sindaco di Città della Pieve per informarlo che nel suo Comune si sono verificati casi di avvelenamento, l'esimio signor sindaco neanche si è degnato di rispondermi, ho aspettato un mese, e adesso è venuto il tempo che io guardi in faccia questa persona, il caro "primo cittadino" (se è così il primo, figuriamoci i "secondi").

Adesso mi trovo a Siena e penso di tornare a Città della Pieve fra due settimane e la prima cosa che farò sarà quella di parlare con il sindaco, anche in un bar se lo trovassi là.

Tanti saluti e a presto

Lucia Elena

(wolla77@libero.it)

 

 


 

 

CONTRIBUTO n. 1

 

Lucia Elena Lepri (Pg)

16/03/2003

 

Caro sig. Barbi

le scrivo perché ho bisogno di comunicare a qualcuno, che sia in grado di poter capire, che cosa vuol dire vergognarsi di appartenere al genere umano. Di appartenere alla stessa razza di coloro che non si fanno scrupolo di mettere nei boschi bocconi avvelenati per uccidere tassi, volpi, faine, donnole e qualsiasi altro animale che inconsapevolmente spinto dalla fame o dalla semplice curiosità possa inghiottire una di queste bombe.

E perché tutto questo? Per difendere una proprietà e un diritto che questi animali non sono in grado di riconoscere all'uomo, una proprietà e un diritto che essi violano o ledono senza colpa, o meglio ancora senza consapevolezza, perché l'unico territorio che essi sono in grado per istinto di riconoscere e difendere è il loro e quello degli animali simili a loro, e per farlo raramente arrivano ad uccidere.

Che cosa ne penserebbe un contadino se venisse ucciso perché una volpe ha deciso quel giorno che l'insalata piantata in quel punto si trova nel suo territorio? Chi è l'uomo per decidere che da quel momento in poi, semplicemente perché ha acquistato una proprietà, questo suo diritto valga anche nei confronti degli animali? ha forse chiesto: - signora volpe è d'accor do che io acquisti questi terreno? E signor tasso lei è d'accordo? E lei signora faina? -

Perché poi un qualsiasi proprietario di un pollaio o qualche cacciatore decide di mettere del veleno? Per difendere forse ciò che ama o chi ama? No. Per rivendicare il suo diritto ad uccidere lui quel pollo, quella gallina o quel fagiano! Per fare in modo che nessun altro possa farlo al posto suo!

E l'altro chi è? Un essere che certamente non può recarsi ad un supermercato o da un macellaio, ma che ha biso gno di conquistarsi il boccone "sul campo"! Un contadino non avrebbe forse altri modi per difendere la sua proprietà? Non potrebbe questo intelligentissimo contadino migliorare la sua recinzione? No, perché è un uomo e l'uomo è la bestia che uccide per crudeltà e non per necessità! Sarebbe come se io per difendere la mia casa un bel giorno decidessi di piazzare delle mine antiuomo? Per vera necessità? No, per semplice prevenzione, perché preferisco fregare che essere fregata, ah ah perché io sono furba, e "a me nessuna mi frega!!".

Il 22 febbraio '03 mi trovavo a passeggiare in un bosco con i miei cani e vedo che il mio dalmata si ferma a mangiare qualcosa. Non prestando inizialmente molta attenzione all'accaduto e non per menefreghismo ma perchè la mia canina va purtroppo ghiotta di escrementi di lepre, dico purtroppo perché le leccate alla cacca non sono il massimo per me. Tornata a casa mentre i miei cani continuavano a giocare nel tappeto di fronte al camino, improvvisamente la mia canina è stata presa da una crisi che sul momento mi sembrò molto simile ad una crisi epilettica.

Presa dal terrore metto la mia canina in macchina e mi dirigo a casa del mio ragazzo il quale, vedendo lo stato confusionale in cui mi trovavo, si mette al volante e insieme ci precipitiamo dal veterinario della zona, il quale appena vede uno dei suoi attacchi subito dice che era stata avvelenata con della stricnina e che le crisi che lei aveva erano crisi tetaniche, che si scatenavano ad ogni minimo rumore o movimento.

Il panico, il dolore, la morte nel cuore.

Il veterinario mi dice con estrema dolcezza che difficilmente si sarebbe salvata. Non potevo credere che finisse tutto lì, non potevo credere che quello sarebbe stato l'ultimo giorno che avrei visto quello splendido musino che avevo visto per sei interi anni, tutti i giorni, non potevo credere che avrei perso il mio amore così, per la crudeltà dei miei sporchi simili, non volevo credere di aver perso così la mia compagna di vita.

Mia madre, medico, quel giorno si trovava a fare la guardia medica e subito, appresa la notizia, si precipita dal veterinario. Mia madre ama questa canina come fosse un'altra figlia. Pregavo il veterinario che la salvasse, lo pregavo che facesse qualcosa, pregavo di non abbandonarci. E così ha fatto, con un amore, con una cura, con una partecipazione che non credo siano ravvisabili in chiunque svolga la sua professione. Il dottore ha fatto tutto ciò che la medicina gli dava la possibilità di fare e ci disse che però l'unico che fosse in grado di salvarla era solo Dio.

Per tre lunghi giorni e tre notti abbiamo vegliato la nostra creatura, senza far rumore, al buio, in silenzio. E Dio ci ha guardate e ha deciso che quello non fosse il momento per Wolla di dover morire. Dio e l'amore, mio, di mia madre, del mio ragazzo, del veterinario, della fidanzata di questo e di tutte le persone che hanno pregato per lei, l'hanno salvata.

Un miracolo hanno detto tutti i veterinari ai quali abbiamo raccontato questa esperienza. Adesso, mentre scrivo Wolla è qui sul divano accanto a me, e tutte le volte che guardo i suoi occhi ringrazio Dio di aver salvato la vita anche a noi.

Noi siamo state fortunate ma non tutti lo sono e allora il mio abbraccio e il mio pensiero va a tutti quegli animali, che sono morti così, e a tutte quelle persone che hanno perso i loro compagni di vita così.

Ma con amore ancora più grande il mio pensiero va a tutti quei poveri animali selvatici che muoiono da soli, con gli occhi al cielo, senza avere accanto nessuno che li accompagni per mano incontro alla morte, e a questi animali vorrei dire che desidererei essere lì per chiedere loro perdono per quello che i miei simili fanno, per dire loro che li amo e che tutte le volte che uno di loro muore il mio grido di dolore si alza in cielo con loro.

 

Lucia Elena Lepri (Pg)

(wolla77@libero.it)

 

 


 

 

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