FORUM:
DIBATTITO
ED APPROFONDIMENTO

In
questa area presenteremo, di volta in volta, il contributo libero di tutti
coloro
che sentono il bisogno di dibattere ed approfondire le tante facce
che compongono questo inquietante e drammatico fenomeno.
Questo
è anche uno spazio a disposizione di tutti coloro che hanno subito
l'insulto infame dell'uccisione
di uno o più esseri amati - che erano parte della loro vita - e che
non intendono rassegnarsi
con accettazione passiva a questo orrendo comportamento criminale, ormai così
diffuso.
Il
primo contributo che apre questo FORUM è quello contenuto nel messaggio
inviatoci da Lucia Elena Lepri il 16/3/2003 (messaggio n. 200).
Da Lucia Elena,
con la quale abbiamo stabilito un rapporto di stima e di amicizia, ci attendiamo
presto nuovi contributi e stimoli alla discussione.
Tutti
coloro che volessero prendere parte a questo dibattito,
a proposito di quanto affermato da Lucia Elena,
oppure con altri contributi nuovi,
SONO
PREGATI DI INVIARE UNA E-MAIL AL NOSTRO SOLITO INDIRIZZO
SPECIFICANDO NEL SOGGETTO:
"SPAZIO FORUM"
CONTRIBUTO n. 9
Sara
(Verona)
01/06/2006
L’ inverno appena trascorso è stato molto duro.
Faceva molto freddo. In quel 18 gennaio c’era aria di neve.
Poi il sole in inverno sorge tardi la mattina e il buio arriva presto già
nel pomeriggio.
La mia casa si trova in una zona molto isolata: una piccolissima contrada
di collina quasi disabitata circondata da frutteti e boschi. Molti mi hanno
detto che sono matta ad abitarci, ma io credo che tutti siamo un po’
matti, anzi, siamo diversi ed è bello essere liberi di poterlo esprimere.
Comunque non ero proprio sola soletta….con
me abitava Frugo il mio cane, caro amico e “difensore”.
Quel giorno alle cinque ormai era buio; ero partita a piedi con Frugo per
la strada sterrata che scendendo in 20 minuti porta al paese dove avevo un
appuntamento. A me piace camminare perciò approfitto di questi piccoli
spostamenti per fare delle passeggiate.
La stagione della caccia stava per finire e l’atmosfera era già
un po’ più tranquilla: il posto dove abito essendo molto isolato
e terra di confine tra vari comuni lascia ai cacciatori veramente libertà
di sbizzarrirsi in tutti i modi.
Dopo circa 10 minuti di discesa al buio intravidi poco più avanti a
me il mio cane muoversi in maniera strana. Avvicinandomi mi accorsi che Frugo
era sdraiato a terra e agitava le zampe come se stesse correndo, tutti i suoi
muscoli erano molto rigidi e si muovevano a scatti violenti, non avevo mai
visto una cosa simile.
Dopo qualche secondo si rialzò
in piedi, ma evidentemente non riusciva a controllare il suo corpo, sembrava
impazzito. I suoi occhi erano sbarrati, io lo chiamavo, ma sembrava non mi
sentisse, era spaventato, come se non comprendesse cosa gli stava succedendo.
Con pochi scatti si spostava qua e là, provavo a prenderlo, ma non
si fidava nemmeno di me; era terrorizzato. Il suo corpo era incontrollabile.
All’improvviso non lo vidi più. Restai nel silenzio del buio
immobile per cercare di percepire qualche fruscio che potesse farmi capire
la direzione in cui Frugo era scappato. Proprio in quel momento cominciò
a nevicare e rimasi completamente smarrita sotto i fiocchi di neve.
Immaginavo cosa potesse essere successo….
Cercai Frugo nelle vicinanze, lo
chiamavo sforzandomi di trattenere le lacrime poi mi sedevo per terra e aspettavo
confusa. Sapevo che stava soffrendo enormemente in quei momenti e chissà
per quanto tempo avrebbe dovuto sopportare quel dolore atroce, ma sapevo anche
che io non avrei potuto fare nulla per salvarlo.
Sentii un breve pianto in lontananza…poi di nuovo silenzio; il cuore
mi scoppiava nel petto.
Me ne tornai a casa con passo lento,
piangendo, non volevo credere…
Nei giorni seguenti cercai il suo corpo tra i ciliegi e gli olivi coperti
di neve.
Lo trovai a 300 metri da dove l’avevo visto stare male al margine di
una strada a valle.
Aveva ancora la bava alla bocca e gli occhi sbarrati dal dolore.
Lo seppellii.
Frugo aveva tre anni, era un cane di media taglia, nero,
con una mascherina marrone intorno agli occhi: occhi innocenti e dolcissimi.
Avevo avvisato alcune famiglie in paese:”state molto attenti!”
Qualche giorno dopo seppi che anche
il cagnone nero che spesso faceva la strada con me e Frugo fino a casa era
stato avvelenato.
Poco dopo seppi di un altro cane morto nelle vicinanze del paese.
Nel giro di alcuni giorni scoppiarono altri casi anche in contrade lontane
e a valle.
Morì il gatto di un bravo signore che conosco, era la sua unica compagnia.
Morì la cagnolina di un vecchietto mentre passeggiava proprio nel campo
dietro casa mia.
Fu avvelenato anche il cucciolo di un cacciatore… il tutto nel giro
di pochi giorni.
Un pomeriggio trovai un gatto rosso morto a fianco della strada sterrata che
porta alla mia contrada, lo seppellii.
E poco dopo seppi che anche il gattone nero selvatico che raramente riuscivo
ad avvicinare era morto nel campo avvelenato.
Questi sono i casi da me conosciuti avvenuti tutti in questo piccolo paese:
cani, gatti che conoscevo.
Ma la mia storia purtroppo non
finisce qui.
Il 25 aprile ero a casa. Avevo un cucciolo di soli cinque mesi con me. Dal
pelo bianco e rosso, era stato chiamato Boris. Era destinato ad essere ucciso
dal padrone se qualcuno non lo avesse portato via al più presto ed
io avevo deciso di tenerlo con me fino a quando non avessi trovato una soluzione
per lui.
Il terribile pericolo dei bocconi avvelenati sembrava finito, ma facevo in modo che Boris non si allontanasse dalla contrada e spesso lo portavo in città dai miei genitori.
Quella mattina Boris giocava davanti alla porta di casa, lo vidi mangiare un frammento scuro e duro simile ad un pezzo di corteccia… troppo tardi capii che era la vecchia carogna di un animale morto per aver mangiato un boccone avvelenato.
Dopo dieci minuti cominciò
ad avere le convulsioni come aveva avuto Frugo.
Stavolta riuscii a prenderlo (era piccolo piccolo) e lo portai in casa per
provare a dargli del sale e acqua per farlo vomitare, ma invano. Si dimenava
così tanto che mi fece parecchi buchi coi denti nella mano. Da quando
si stese a terra non si alzò più, ebbe convulsioni continue
simili ad attacchi epilettici.
Si lamentava emettendo versi agonizzanti, combatteva nervosamente, per qualche
secondo sembrava assente, ansimava, e poi subito i suoi muscoli tornavano
ad essere rigidi e incontrollati.
Per più di un’ora
ha sofferto così… un cucciolo di appena cinque mesi.
Un'agonia da non augurare a nessuno.
Io sono rimasta a guardarlo impotente, piangendo, aspettando che finisse di
soffrire.
Se ne fossi stata capace lo avrei ucciso io. Era un cuccioletto molto intelligente
e simpatico, faceva sorridere tutti; nonostante avesse solo cinque mesi posso
giurare che ha combattuto per sopravvivere con tutta la grinta che aveva,
ma il veleno non lascia possibilità.
Per me non è affatto facile
trovare le parole per scrivere questa storia. Vorrei quasi poter essere insensibile
come certa gente e superare il dolore che ancora mi porto dentro.
Ma credo sia giusto sforzarmi ed esprimere tutto quello che ho vissuto
sperando che qualcuno capisca cosa vuol dire avere un briciolo di cuore.
Sara
(Verona)
(sariosca@yahoo.it)
CONTRIBUTO n.8
Marco (Conegliano, Treviso)
12/06/2006
La mia Penny, una bassottina meticcia di due anni,
è stata uccisa con alcuni bocconi contenenti "metaldeide"
un potente antilumache usato in agricoltura. Non vi racconto i due giorni
di agonia che l'hanno portata alla morte e nemmeno tutti gli sforzi che l'equipe
medica della Clinica Veterinaria di Conegliano, ha fatto per poterla salvare.
Nella zona dove risiedo (come affittuario) ci sono molte villette con il loro
bravo cagnolino nel giardino che corre felice. Solo a me è capitata
questa sventura, un atto mirato? Una stupida vendetta di pseudo-vicini? Non
l'ho ancora scoperto dopo due anni dal fattaccio.
Qui non mi conosce nessuno, tra l'altro, esco presto il mattino e rientro tardi la sera (quando c'era, la Penny era sempre con me, in auto e in ufficio, per cui non poteva nemmeno lei infastidire nessuno).
Ho denunciato il fatto ai Carabinieri,
il Maresciallo comandante della stazione ha raccolto la mia denuncia con un
sorriso ebete che ha scatenato la mia ira, bene, quel giorno ho rischiato
di uscire dalla caserma con una denuncia per offesa a pubblico ufficiale,
e poi uno non si deve incazzare.
Comunque sto indagando per conto
mio, e se dovessi trovare io i responsabili dell'assassinio della mia Penny,
il mio sguardo sarà quello della tigre, non certo quello da ebete di
chi sapete.
Un saluto a tutti.
Marco.
(provincia di Treviso)
CONTRIBUTO n. 7
Paola
(Chievo, Verona)
12/06/2006
Cari amici,
spero che la mia testimonianza e quella che scriverà Corinne, alla
quale sono estremente grata per avermi appoggiata e consigliata nell'approccio
in questa battaglia, possa servire anche a voi e possa essere uno stimolo
e un incentivo per unirvi a noi nella lotta contro questa ignobile barbarie.
Il 16 maggio 2005
moriva Nash dopo 15 minuti di terribile agonia, la mattina
seguente lo seguiva Olivia una boxerina di 7 mesi sua amica
del cuore con la quale era insieme a correre
in un prato al Chievo 3 minuti da Verona.
Io e mio figlio cercavamo di tenergli
la bocca aperta convinti fossero crisi epilettiche.
Mai avrei immaginato un orrore simile.
Nash si dimenava e involontariamente ha graffiato mio figlio di 16 anni. Il
risultato? Ho lasciato là Nash senza vita sul lettino dell'ambulatorio,
Olivia intubata e sono corsa al pronto soccorso perchè a mio figlio
gli si era gonfiato il braccio e si sentiva male.
Ho passato una notte d'inferno, era un incubo.
All'ospedale hanno contattato il
centro antiveleni di Pavia e ci hanno trattenuto fino al
giorno dopo.
Mio figlio fisicamente l'ha scampata ma nel cuore ha subito una ferita profonda,
perchè s'è visto svanire il sogno che cullava fin da quando
era piccolo, in modo così atroce. Era il suo Amico del cuore...
alle 8 è arrivata la notizia che Olivia non ce l 'aveva fatta...
Volevamo seppellirli insieme, amici com'erano, ma Nash ce l'hanno sequestrato
perchè avendo"morso"... mio figlio dovevano fargli l'esame
per la rabbia e così non ce l'hanno più ridato.
Tornassi indietro non glielo
lascerei.
Io da quel giorno non ho mai smesso di indagare e di pensare a cosa poter
fare. Con la scusa di comprare uova ecc sono andata dai contadini della zona,
ho fatto denuncia alla forestale dove ho trovato una degna persona che aveva
subito lo stesso scempio e che da allora tuttora sta indagando e collaborando.
Poi un giorno sono andata su internet e ho cominciato a documentarmi il più
possibile. Ho trovato sulla rassegna stampa della mia città tutti i
casi di avvelenamento, allora ho cercato gli indirizzi e ho contattato tutti.
Qualcuno si è tirato indietro
per paura (dico bene: PAURA!), MA LA MAGGIOR PARTE HA ADERITO!
Ci siamo ritrovati non pensate che sia stupida ma ho chiesto a Nash ed Oly
di aiutarmi e loro lo hanno fatto!! Hanno aderito in 15 ed abbiamo formato
un comitato.
Abbiamo avuto la fortuna di trovare Maria Luisa un sindaco assessore provinciale
(fatalità anche lei colpita!) che ci sta aiutando tantissimo.
Anche i giornalisti sono dalla nostra ed ora si è unita anche la protezione civile (stessa sventura).
I comitati della Toscana che da
10 anni lottano, ci sono stati di grande aiuto con materiale e suggerìmenti.
Sono cominciate a pervenirci le segnalazioni e stiamo stilando la bozza di
una legge regionale.
Sempre coi comitati Umbria Toscana abbiamo scritto a striscia la notizia ma
per ora tutto tace.
Ora stiamo cercando più persone possibili che si iscrivano al comitato
in modo da fare numero.
La nostra politica è moltiplicarci!!
Attivatevi anche voi!
Se l'Italia comincia A MUOVERSI verrà il giorno che le istituzioni
non potranno più ignorare il problema!!
Io e Corinne vi diamo tutta l'assistenza possibile.
Possiamo inviarvi fax simili di volantini da distribuire, bozze di comitato,
suggerimenti, quello che serve per attivarvi.
Basta poco, tanta buona volontà,
e forza d'animo che ci danno loro col ricordo che hanno lasciato!!
Per qualsiasi chiarimento sono a vostra disposizione
Un abbraccio Paola
CONTRIBUTO n. 6
Emiliano (Firenze)
14/09/2005
Salve, sono un ragazzo di 22 anni e scrivo da Firenze.
Mi sono trovato a visitare questo sito e a leggere molti di questi messaggi
che mi hanno fatto riflettere
e soffrire...
Anche io ho un cane di 10 mesi che é praticamente la mia vita.
Volevo solo dire a tutte quelle persone che hanno sofferto e che tutt'ora soffrono per la perdita dei loro amici a quattro zampe che mi dispiace per loro e che se anche non li conosco, sono vicino alla loro sofferenza e di farsi forza anche se credo che sia davvero un impresa difficilissima.
A quei carnefici che arrivano a tanto volevo solo dire che spero che la vita non gli riservi altro che dolori e sofferenze, perchè è questo che meritano.
Ma non ci sono parole per descrivere tutto cio' che vorrei dire. Ma se davvero qualcuno da lassu' ci osserva, spero che provveda a punirli nel giusto modo.
Grazie e scusate lo sfogo.
Ciao a tutti, Emiliano.
Emiliano (Firenze)
(memosfv@inwind.it)
CONTRIBUTO n. 5
Liliana
(dalla Provincia di Torino)
16/03/2004
Per Amelia, Robo e tutti gli altri
Complimenti per il sito.
E´ tristemente ricco di immagini che chi ha vissuto l´esperienza
di vedere il proprio animale preda delle convulsioni, oppure l´ha sentito
spirare fra le proprie braccia, non vorrebbe più vedere.
Eppure c´è ancora chi avvelena e vorrei raccontare brevemente
la mia storia perchè anche i miei due gatti, Amelia e Robo (ma anche
Dolfa, Cruno e Tomo) non vengano dimenticati.
Sono morti dopo lunghe sofferenze.
Robo, un gattone nero di 6 kg, ce l´ha fatta una volta, ma la seconda
è spirato perchè il suo fegato era stato troppo danneggiato
dal primo avvelenenamento. Amelia
invece era ormai troppo invasa dal veleno quando si son mostrati i sintomi,
perchè il veterinario la potesse salvare.
Veleni diversi, con effetto a breve o lungo termine, ma entrambi letali.
Le mie sensazioni sono un misto tra rabbia per i colpevoli e delusione per
la rete di omertà che si crea intorno a loro e impedisce di incriminarli.
Vivo in un piccolo paese dove tutti si conoscono e alla lontana sono parenti,
molti anziani e contadini. La mia casa come altre non ha recinzioni, i gatti
(ma anche i cani e i polli) hanno tutta la libertà di
girare per i cortili e tra prati e campi.
Quando i miei gatti (ma anche altri) sono stati avvelenati, c´è
stato un moto generale di indignazione tra i proprietari; abbiamo affisso
manifesti di protesta con evidenziate le punizioni a cui vanno incontro gli
avvelenatori, ma niente è servito.
Un po' di calma, ma presto altri
casi...
Apertamente tutti indignati.
Poi, tra una chiacchiera e l´altra, attraverso un giro del tipo "
X mi ha detto che Y le ha detto che Z..., ma non dire che son stato io a dirlo...",
sono risalita ai colpevoli.
Anziani ultraottantenni che quasi
non si reggono in piedi, marito e moglie senza figli con uno stuolo di "amici"
che li ricoprono di regali sperando nell´eredità.
Ebbene, questi signori esponevano, all´interno della loro proprietà,
piattini prelibati per tutti gli animali affamati della borgata. Di sera colmi,
al mattino nascosti e ririempiti, se necessario.
Perchè?
Per pura cattiveria... Secondo alcune voci sarebbe una vendetta contro i gatti
ladri che mangiano la loro carne... loro infatti d'inverno tengono il cibo
sul davanzale della finestra, in modo da risparmiare
elettricità per il frigorifero.
Questo solo per descrivere di che
razza di individui si tratta...
ed in ogni caso non hanno scrupoli quando si tratta di aprire il portafoglio
per veleni e carne trita!
Vista la rete di omertà non son riuscita a smuovere nessuno a denunciare,
e nemmeno a fotografare o cogliere sul fatto i due vecchietti.
E´davvero triste, sembra
che anche chi ha animali domestici, ma non è stato toccato direttamente
dagli avvelenamenti, non sia interessato e non voglia grane.
Inoltre molte famiglie non hanno il minimo interesse per la cura degli animali;
sebbene gentili e disponibili, per loro il cane deve fare "la vita da
cane" e se sentono parlare di veterinari non porgono più attenzione.
Così, impossibilitata a seguire le vie legali della denuncia, priva
di testimoni e prove, mi son ritrovata ad agire in prima persona in vie...
poco legali.
Ho osservato bene i colpevoli e ciò che più mi ha spinta ad
agire come ho agito è stata la loro assoluta ignoranza. Non voglio
qui generalizzare nè ho intenzione di offendere le persone anziane.
Mi riferisco soltanto alle 2 incriminate, che oltre a coltivare un piccolo
orto passano la maggior parte del loro tempo sonnecchiando davanti alla tv.
Un bel giorno la signora avvelenatrice ha ricevuto una telefonata in cui le
veniva molto lentamente spiegato che è risaputo ciò che sta
facendo con il suo coniuge. Le è stato ripetuto che ciò è
illegale e che viene costantemente osservata da una lega in difesa degli animali.
Le è stato apertamente detto che se casi di avvelenamento si ripeteranno,
immediatamente i carabinieri arriveranno alla sua porta.
So che si tratta solo di minacce che, ad una persona ragionevole, darebbero
da pensare: perchè allora non sono già qui i carabinieri...?
ma come fanno ad avere delle prove...?
Ma per una persona che sa di essere colpevole e oltretutto non è molto
istruita su come funzionino le pratiche della giustizia, questo evidentemente
è bastato...
Immediatamente dopo la telefonata i due vecchietti si son precipitati fuori
di casa urlando in dialetto: "arrivano i carabinieri, avveleniamo i gatti,
arrivano!" e si son precipitati nel capanno degli attrezzi, da cui hanno
preso vari sacchi grandi e piccoli che hanno buttato nel canale di irrigazione
che scorre vicino a casa loro. Dentro probabilmente c´erano veleni,
esche e - a detta di alcuni - forse anche
qualche cadavere. Non ho
potuto ripescare nulla perchè il canale di irrigazione scorre immediatamente
sotto un edificio, altrimenti avrei potuto ottenere finalmente delle prove.
Quello che ho ottenuto è stato probabilmete solo un inizio di infarto
per entrambi,
ma soprattutto la cessazione delle morti...
Almeno momentanea...
Ma è
necessario agire in modo illegale per ottenere un po' di giustizia...?
Io credo fermamente di no, ma come si può agire, senza prove e senza
l'aiuto di nessuno,
di fronte a tanta ignoranza e cattiveria?
Oltretutto i veleni che hanno scaricato nel canale hanno inquinato sicuramente
le acque di irrigazione che tutti usano per gli orti e i campi.
Oggi i due anziani sono (e mi dispiace dirlo senza un minimo di umanità)
in cattive condizioni di salute, quindi spero che non abbiano più la
possibilità di divertirsi con passatempi crudeli.
Ma chi mi dice che un altro vicino di casa, magari perchè i gatti salgono
sul cofano della sua automobile, non ricominci ad avvelenare?
E´davvero una lotta difficile quella contro i bocconi avvelenati...
Ho raccontato la mia piccola storia, ma non ne vado affatto orgogliosa.
Ho agito nell´ombra come tutti gli altri, gli avvelenatori e chi non
vuole esporsi a denunciarli.
Non vedevo altre soluzioni e sembrava che la sorte mi avesse premiata, visto
che i casi non si sono ripetuti per molto.
Ma quest'inverno un'altra mia gatta è sparita, non l´ho trovata
da nessuna parte e non posso escludere che sia stata avvelenata.
Anche per questo non vado fiera di ciò che ho fatto: non è una
vittoria, chiunque potrebbe ricominciare...
O forse lo ha già fatto...
La lotta contro l´ignoranza è ben difficile da vincere.
Grazie per l´attenzione. Con affetto,
Liliana
(provincia di Torino)
(lilli@lillinet.org)
CONTRIBUTO n. 4
Lucia Elena Lepri (Pg)
08/01/2004
Caro dott. Barbi,
ho appena finito di leggere con orrore i nuovi messaggi e come sempre non
posso far altro che esprimere a tutti coloro che hanno vissuto la tremenda
esperienza dell'avvelenamento di un loro animale la mia comprensione, il mio
abbraccio e il mio affetto.
Due mesi fa, dopo innumerevoli e-mail inviate al sindaco di Città della
Pieve, mia madre è riuscita a contattarlo per telefono.
Non sto a dire tutte le parole di ovvia comprensione e dispiacere che ci ha
rivolto dopo aver esposto quanto accaduto alla nostra canina e a molti altri
cani della zona.
Parole scontate.
Mia madre ha infatti ricordato al nostro caro "primo cittadino"
che le chiacchere, anche se ben formulate, non risolvono il problema.
Lui ha risposto che non aveva il potere giuridico di far niente.
Ovviamente l'ignoranza è
una gran brutta malattia.
Trovo scandaloso che un sindaco non sia minimamente informato circa le sue
competenze.
Il caro sindaco infatti non è a conoscenza della legge regionale per
Toscana ed Umbria.
Due mesi fa Wolla è stata colpita da una fucilata che le ha causato
la frattura di una zampina. Purtroppo il tutto è accaduto lontano dai
miei occhi mentre si era allontanata nel nostro bosco per scorrazzare 10 minuti
in santa pace.
Non ho chiaramente visto chi ha sparato.
Ora Wolla sta bene ma ha dovuto passare un mese e mezzo in casa.
In questi giorni abbiamo più volte contattato la guardia forestale
perchè alcuni cacciatori stavano sparando molto vicino al nostro casolare,
tanto vicino che più volte una pioggia di pallini è caduta sul
tetto.
Due settimane fa mi sono trovata circondata da una ventina di cacciatori che,
a meno di 50 metri dalla mia abitazione, si erano tranquillamente appostati
per dar vita ad una battuta di caccia al cinghiale.
Stupefatta. Un campo di battaglia.
Circondata da un piccolo esercito.
Il mio ragazzo è andato subito a parlare con alcuni di questi "militari
per gioco" ricordando loro che la distatnza minima è 150 metri
e che se guerra doveva essere, visto l'avvelenamento e l'episodio della fucilata
che ha colpito Wolla, alla fine avrebbe preso anche lui il fucile per giocare
la partita ad armi pari.
Tra pochi giorni chiuderà
la caccia e l'incubo dei bocconi avvelenati tornerà più di prima
ad essere presente e, sebbene tutti i cacciatori con cui ho parlato affermino
che sicuramente chi mette queste esche non fa parte della loro categoria,
giocando a scarica barile con contadini, vicini di casa e addirittura gli
animalisti (che, a sentir loro, metterebbero i bocconi per far ricadere la
colpa sui cacciatori e quindi per attirare verso questi le inimicizie della
popolazione o addirittura per eliminare gli stessi cani da caccia... - mi
permetto di dire che casomai questi citati fantomatici animalisti, se il termine
animalista è da questi geni cacciatori ben compreso, potrebbero cercare
di sparare a loro e non di far fuori degli animali...).
Stranamente in tutti i mesi in cui i cacciatori scorrazzavano liberi e felici
non è stato denunciato nessun caso di avvelenamento nella zona. Chissà
perchè?!?
Nella speranza di sentirla presto, le invio i miei più cari saluti.
Lucia Elena Lepri
(wolla77@libero.it)
CONTRIBUTO n. 3
Lucia Elena Lepri (Pg)
23/07/2003
Caro dott. Barbi,
ho letto gli ultimi messaggi inviati
al sito.
Non sopporto il sentimento di impotenza che mi pervade quando leggo nuove
notizie di scempi del genere.
Impotenza che non mi è propria ma che nasce dall'inerzia altrui.
Ho letto di tutte le denunce che sono state fatte e ho visto che nessuno ha
avuto la gioia di vedere che giustizia è stata fatta.
E' molto di moda in questo periodo la parola "pacifismo", moltissime
sono le bandiere arcobaleno che sventolano dalle finestre, e molti sono quelli
che giustamente dicono no alle guerre.
Bene.
Voglio però ricordare a tutti che la guerra non è solo quella
che si mette in atto con le armi, la guerra non è solo quella di cui
si parla alla televisione, la guerra è anche quell'azione clandestina
e impunita che fa vittime sacrificali che solo pochi piangono, quella che
nel nostro paese dilania i cuori di centinaia e centinaia di persone che perdono
dei "familiari" senza che per questo venga mosso un dito.
La guerra è anche quella fatta di grida silenziose di esseri innocenti
che muoiono tra le nostre braccia senza avere glorie e onori.
La morte è il prezzo che loro pagano per essere nostri fedeli compagni
di passeggiate, di bagni o di semplici giochi in giardino.
Se facciamo un elenco dei nomi di tutti gli animali che sono stati uccisi
da "bombe" al veleno,
non saremmo forse di fronte ad un "bollettino di guerra"?
Allora quello che io dico è
questo: è giusto volere la pace per le guerre che si combattono fra
uomini,
ma è anche giusto combattere la guerra che silenziosa e vigliacca perdura
incontrollata e inascoltata all'interno di quello che è considerato
un paese "in pace".
Non sarebbe possibile organizzare un incontro tra le persone che hanno scritto
per cercare, tutti insieme,
di fare qualcosa per fermare queste nefandezze?
Ognuno potrebbe esprimere le sue idee e forse qualche idea potrebbe essere
proposta a chi avrebbe il dovere di intervenire.
Da bambina mi dicevano che l'unione fa la forza, mi piacerebbe crederci!
Cordiali saluti
Lucia Elena Lepri
(wolla77@libero.it)
CONTRIBUTO n. 2
Lucia Elena Lepri (Pg)
27/04/2003
Caro dott. Barbi,
sono stata veramente felice di vedere le novità del sito, e molto triste
nel leggere i nuovi messaggi.
Volevo informare tutti che nel giornale "il corriere dell'Umbria"
è uscito, un pò di tempo fà, un articolo drammatico nel
quale si denunciava la strage di cani che sta avvenendo a San Sepolcro per
mezzo di esche avvelenate presenti anche nei prati fuori le mura.
Nel giornale "Prima Pagina" di Chiusi (Si), al quale avevo inviato
la mia lettera, a Marzo si è parlato di altri casi di cani morti sempre
a causa di bocconi avvelenati.
L'opinione pubblica, se dovutamente informata e stimolata, ne parla, le associazioni
animaliste ne parlano, le leggi contro simili crudeltà ci sono, gli
organi competenti al controllo ci sarebbero, e allora io mi domando perchè
ancora quando si denuncia un caso del genere la comprensione è tanta
ma l'azione poca?
perchè le autorità giudiziarie informate del fatto non si adoperano
per stimolare il Comune e la Forestale per fare in modo che siano intensificati
i controlli almeno nelle aree dove questi fenomeni si sono verificati?
Solo una risposta mi so dare: non importa niente a nessuno!
A nessuno tranne a tutti coloro
che condividono i nostri sentimenti, tranne a tutti coloro che leggendo i
messaggi su questo sito non riescono a trattenere le lacrime, tutti coloro
che leggono il linguaggio universale dell'amore verso essere indifesi
che altro non fanno nella vita che darci gioia e amore.
A Marzo ho scritto al sindaco di Città della Pieve per informarlo che nel suo Comune si sono verificati casi di avvelenamento, l'esimio signor sindaco neanche si è degnato di rispondermi, ho aspettato un mese, e adesso è venuto il tempo che io guardi in faccia questa persona, il caro "primo cittadino" (se è così il primo, figuriamoci i "secondi").
Adesso mi trovo a Siena e penso
di tornare a Città della Pieve fra due settimane e la prima cosa che
farò sarà quella di parlare con il sindaco, anche in un bar
se lo trovassi là.
Tanti saluti e a presto
Lucia Elena
(wolla77@libero.it)
CONTRIBUTO n. 1
Lucia Elena Lepri (Pg)
16/03/2003
Caro sig. Barbi
le scrivo perché ho bisogno di comunicare a qualcuno, che sia in grado
di poter capire, che cosa vuol dire vergognarsi di appartenere al genere umano.
Di appartenere alla stessa razza di coloro che non si fanno scrupolo di mettere
nei boschi bocconi avvelenati per uccidere tassi, volpi, faine, donnole e
qualsiasi altro animale che inconsapevolmente spinto dalla fame o dalla semplice
curiosità possa inghiottire una di queste bombe.
E perché tutto questo? Per difendere una proprietà e un diritto che questi animali non sono in grado di riconoscere all'uomo, una proprietà e un diritto che essi violano o ledono senza colpa, o meglio ancora senza consapevolezza, perché l'unico territorio che essi sono in grado per istinto di riconoscere e difendere è il loro e quello degli animali simili a loro, e per farlo raramente arrivano ad uccidere.
Che cosa ne penserebbe un contadino se venisse ucciso perché una volpe ha deciso quel giorno che l'insalata piantata in quel punto si trova nel suo territorio? Chi è l'uomo per decidere che da quel momento in poi, semplicemente perché ha acquistato una proprietà, questo suo diritto valga anche nei confronti degli animali? ha forse chiesto: - signora volpe è d'accor do che io acquisti questi terreno? E signor tasso lei è d'accordo? E lei signora faina? -
Perché poi un qualsiasi proprietario di un pollaio o qualche cacciatore decide di mettere del veleno? Per difendere forse ciò che ama o chi ama? No. Per rivendicare il suo diritto ad uccidere lui quel pollo, quella gallina o quel fagiano! Per fare in modo che nessun altro possa farlo al posto suo!
E l'altro chi è? Un essere che certamente non può recarsi ad un supermercato o da un macellaio, ma che ha biso gno di conquistarsi il boccone "sul campo"! Un contadino non avrebbe forse altri modi per difendere la sua proprietà? Non potrebbe questo intelligentissimo contadino migliorare la sua recinzione? No, perché è un uomo e l'uomo è la bestia che uccide per crudeltà e non per necessità! Sarebbe come se io per difendere la mia casa un bel giorno decidessi di piazzare delle mine antiuomo? Per vera necessità? No, per semplice prevenzione, perché preferisco fregare che essere fregata, ah ah perché io sono furba, e "a me nessuna mi frega!!".
Il 22 febbraio '03 mi trovavo a passeggiare in un bosco con i miei cani e vedo che il mio dalmata si ferma a mangiare qualcosa. Non prestando inizialmente molta attenzione all'accaduto e non per menefreghismo ma perchè la mia canina va purtroppo ghiotta di escrementi di lepre, dico purtroppo perché le leccate alla cacca non sono il massimo per me. Tornata a casa mentre i miei cani continuavano a giocare nel tappeto di fronte al camino, improvvisamente la mia canina è stata presa da una crisi che sul momento mi sembrò molto simile ad una crisi epilettica.
Presa dal terrore metto la mia canina in macchina e mi dirigo a casa del mio ragazzo il quale, vedendo lo stato confusionale in cui mi trovavo, si mette al volante e insieme ci precipitiamo dal veterinario della zona, il quale appena vede uno dei suoi attacchi subito dice che era stata avvelenata con della stricnina e che le crisi che lei aveva erano crisi tetaniche, che si scatenavano ad ogni minimo rumore o movimento.
Il panico, il dolore, la morte nel cuore.
Il veterinario mi dice con estrema dolcezza che difficilmente si sarebbe salvata. Non potevo credere che finisse tutto lì, non potevo credere che quello sarebbe stato l'ultimo giorno che avrei visto quello splendido musino che avevo visto per sei interi anni, tutti i giorni, non potevo credere che avrei perso il mio amore così, per la crudeltà dei miei sporchi simili, non volevo credere di aver perso così la mia compagna di vita.
Mia madre, medico, quel giorno si trovava a fare la guardia medica e subito, appresa la notizia, si precipita dal veterinario. Mia madre ama questa canina come fosse un'altra figlia. Pregavo il veterinario che la salvasse, lo pregavo che facesse qualcosa, pregavo di non abbandonarci. E così ha fatto, con un amore, con una cura, con una partecipazione che non credo siano ravvisabili in chiunque svolga la sua professione. Il dottore ha fatto tutto ciò che la medicina gli dava la possibilità di fare e ci disse che però l'unico che fosse in grado di salvarla era solo Dio.
Per tre lunghi giorni e tre notti abbiamo vegliato la nostra creatura, senza far rumore, al buio, in silenzio. E Dio ci ha guardate e ha deciso che quello non fosse il momento per Wolla di dover morire. Dio e l'amore, mio, di mia madre, del mio ragazzo, del veterinario, della fidanzata di questo e di tutte le persone che hanno pregato per lei, l'hanno salvata.
Un miracolo hanno detto tutti i veterinari ai quali abbiamo raccontato questa esperienza. Adesso, mentre scrivo Wolla è qui sul divano accanto a me, e tutte le volte che guardo i suoi occhi ringrazio Dio di aver salvato la vita anche a noi.
Noi siamo state fortunate ma non tutti lo sono e allora il mio abbraccio e il mio pensiero va a tutti quegli animali, che sono morti così, e a tutte quelle persone che hanno perso i loro compagni di vita così.
Ma con amore ancora più grande il mio pensiero va a tutti quei poveri animali selvatici che muoiono da soli, con gli occhi al cielo, senza avere accanto nessuno che li accompagni per mano incontro alla morte, e a questi animali vorrei dire che desidererei essere lì per chiedere loro perdono per quello che i miei simili fanno, per dire loro che li amo e che tutte le volte che uno di loro muore il mio grido di dolore si alza in cielo con loro.
Lucia Elena Lepri (Pg)
(wolla77@libero.it)